Politica

Barón Crespo e il Trattato Ue: «Quel sacrificio politico dell'Europarlamento»

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 11 dicembre 2007
Scomparso. Così appare il Parlamento nel negoziato sul nuovo Trattato Ue che i leader europei firmeranno a Lisbona il 13 dicembre. Abbiamo incontrato il suo rappresentante.

Il 13 dicembre 2007 il nuovo Trattato europeo – che sostituisce la defunta “Costituzione” – verrà firmato dai capi di Stato e di governo. Seguiranno poi le necessarie ratifiche. Ma qual è stato il ruolo del Parlamento Europeo nella Conferenza Intergovernativa che ha redatto il Trattato? Ne parliamo con lo spagnolo Enrique Barón Crespo che ha rappresentato la sua istituzione nella Conferenza.

Lei crede che nonostante la presenza di soli tre parlamentari europei, i cittadini siano stati sufficientemente rappresentati alla Conferenza, o si può parlare di un deficit democratico che potrebbe portare al suo fallimento?

Guardi, l’approvazione del nuovo Trattato europeo ha comportato un inevitabile sacrificio politico da parte del Parlamento europeo, necessario per superare la crisi del 2005 (successiva ai “No” di francesi e olandesi alla Costituzione, ndr). Ma le posso assicurare che l'Europarlamento ha un rafforzamento delle sue modalità partecipative nella Conferenza Intergovernativa del 2007.

La maggior parte dei paesi – la Francia in testa – hanno deciso di non convocare un referendum per la ratifica del nuovo Trattato. Non la considera una tendenza antidemocratica per un testo di così grande importanza per i cittadini?

I parlamentari di ogni nazione sono eletti direttamente dai cittadini, pertanto le due ratifiche del Trattato (per via parlamentare o referendaria, ndr) si possono considerare perfettamente democratiche e legittime.

Secondo lei, se verrà approvato il nuovo Trattato, il Parlamento Europeo potrà diventare un'istituzione più democratica?

Come si contemplava nella “Costituzione”, la procedura di codecisione verrà ampliata, divenendo prassi legislativa ordinaria. Con essa, il Parlamento Europeo legifererà assieme al Consiglio dei Ministri per un 95% della legislazione dell’Unione, incrementandone così la sua legittimità democratica. Il nuovo iter garantirà piena parità tra il Parlamento e il Consiglio in merito all'approvazione del budget europeo pluriannuale (verrà cioè annullata la distinzione tra spese obbligatorie e non ndr). Il Parlamento Europeo eleggerà poi il Presidente della Commissione proposto dal Consiglio Europeo rafforzandone così il suo potere. E inoltre potrà anche votare l’investitura della Commissione, tra i cui membri vi sarà anche l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri.

E, sempre in caso positivo di ratifica, quali saranno le differenze tangibili per i cittadini?

Ve ne saranno diverse. Innanzitutto il concetto di cittadinanza europea ora figura nell’articolo 8 del Trattato dell’Ue. La Carta dei Diritti Fondamentali, poi, verrà firmata il 13 dicembre 2007, diventerà giuridicamente vincolante, acquisendo lo stesso valore giuridico dei Trattati. In secondo luogo la democrazia partecipativa avrà molto più peso, in particolare mediante il diritto di iniziativa dei cittadini. In questo modo un milione di cittadini di un determinato numero di Stati membri potrà chiedere alla Commissione di adottare un’iniziativa in un determinato ambito. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto per il buon esito di questo Trattato, e siamo convinti che sia indispensabile per un buon funzionamento dell'Europa di oggi e di domani.

Senza nulla togliere al Trattato di Nizza ancora in vigore, il nuovo Trattato europeo apporta dei concreti miglioramenti. E vista la sua importanza, ci assumiamo tutta la responsabilità nel difenderlo durante il processo di ratifica in tutti gli Stati Membri.

(Foto in home page: poluz/Flickr)