Politica

Awadi: «Un'altra Africa è possibile »

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2008
Articolo pubblicato il 26 gennaio 2008
Il 38enne rapper senegalese milita in favore dell'Africa. Molti giovani francesei figli dell'immigrazione sono ancora in uno «stato di ghettizzazione» . Lo abbiamo incontrato a Dakar.

«Ho cominciato a impegnarmi politicamente verso la fine degli anni Ottanta, in concidenza con una serie di agitazioni politiche in Senegal. Il popolo chiedeva un altro sistema politico, perché il potere era chiuso e in mano a una gerontocrazia. Non riconoscendosi nella classe politica, i giovani utilizzarono la musica come mezzo di espressione per discutere della cosa pubblica. Ed è in quel momento che è stato creato il gruppo Positive Black Soul (Pbs)». Didier Awadi, pionere del rap in Africa Occidentale, ci descrive i suoi inizi: «Molti sono rimasti scioccati dal modo in cui, nelle nostre canzoni, ci ribellavamo al sistema. Ma un'intera generazione si è riconosciuta in noi». Per lui musica e militanza vanno di pari passo: «Durante elezioni del 2000 in Senegal tutti i rapper hanno votato per cambiare il governo», ricorda. In quest'occasione, infatti, il potere, per la prima volta dopo quarant'anni, è passato al Partito Democratico Senegalese. L'ex-colonia francese, indipendente dal 1960, è stata guidata per 40 anni dal Partito Socialista, prima sotto l'egida di Léopold Sédar-Senghor, poi dal suo delfino Abdou Diouf.

Rap e politica: un altro mondo è possibile

Il successo di Didier Awadi continua a crescere, in modo particolare tra i giovani dell'Africa occidentale. Nel 2002 pubblica il suo primo album da solista dal titolo Kaddu Gor (Parola d'onore). Questo lavoro gli varrà, nel 2003, il premio Musiche del Mondo di Radio France Internationale (Rfi). Nell'ottobre 2005 Awadi unisce rap e impegno politico con l'album Un autre monde est possible (Un altro mondo è possibile) in riferimento allo slogan del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, in Brasile. Awadi, presente ad ogni edizione del Forum, è stato uno dei protagonisti del primo vertice organizzato quest'anno in Africa, a Nairobi. «L’autorità che ci siamo conquistati proviene dalla fiducia che i giovani hanno riposto in noi. Attenzione però, questa fiducia va meritata», sottolinea Awadi. Si tratta di una grande responsabilità, considerando che in Africa occidentale i giovani con meno di 25 anni rappresentano oltre la metà della popolazione. Una responsabilità di cui Awadi è ben cosciente, e ne è prova il suo ultimo album. Ce ne fa scoprire qualche brano nel suo studio di Dakar, con un'espressione soddisfatta sul viso, e con la speranza che il messaggio sia nuovamente accolto dai giovani.

In Europa ne approfitto per incontrare e incoraggiare i giovani immigrati che si impegnano in azioni civiche e politiche

L’album Présidents d'Afrique (Presidenti d’Africa), previsto per gennaio 2008, accoglie i contributi di vari rapper africani, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio comune dell'Africa e il suo bisogno di unità. Dietro questo album c'è un grosso lavoro: prima di tutto nel riunire i contributi, poi per ottenere gli archivi cartacei e audiovisivi dei discorsi dei leader africani, parte integrante dei pezzi musicali. Tra gli altri, il discorso emozionante del congolese Patrice Lumumba, Primo ministro del Congo nel 1960 ed assassinato nel 1961, o del burkinabé Thomas Sankara, spesso considerato come il Che Guevara africano, assassinato nel 1983.

Non appena si evocano i rapporti tra Europa e Africa, Awadi insiste sullo «stato di ghettizzazione» in cui si trovano molti giovani francesi figli dell’immigrazione, e sulla comune natura dei problemi politici che i giovani delle due rive del Mediterraneo devono affrontare. «Per molte persone della mia generazione è più facile comprendersi oltrepassando le frontiere che ci separano. Molte volte i problemi sono gli stessi: la disoccupazione o l’ambiente, per esempio. Vado spesso in Europa, e gli incontri che ho avuto, ad esempio nei campus universitari, sono eccezionali. Ogni volta che mi esibisco in Europa ne approfitto per incontrare e incoraggiare i giovani immigrati che si impegnano in azioni civiche e politiche».

Sarkozy e Lucy

Per non correre il rischio di dedicarsi solo alla militanza occorre restare all'erta: «È davvero fondamentale non prendersi troppo sul serio, non credere di essere un nuovo Che Guevara. Le persone che ci applaudono in concerto sono là innanzitutto per la nostra musica. Molti, tra i musicisti e i rapper, hanno un ego eccessivo. Se ti prendi troppo sul serio, è facile perdere la testa e dimenticare la lotta nella quale siamo tutti impegnati».

Con il suo ultimo album, Awadi ritrova un punto d'equilibrio tra musica e politica, offrendo nuovi stimoli al rap africano e, allo stesso tempo, portanto sostegno a tutta una generazione di artisti.

«Qualcuno dice che in Africa non abbiamo il senso della storia e della memoria. Con questo album gli rinfrescheremo le idee…», dice scherzando Awadi, riferendosi al discorso del Presidente francese Nicolas Sarkozy a Dakar nel luglio 2007. L'intervento del "super presidente" fece polemica, soprattutto il passaggio in cui affermava che «il dramma dell'Africa è che l'uomo africano non è mai stato parte essenziale della storia». Awadi si affretta quindi a mostrarci uno dei video del suo album: immagini di archivio del giorno del ritrovamento di Lucy, lo scheletro scoperto in Etiopia nel 1974. Datato di circa 3,2 milioni di anni.

GUARDA IL VIDEO IN ESCLUSIVA: Didier Awadi al confine tra musica e politica

Intervista Didier Awadi Studios Sankara Dakar 24 10 2007

inviato da alexandrepolack

(Video: Alexandre Polack/ cafebabel.com)

(Foto: http://www.awadimusic.com/)