Politica

Attentato di Ankara: la bomba disumana

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 12 ottobre 2015

Tre settimane prima delle elezioni anticipate in Turchia, un attentato esplosivo ha colpito una manifestazione per la pace ad Ankara, uccidendo 97 persone. Alcuni commentatori ci vedono un complotto ordito dal partito al potere AKP, al fine di assicurarsi la maggioranza assoluta. Altri accusano l'Europa di avere una parte di responsabilità nel caos politico turco.

Un attentato che fa il gioco dell'AKP

Il presidente del partito pro-curdo HDP, Selahattin Demirtaş, ha accusato il Governo turco di essere responsabile per l'attentato ad Ankara. Un'accusa fondata, secondo il quotidiano di centrosinistra Delo: «Sembra evidente che il regime turco cerchi di seminare la paura del terrorismo tra i suoi cittadini. La nomenklatura vorrebbe riconquistare il favore degli elettori e assicurarsi la maggioranza assoluta. La Turchia ha attraversato molteplici crisi nel corso della sua storia. Nel 1970, la violenza ha quasi diviso in due il Paese. Gli anni Novanta hanno segnato il culmine della guerra contro i curdi. Successivamente è stato scoperto che tutte queste crisi portavano la firma dell'oscura rete dei servizi segreti, che hanno sempre operato obbedendo agli ordini provenienti dall'alto. Oggi, la pace in Turchia è stata di nuovo uccisa. Chi diffonde deliberatamente il caos e la violenza? L'opposizione curda ritiene di conoscere la risposta».

Da Delo Slovenia » 12/10/2015

L'Europa non ha disinnescato la bomba

L'Unione europea è direttamente interessata dagli eventi in Turchia e quindi dovrebbe essere più preoccupata per il Paese, scrive il quotidiano liberale Le Temps dopo l'attentato di Ankara: «L'Europa resta in silenzio, ha abbandonato la Turchia che non poteva affrontare da sola l'arrivo di più di due milioni di siriani. Disturbata dal vederli sbarcare sulle spiagge greche, vuole ottenere da Ankara che la Turchia se li riprenda e li tenga nel suo territorio. In cambio: noccioline! Questo "imbroglio" è inaccettabile per Ankara. L'Europa vuole che i curdi siano in prima linea contro i jihadisti, ma anche ha abbandonato anche loro. Così come ha abbandonato i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani che hanno lanciato l'allarme. Contraddizioni, politica di breve termine e paralisi, l'Europa è impantanata. Eppure, ciò che accade in Turchia ci preoccupa in prima persona ed avrà ripercussioni anche a casa nostra. Non possiamo quindi fare a meno di avere una "politica turca"».

Da Le Temps Svizzera » 11/10/2015 

Il conto alla rovescia per una guerra civile

L'attentato esplosivo di sabato avvicina più che mai la Turchia a una guerra civile, è il timore espresso dal quotidiano liberale Sme: «Erdoğan concentra un potere sufficientemente grande nelle sue mani. Le Forze dell'ordine sono sotto il suo controllo. Solo le ultime elezioni hanno momentaneamente interrotto la sua ascesa verso un potere assoluto. Nuove elezioni anticipate si ripeteranno il 1° novembre. Ma anche i curdi, per i quali il caos in Siria e Iraq lascia intravedere la creazione di un proprio Stato, hanno acquisito maggiore forza. Con il sostegno dell'Occidente, sono riusciti nella loro lotta contro l'ISIS. Per sconfiggere lo Stato islamico, l'Occidente ha bisogno del sostegno di entrambi, sia dei curdi che dei turchi. Non può permettersi di perdere uno dei suoi alleati e non sa da che parte stare. (...) Tutto questo potrebbe innescare una guerra civile. Esiste un modo più efficace di farlo che attraverso un attacco diretto al cuore della Capitale?».

Da Sme Slovacchia » 12/10/2015

Il Governo turco non si assume le proprie responsabilità

Dopo l'attentato ad Ankara di sabato, il Ministro dell'interno turco Selami Altınok ha negato qualsiasi falla in materia di sicurezza e ha escluso le dimissioni. Un atteggiamento inconcepibile secondo il quotidiano kemalista Cumhuriyet: «In ogni Paese al mondo, i Governi sono tenuti ad assumersi le proprie responsabilità quando si verifica un evento di tale portata. Ma nel nostro Paese, è quasi un delitto chiedere conto al Governo. Si arriva quasi ad accusare i morti, e nessuna autorità competente si prende le sue responsabilità. Questa tragedia è considerata praticamente alla stregua di una calamità naturale e la morte come l'inevitabile conseguenza di aver partecipato ad una manifestazione. Il Governo, così orgoglioso della sua azione, non è comunque responsabile di nulla. (...) Non avevamo mai visto una simile sfacciataggine».

Da Cumhuriyet Turchia » 12/10/2015

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