Politica

Alsazia: quando la politica parla due lingue

Article published on 28 febbraio 2008
Article published on 28 febbraio 2008
Nella regione francese al confine con la Germania, dove si pratica il bilinguismo da quasi un secolo, lo Stato aveva deciso di voltare pagina. Ma le proteste si sono levate. E ora...

Durante la campagna presidenziale del 2007, nella regione francese dell'Alsazia e nel dipartimento della Mosella, i manifesti di Nicolas Sarkozy recitavano «Ensemble tout devient possible» (“Insieme tutto diventa possibile”) ma anche «Gemeinsam wird alles möglich». Madame Royal, invece, giocando con le sottigliezze grammaticali di genere, e richiamandosi a Eva Peròn, diceva: «La France Présidente: Der Wechsel», ossia "La Francia Presidente: il cambiamento".

L’uso del bilinguismo è dovuto alla peculiarità di questa regione francese che confina con la Germania e che, nel corso dei secoli, è stata contesa dai due grandi ex nemici. Un trattamento di favore, per alcuni, che mal si giustificherebbe nel contesto di una Francia alla ricerca di un'unità nazionale coerente.

E così sono state poche righe in un box a pagina quattordici di un documento ufficiale pubblicato nel dicembre 2007, a regolamentare – molto in sordina – la questione: «Nei dipartimenti (le provincie francesi, ndr) del Basso Reno e dell'Alto Reno, e nei diciannove cantoni del dipartimento della Mosella, la possibilità di unire ad un documento in francese un secondo documento in tedesco è soppressa a partire dal primo gennaio 2008». La cosa non ha mancato di scatenare il dibattito, in una regione fortemente attaccata al proprio bilinguismo.

L'Alsazia e la Mosella sono legate, per quanto riguarda le questioni culturali, al Concordato del 1801. Ma fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno il diritto di stampare i loro documenti nelle due lingue, francese e tedesco, in occasione delle campagne elettorali, siano esse locali, regionali, nazionali o europee. Il costume, ormai consolidato da quasi un secolo, non è mai stato oggetto di legislazione, lasciando così un vuoto giuridico sulle pratiche elettorali locali.

L'articolo 2 della Costituzione francese precisa, invece, lapidario: «La lingua della Repubblica è il francese».

Il 13% della popolazione è di origine tedesca

Sembra però che qualcuno non abbia fatto i conti con le reazioni della classe politica, dai Verdi al partito regionalista Alsace d'abord (“Alsazia prima di tutto”), e con l'attaccamento comune al bilinguismo, vero cavallo di battaglia della politica locale. All'annuncio di questa decisione, nel dicembre 2007 alcuni consiglieri regionali nella sessione plenaria del Consiglio regionale dell'Alsazia hanno depositato una mozione, che si richiamava a quell'identità regionale che – storicamente, culturalmente, ma anche economicamente – si è tradotta nell’uso del bilinguismo.

Secondo Jean-Philippe Maurer, deputato dell'Ump del Basso Reno e consigliere provinciale, «questa situazione genera svariate difficoltà, quando invece (col bilinguismo, ndr) abbiamo già ottenuto, in Alsazia-Mosella, una buona gestione dell'espressione linguistica regionale».

Michèle Alliot-Marie non è della stessa opinione, soprattutto considerando che si è giustificata questa specificità locale in nome delle persone anziane che non parlano francese. Ci dice: «Bisogna considere lo sforzo che stiamo facendo in favore dello sviluppo sostenibile e del rispetto della spesa pubblica». Ma come ricorda la mozione del Consiglio regionale menzionata sopra: «I residenti nella regione di origine tedesca che votano alle elezioni europee sono molto numerosi». Secondo un censimento del 1999 sarebbero il 13% della popolazione dell'Alsazia, e sembra che la cifra sia in aumento.

Alsazia regione d'Europa?

In aggiunta a ciò, c'è un argomento che fa pesare la bilancia in favore del bilinguismo nei documenti elettorali: le elezioni municipali ed europee. Fin dal trattato di Maastricht, i cittadini europei residenti in Francia hanno il diritto di votare e di essere eletti alle municipali. Il tedesco non è più unicamente la trascrizione scritta del dialetto regionale, ma la lingua usata per indirizzarsi alla popolazione tedesca impiantata nella regione. Improvvisamente questa lingua diventa un carta importante in una regione di confine che desidera sviluppare l'“eurodistretto” di cui fa parte e connotarlo fortemente da un punto di vista identitario. Per coinvolgere gli europei nella vita politica locale, senza che la lingua costituisca un ostacolo, quale miglior simbolo dei documenti ufficiali in almeno due lingue? Tale politica sarebbe una sfida importante per le elezioni europee del 2009.

Per il momento l'affare è chiuso. Michèle Alliot-Marie è quasi tornata ad uno statu-quo ante. Ha proposto ai candidati di «realizzare dei documenti con un lato in francese e uno in tedesco, il cui costo sarà coperto dallo Stato». Questa proposta, che qualcuno potrebbe considerare arcaica, apre alla possibilità di un formidabile laboratorio europeo: uno spazio di partecipazione politica transnazionale.