Politica

Albania: «Nato sì, Berisha No»

Articolo pubblicato il 09 aprile 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 09 aprile 2008
Il Premier albanese Sali Berisha parla a Bucarest di «momento storico». Tirana «è tornata nella famiglia dei Paesi euro-atlantici». Mentre la capitale festeggia l'opposizione organizza manifestazioni contro il Governo.

Bambini che giocano con una bandiera albanese a Tirana (Foto: Hans Lempert/ n-ost)

Il 4 aprile si attendevano più di diecimila partecipanti alla manifestazione del Partito Socialista all’opposizione. Sotto il motto «Nato si, Berisha No» il Governo in carica viene pesantemente attaccato, soprattutto dopo la disastrosa esplosione avvenuta a metà marzo in un magazzino munizioni. I media albanesi hanno pubblicizzato il vertice Nato di Bucarest e, allo stesso modo, non hanno mancato di denuciare il traffico illegale di armi, le dure condizioni di lavoro e la corruzzzione in cui versa il Paese. L'opposizione, inoltre, accusa il Governo di non essere in grado di raggiungere e mantenere gli standard necessari per integrarsi nell'Allenza Atlantica.

La lunga strada per l’Europa

Dopo il lungo isolamento politico, sia a Ovest che a Est, nel 1991 il Paese ha iniziato un percorso di democratizzazione verso l'integrazione europea. Dal 1995 l’Albania entra nel Parlamento europeo mentre, già nel 1994, aveva fatto richiesta per una partecipazione completa alla Nato. Con il suo impegno militare in Afghanistan e Iraq, dove ha inviato in totale 280 militari, Tirana ha sottolineato la sua volontà di un’integrazione con l’Occidente. Dopo l’invito a Bucarest, la partecipazione completa all'Alleanza Atlantica non poteva che diventare una certezza. Diversamente rispetto ad altri Paesi europei, la coalizione militare non ha attirato alcuna critica. Il consenso è stato largamente espresso sia dalla società che da tutti i Partiti politici.

Incontro Bush-Berisha nel 2007 negli Stati Uniti(Photo: Chris Greenberg/ Wikimedia)

I compiti e le spese militari aggiuntive legate a questo tipo di alleanza non sono state discusse apertamente. In tutto, entro il 2010 saranno destinati 50 milioni di euro agli investimenti militari. L’Albania ha un sistema di difesa relativamente piccolo, solo 2% del Pil, e l’esercito ormai vecchio ha bisogno di un’enorme modernizzazione per raggiungere gli standard europei. Quando questa operazione comincerà non mancherà di procurare tensione, considerando anche la povertà della popolazione.

Anche se l’invito all’entrata nella Nato è un successo in politica estera per il Governo di Tirana, i problemi del Paese restano, causati soprattutto dalle strutture statali indebolite dalla corruzione. Alla domanda, cosa si aspetta dalla partecipazione alla Nato, uno studente albanese risponde: «Che i politici, una volta integrati con l’Occidente, siano più responsabili della loro politica. Questa è l'unica strada possibile per un reale sviluppi dell'Albania».

L'autore è corrispondente della rete n-ost

Foto nel testo: Proteste socialiste in Albania nel 2006(Photo: alwynt/ Flickr)