Politica

Ai Weiwei e la giustizia cinese: quali responsabilità per l'Europa?

Articolo pubblicato il 06 settembre 2011
Articolo pubblicato il 06 settembre 2011
Nei giorni successivi alla sua liberazione, la storia del dissidente cinese riapre la questione delle prospettive democratiche nella Cina contemporanea. Pubblicata in Newsweek, la denuncia di Ai Weiwei è la premessa necessaria per ripensare le relazioni diplomatiche tra Cina ed Europa.

Dopo due mesi di silenzio, imposti dalle autorità cinesi dopo la sua liberazione, l'artista e dissidente Ai Weiwei firma il suo ritorno sulla scena mediatica con un articolo pubblicato in Newsweekil 28 agosto 2011, dove tratteggia i contorni di una città dall'aspetto kafkiano: Pechino. La corruzione dilagante, il sistema giudiziario e le regole sui lavoratori immigrati sono gli obiettivi principali di questo virulento pamphlet. Dall'altro lato, l'Europa non  può fare a meno del sostegno economico cinese, nel momento in cui l'indebitamento per salvare Grecia e Portogallo raggiunge l'apice. Il deficit pubblico ha il suo peso, come dimostrato dalla visita del presidente francese al suo "collega" cinese il 25 agosto, ma Ai Weiwei non ci ha ricordato che i diritti dell'uomo hanno anche loro un'importanza?

"Non potete mai fidarvi dei tribunali cinesi"

"Non potete mai fidarvi delle sentenze dei tribunali cinesi. E, senza fiducia, è impossibile fare distinzioni: è come essere dentro a una tempesta di sabbia". L'allusione di Ai Weiwei al suo incarceramento è evidente, ma non si può negare il fatto che gli arresti sono all'ordine del giorno, e che sono ufficialmente giustificati come "frode fiscale". Per limitare l'attività politica dei cittadini, la repressione non è più diretta verso i soli dissidenti, ma colpisce anche gli avvocati e gli esperti in diritto. In Cina, la giustizia è diventata un potere politico a sé stante.

Il punto sulle relazioni diplomatiche tra Europa e Cina

L'influenza geopolitica europea sulla Cina è debole, in parte a causa del dominio unico esercitato dagli Stati Uniti. D'altronde, il dialogo rimane difficile tra questi due Stati, a causa del rapporto annuale sui diritti dell'uomo, pubblicato dal Dipartimento di Stato. Dal 2008, il primo posto è stabilmente occupato dalla Cina. L'Europa può far sentire la sua influenza in questo campo, e finora non è stata del tutto assente. Un esempio? La liberazione di Ai Weiwei e Hu Jia alla fine di giugno 2011 è dovuta alle pressioni della diplomazia internazionale, da cui la Cina ha voluto sottrarsi, anche se l'agenzia ufficiale Xinhua afferma il contrario, e si mostra indignata davanti alla "politicizzazione" del fatto. Pressioni che sono cominciate in vista della visita del primo ministro, WenJiabao, in Europa, dal 24 al 28 giugno. La cancelliera Angela Merkel non si è lasciata intimorire. La cancelliera ha infatti dichiarato che la liberazione di Ai Weiwei è stata un "primo passo; ora le accuse a suo carico devono essere motivate in maniera trasparente, e in conformità alle leggi". Eppure rimane difficile immaginare un'Unione Europea compatta contro le violazioni dei diritti umani, dal momento che le visite di Wen Jiabao in Germania, Ungheria e Regno Unito hanno escluso ogni prospettiva europea.

Munich, 2010.

"Se ciascuno riesce a ricavare qualcosa dall'esperienza dell'altro, allora entrambi possono costruire un futuro migliore" Chen Jibling

Strano a dirsi, la cultura giuridica cinese non è agli antipodi di quella occidentale. Le funzioni assegnate alla giustizia si rassomigliano in due aspetti: quest'ultima deve tutelare i valori fondamentali della comunità e contribuire al mantenimento della pace sociale. Esiste un piano in comune da cui può nascere un dialogo costruttivo. La diplomazia, sinonimo di prudenza, deve diventare un dialogo concreto tra le parti. L'anno 2011 ha visto il 36esimo anniversario delle relazioni internazionali tra Cina e Comunità Europea. Gli scambi, fino a oggi, hanno riguardato la regolamentazione del mercato e l'ordine finanziario internazionale, mentre la Cina ha sempre rifiutato qualunque proposta di collaborazione politica o economica. Nel corso della visita di Nicolas Sarkozy a Pechino, la discussione ha riguardato il summit del G20, a Cannes, il 3 e 4 novembre 2011. Il presidente francese è riuscito a mettere sul piatto anche la politica internazionale, invitando Hu Jintao alla conferenza parigina degli "Amici della Libia". La Cina, che non ha riconosciuto il Consiglio Nazionale di Transizione, ha inviato come suo rappresentante il ministro Zhai Jun, nel semplice ruolo di "osservatore", termine impiegato da Ma Zhaoxu, portavoce del Ministero degli Esteri. Questo è stato l'ultimo capitolo nella saga delle relazioni tra Cina ed Unione Europea , e di sicuro non si parlerà più di diritti dell'uomo o di riforma giuridica fino a novembre, quando ancora saranno i problemi economici all'ordine del giorno.

Vince la diplomazia del tappeto rosso

Il pressing dei paesi occidentali su questioni delicate come i diritti dell'uomo diminuisce d'intensità, dopo l'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio. La speranza è ora nelle mani delle sole Organizzazioni non-governative, specializzate nel portare queste tematiche all'attenzione della Comunità internazionale.

Foto di copertina: (cc) David Blackwell/flickr ; testo: disegno di (cc) Mike Licht/flickr ; immagine"So sorry" (cc) sanfamedia.com/flickr; Video (cc) euxtv/youtube