Politica

Ahmet Insel sulle elezioni in Turchia: "Se Erdogan non stravince sarà meglio per il Paese"

Articolo pubblicato il 10 giugno 2011
Articolo pubblicato il 10 giugno 2011
Vince o stravince ? Le elezioni del 12 giugno in Turchia misureranno il pericolo di “deriva autoritaria” del premier Recep Tayyip Erdogan. Dopo nove anni al potere, il suo obiettivo è diventare presidente in una nuova Repubblica presidenziale.
“Se vince con i tre quinti della maggioranza, la situazione precipiterebbe e i curdi cercherebbero di negoziare con le armi”, avverte Ahmet Insel, l'editore di Orham Pamuk, nonché politologo e economista all’Università di Galatasaray e alla Sorbona.

Queste elezioni potrebbero essere un plebiscito per l’AKP. C’è il rischio di una deriva autoritaria?

Ahmet Insel: Tutto dipende da che tipo di maggioranza avranno in Parlamento. Erdogan vuole cambiare la Costituzione (scritta dai militari dopo il colpo di Stato del 1980, ndr) e potrà farlo solo se dispone dei 3/5 dei deputati. La probabilità che ci riesca è reale, ma dipende dallo score dagli altri partiti, che devono superare la soglia di sbarramento del 10 %. Per Erdogan è un banco di prova fondamentale: se riuscirà a ottenere il 45-47% si sentirà già candidato alla Presidenza della Repubblica e farà di tutto per instaurare un regime presidenziale attraverso la riforma costituzionale.

Che tipo di campagna elettorale è stata?

Ahmet Insel: E’ stata una regressione totale rispetto alle precedenti, c’è da vergognarsi. Dura, violenta, con attacchi sleali (come diffamazioni a sfondo sessuale, ndr), aggressioni negli uffici dell’AKP, morti nelle strade durante gli scontri con la polizia. Gli agenti hanno certo una responsabilità in queste tensioni, si sentono investiti di un’eccessiva libertà di azione, ma il problema più grave è la degenerazione del rapporto tra il Governo e i movimenti curdi. Ci è sembrato di tornare alle tensioni degli anni 70!

Secondo il politologo il rischio più grande del dopo-elezioni è lo scoppio di un conflitto più sanguinoso coi curdi

Primo scenario: Erdogan stravince e ottiene la maggioranza dei 3/5. Diventerà onnipotente?

Le Premier ministre, toujours premier sur la personnification Ahmet Insel: Certamente cercherà di imporre un regime presidenziale di cui prenderebbe le redini fra tre anni. Ma attenzione: dovrà ancora convincere l’opposizione interna al partito e trovare una coalizione maggioritaria per blindare la riforma. Ma anche dopo il voto parlamentare non sarà detta l’ultima parola: la riforma sarà sottoposta a referendum popolare.

Secondo scenario: Erdogan non ottiene i 3/5.

Sarà meglio per il Paese. Perché le tensioni e le violenze si calmeranno, il timore di una deriva autoritaria verrà scacciato. In questo caso i 33-35 deputati turchi avranno un ruolo attivo sulle questioni relative alle minoranze. E’ un punto cruciale: perché se non sarà possibile negoziare con loro in Parlamento, i curdi cercheranno di negoziare con le armi.

La Turchia cresce a “ritmi cinesi”. Tutto merito dell’AKP?

L’argomento principale di Erdogan è la stabilità economica e il suo governo è stato in grado di favorire la crescita. Ma le cattive sorprese sono sempre dietro l’angolo: il deficit deve ancora essere risanato, gli investitori stranieri potrebbero frenare gli investimenti a causa dell’inasprimento del conflitto coi curdi… Ma senza avvenimenti esogeni eccezionali, l’AKP si conferma finora la migliore garanzia per la stabilità economica.

I suoi “progetti pazzi”, come il canale parallelo al Bosforo e le nuove città di fondazione (una ad Ankara e due a Istanbul) sono realtà o utopia?

Sono realizzabili in termini di finanziamenti, difficile che un nuovo Bosforo (costo 10 miliardi di euro circa, ndr) sia utile e redditizio. Lui si trova a suo agio in questa mania di grandezza ma perché chiama “una foliia” solo i progetti di lavori pubblici e non propone “come progetto pazzo” per il 2023 (centenario della Repubblica, ndr) l’adesione all’Unione Europea?

Ormai l'Europq è un’idea passata?

Ahmet Insel: La maggior parte dei turchi ci spera ancora. Ma si comportano come un innamorato offeso e dicono: “voi non ci volete, e noi vi faremo pentire”, gelosi della propria indipendenza economica. Non una sola parola sull’Unione Europea è stata spesa in campagna elettorale. Ormai si attende che Sarkozy e la Merkel non siano più al potere per riparlarne.

Foto : home-page © Travel Aficonados/Flickr; Ahmet Insel © Nicola Accardo ; Erdogan © LoboEstepario/flickr