Politica

ACCORDO UE-KOSOVO: NUOVE VIE PER ENTRARE IN EUROPA

Articolo pubblicato il 19 novembre 2013
Articolo pubblicato il 19 novembre 2013

A fine ottobre 2013, l'Ue ha avviato i negoziati che dovrebbero portare alla firma di un accordo di libero scambio con il Kosovo nella primavera del 2014. Grazie al Trattato di Lisbona, l'Europa aggira il veto dei 5 Stati membri che ancora non riconoscono la repubblica balcanica. Per Serbia e Kosovo, intanto, l'unico modo di entrare nel club europeo è migliorare le loro relazioni.  

A partire dal prossimo anno la Repubblica del Kosovo diventerà un territorio associato all'Unione europea con il quale verrà istituita un'area di libero scambio di beni, servizi  e capitali. In altri termini, si apriranno le porte del Mercato comune europeo per la ex-provincia serba senza che essa faccia formalmente parte del club europeo. Il fatto non sarebbe sensazionale (la firma di un accordo di associazione è il primo passo ufficiale per qualsiasi Paese che aspiri all'integrazione comunitaria) se non fosse la prima volta che l'Ue interviene unilateralmente in materia, ovvero senza il beneplacito di tutti i suoi Stati membri.

Il potere dell'Ue di aggirare le procedure abituali è tuttavia possibile grazie al Trattato di Lisbona, ratificato nel 2007. Prima di questa data infatti gli Stati potevano porre il veto anche sulle aperture delle trattative, come quelle che sono state portate avanti tra le istituzioni comunitarie e il Kosovo. Per esempio, è possibile ricordare il lungo e tortuoso processo di adesione della Turchia che, nonostante faccia parte dell'Unione doganale dal 1995, si scontra con l'opposizione di Francia e Germania. Il caso turco è particolarmente complesso, poiché Stato transcontinentale (con la maggior parte del suo territorio in Asia) e di cultura islamica, malgrado la evidente laicità della sua società.  In più, mantiene una posizione conflittuale con Cipro e Grecia per il suo appoggio alla Repubblica Turca di Cipro del Nord.

Nuove realtà, nuove procedure

Il caso del Kosovo, al contrario, è stato una delle priorità dell'Ue dalla fine dell'ultimo conflitto dei Balcani, ovvero da quando le forze della NATO intervenirono per fermare la pulizia etnica contro la comunità albanese presente nella provincia serba. Il Kosovo si dichiarò indipendente nel 2008, nonostante la Serbia avesse già perso il controllo effettivo sulla regione con la sconfitta militare del 1999, che lasciò l'amministrazione del territorio in mano alle Nazioni Unite (UNMIK).

Malgrado conti su un vasto riconoscimento internazionale (più di 100 Paesi, tra i quali gli Stati Uniti e la maggioranza degli Stati membri dell'Ue) la Repubblica del Kosovo non è ancora uno Stato completamente riconosciuto. La Serbia continua a considerarlo una regione autonoma dentro il suo territorio nazionale. È qui che assume importanza l'azione unilaterale dell'Ue, che in questo modo aggira il veto prevedibile dei cinque paesi che ancora non lo riconoscono: Spagna, Slovacchia, Cipro, Romania e Grecia

La priorità dell'Ue è proseguire con l'integrazione dei Balcani, un processo che dopo l'adesione della Slovenia e della Croazia è ormai in primo piano. Con il Montenegro come Stato candidato e le trattative con la Serbia in corso, il Kosovo diventa la chiave per raggiungere questo obiettivo.  L'apertura delle relazioni diplomatiche tra Serbia e Kosovo è un fatto storico che prepara la via a un riconoscimento che è negli interessi di tutti.

Da un lato infatti, Belgrado si assicura l'avvicinamento alla fase di adesione, dall'altro Pristina comincia a vedere normalizzate le sue relazioni internazionali e accede a un mercato di cui il Paese ha assolutamente bisogno (con un tasso di disoccupazione del 30%). Finalmente l'Ue consolida la sua diplomazia estera e si impone come protagonista di primo piano nelle relazioni internazionali, un aspetto ancora da rafforzare.

In ogni caso l'accordo di associazione con il Kosovo rimane una legge ad hoc, un nuovo metodo di integrazione che ricorda come l'Europa proceda con differenti livelli di partecipazione: Svizzera, Norvegia e Islanda, per esempio, fanno parte dell'area Schengen senza appartenere all'Ue; Regno Unito, Irlanda e gli ultimi paesi aderenti non ne fanno parte pur essendo Stati membri; Andorra, Monaco e San Marino battono i propri euro addirittura senza appartenere all'Eurozona. Questi sono solo alcuni esempi che ritraggono un continente che corre a velocità differenti.

D'altro canto, questi negoziati dimostrano il pragmatismo con il quale l'Ue affronta i problemi  politici a seconda delle difficoltà riscontrate: in altre parole, la sua predisposizione ad adattarsi a ogni caso concreto senza aver in precedenza stabilito delle norme. Il che può anche essere interpretato come un messaggio di tranquillità lanciato alla Scozia, alla Catalogna o alle Fiandre.