Palermo

Uno sguardo sul Medioriente: cinema, conflitti e sorrisi a Moltivolti

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 17 gennaio 2016

Giovedì sera, all’associazione Moltivolti di Ballarò si sono spente le luci e si è acceso il proiettore. Seduto sui tappeti stesi a terra, un pubblico multietnico ha partecipato alla prima serata della rassegna Uno sguardo sul Medioriente. Abbiamo visto il primo film ed intervistato due degli organizzatori, Roberta Lo Bianco e Tasneem Fared.

Un piccolo villaggio in Libano, la popolazione per metà cristiana e per metà musulmana, una convivenza messa in pericolo dagli echi di uno scontro culturale che avanza sempre più prepotente nel Paese. Questo lo sfondo di E ora dove andiamo? (2012, Libano), film diretto e interpretato da Nadine Labaki, vincitore di numerosi riconoscimenti.

La pellicola ha inaugurato la rassegna Uno sguardo sul Medioriente, ospitata dall'associazione Moltivolti a Ballarò (ogni giovedì sera, alle 21,00). Ad aprire il film è un gruppo di donne in lutto, che avanza su una strada polverosa: i lineamenti contratti in un’espressione di dolore, le mani che battono sul petto stringendo fiori. Ma il film si rivela tutt’altro che drammatico, trascinando velocemente il pubblico in una storia dalla trama incalzante, scandita da battute impertinenti, intermezzi musicali, e una voce narrante tutta al femminile.

Con delicatezza, grande compassione, e tantissima ironia E ora dove andiamo? riesce a spostare la percezione del conflitto tra religioni dalla sfera astratta delle ideologie e del destino delle nazioni, alla micro-storia di un singolo villaggio e delle vite delle persone che vi abitano. E lo fa districandosi con grazia, fra sorrisi e serietà. Proprio nel modo in cui, come ci raccontano le due organizzatrici, questa nuova rassegna si propone di parlare del Medioriente.

cafébabel: Da cosa nasce l’idea di portare al pubblico questa rassegna cinematografica?

Roberta: In realtà tutto è partito dal fatto che Tasneem (Tasneem Fared, protagonista del documentario Io sto con la sposa, 2014, n.d.r.) quando ci siamo conosciute ha iniziato a propormi di vedere tutta una seria di film riguardanti il Medioriente che io non conoscevo: da quello proiettato questa settimana a Il tempo che ci rimane, fino al più famoso West Beirut. Lei me li ha sempre presentati con grande entusiasmo, come un modo per farmi avvicinare alla sua realtà, e li abbiamo visti assieme. Da lì ci siamo domandate: perché non condividerli?

Tasneem: È stato un voler ricreare il clima di due amiche che guardano un film il sabato sera in un contesto più ampio, e un volerne condividere l’energia positiva, perché tutti i film scelti rappresentano la realtà di una situazione tragica, ma lo fanno con una storia che fa sorridere, che fa riflettere attraverso la risata.

cafébabel: In base a cosa avete scelto i film? In che modo pensate che il cinema, così come lo proponete, possa aiutare a comprendere meglio un tema difficile come la situazione in Medioriente?

Roberta: Come dicevamo, abbiamo scelto tutti film che unissero leggerezza e dramma, che alternassero questi due aspetti nella narrazione. Volevamo che fossero anzitutto accessibili, facilmente seguibili e godibili da un pubblico vario: l’idea è di coinvolgere non solo chi è appassionato di Medioriente, ma la gente comune, pur sempre portando avanti una riflessione, offrendo informazioni che permettano di capire cosa sta succedendo, perché tutti i film scelti sono comunque ispirati a storie reali. Abbiamo scelto solo quattro titoli, lasciando al pubblico la possibilità di proporne altri, per rendere la rassegna collettiva e duratura e favorire uno scambio.

cafébabel: Cosa ci dite in particolare del film scelto per l’inaugurazione?

Roberta: Dal mio punto di vista è un film geniale: il racconto del ruolo femminile all’interno di questo piccolo villaggio libanese è strabiliante. La creatività che queste donne mettono in gioco nel tentativo di tamponare e frenare l’irruenza dei mariti, uomini musulmani e cristiani in conflitto, anche accettando sacrifici e confrontandosi con il diverso e le sue tentazioni pur di mantenere la pace in una comunità che è tutta la loro vita, è veramente originale.

Tasneem: La chiave è l’ultima scena, dove tutte le donne cambiano religione, e gli uomini sono costretti a smettere di litigare: non puoi odiare tua mamma, tua moglie, tua sorella, anche se ti svegli e scopri che ha cambiato religione. Perché è sempre la stessa persona. Un’idea semplice e allo stesso tempo fortissima perché vera. Io rispetto moltissimo la regista e protagonista, Nadine Labaki, che usa i suoi film anche per battersi contro lo stereotipo della donna araba, che sta a casa col velo e non fa niente, e che è lei stessa e un esempio di questo messaggio.

cafébabel: Come mai, invece, la scelta di organizzare la rassegna a Moltivolti? Cosa rappresenta questa realtà per una città come Palermo?

Roberta: Organizzando la rassegna è venuto quasi automatico di immaginarla lì, perché Moltivolti è un luogo dove non si parla di integrazione, ma l’integrazione la si fa veramente. Lo staff è assolutamente multiculturale, così come lo sono gli avventori e i partecipanti alle attività proposte. Inoltre l’associazione vuole essere un modello positivo e alternativo in un quartiere dove, soprattutto in quest’ultimo periodo, ci sono state tutta una serie di crisi legate anche ad atteggiamenti mafiosi. Moltivolti cerca invece di promuovere una realtà diversa, interculturale e con un forte senso di legalità, e di farlo proprio nel cuore di Ballarò.

Tasneem: Io credo che Moltivolti sia perfetto per questa iniziativa: è un posto libero, dove se hai un’idea bella puoi proporla, ed è facile trovare l’interesse e l’aiuto per promuoverla; ed è un posto dove veramente c’è incontro fra le culture, con persone di tutto il mondo che lo frequentano – africani, arabi, indiani – e i palermitani stessi. È in questo mischiarsi che si può creare una cultura nuova, fondata su un’identità che sia più "grande".

cafébabel: Sempre a tema Medioriente, a Moltivolti è in corso anche una mostra dal titolo Syria 99 reportage: 27 vintage kodak film.

Roberta: Sì, la mostra è stata organizzata da una donna che ha vissuto in Siria, la giornalista Tiziana Gillotta. Ha voluto condividere le foto di alcuni dei suoi momenti lì, prima del conflitto scoppiato nel 2011. C’è stata l’inaugurazione lo scorso 3 gennaio e continuerà ancora per circa due settimane.

Tasneem: È una mostra che parla della Siria prima del conflitto, quando era un paese pacifico, dove la normalità della vita era camminare per strada, andare al mercato della frutta. Ora se si parla della Siria si pensa solo alla guerra e al sangue. È una mostra sulla Siria di prima, quella vera.

Roberta: Proporre questo tipo di mostra è un modo per mostrare il paese che era e che speriamo torni presto ad essere: un paese molto bello, prospero, ricco di arte, cultura e tradizione.

cafébabel: Avete qualcosa da dire per convincere i nostri lettori a partecipare numerosi ai prossimi incontri della rassegna?

Roberta, Tasneem: Noi siamo grandissime fan del prossimo titolo scelto, Il tempo che ci rimane (2010), un bellissimo ritratto della situazione palestinese-israeliana dal '48 a oggi, dipinto in chiave metaforica dal regista Elia Suleiman. Questo secondo film sarà veramente stupendo, non potete perdervelo, è l’esperienza perfetta per essere invogliati a vedere anche i prossimi!