Palermo

The Winstons: il bignami del progressive rock in concerto a Palermo

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 26 gennaio 2016

Sull’onda della movimentata proposta musicale del Bolazzi, vulcanico locale palermitano dove i live sono all’ordine del giorno, Lunedì 25 gennaio sono approdati in città i The Winstons: sound progressive rock e ironici pseudonimi per un progetto musicale tutto nuovo, nato in Italia ma già diretto verso l’Europa. 

Linnon, Enro, e Rob Winstons – sono i tre ironici pseudonimi dietro cui si nascondono altrettanti musicisti ben noti agli appassionati del panorama alternative italiano: Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa, ex Afterhours), Roberto Dellera (Afterhours) e Lino Gitto (Ufo). La band è attualmente nel pieno del tour italiano che promuove il loro primo e omonimo album, e lunedì sera ha trovato la stanza gremita al Bolazzi Bistrot, il nuovo ritrovo musicale nel centro di Palermo, che sta facendo parlare di sè per il ricco calendario di proposte alternative.

Sul palco sale una formazione apparentemente semplice: basso, batteria, tastiere e voci, arricchiti dall’occasionale flauto e sassofono. Ma è con la voglia di liberare la fantasia fra improvvisazione e continui scambi di ruolo e di strumenti, che i The Wistons regalano un concerto pieno e completo, riunendo felicemente la dimensione tecnica della musica alla sua anima più giocosa. Abbiamo intervistato Linnon (Lino Gitto) per farci raccontare i retroscena di questa nuova avventura musicale italiana.  

Cafébabel: The Winstons è un progetto di musicisti affermati, ma un progetto nuovo. Chi sono i The Winstons? Cos’è questo progetto e com’è nato?

Lino Gitto: Ci conosciamo da molto tempo, ma l’idea è nata casualmente circa tre anni fa a Milano, dopo un incontro ai Navigli. Enrico era di ritorno da un viaggio a Tokyo e ci raccontava del quartiere hipster di Kōenji, un quartiere che non ti aspetti in una città come quella, dove tutto è perfetto, e ci diceva sorpreso di come passando fra i locali si potevano sentire in filo diffusione gli Emerson Lake & Palmer. Da questa storia ci è venuta l’idea: perché non fare un trio, tastiere, basso e batteria?

CB: I brani sono nati in quel periodo, insieme al trio?

Lino Gitto: All'inizio abbiamo fatto una prova con due brani scritti da Enrico, che ci hanno subito entusiasmato. Poi siamo stati fermi sei mesi, e quando ci siamo rincontrati ognuno ha portato dei nuovi brani. Dopo circa un anno abbiamo preso uno studio e in due giorni è uscito fuori questo disco. 

CB: Uscire con un album rock progressive in questo momento sembrerebbe una decisione in controtendenza rispetto al resto del panorama musicale. In generale, per quale motivo tornare al prog, e perché farlo in Italia?

Lino Gitto: Con questo progetto facciamo un po’ quello che ci piace fare, anche se è difficile da proporre. Il nostro è un disco molto sincero, senza paletti, senza dover tornare a un sound preciso. La risposta del pubblico è stata molto positiva per adesso: molta gente viene ai nostri concerti conoscendo già i pezzi e chiedendone alcuni in particolare.

CB: Cosa ci dite invece della vostra etichetta?

Lino Gitto: AMS records è un’etichetta che non conoscevamo, ma stiamo avendo un’esperienza molto positiva. È un etichetta che si occupa anche della produzione di colonne sonore e distribuisce, con la BTF, in tutto il mondo, dall’America al Giappone, da cui già iniziano ad arrivarci recensioni. 

CB: Parliamo della vostra musica nello specifico. Rispetto ai figli più recenti del prog, i pezzi che proponete per molti versi ritornano verso un sound più tradizionale, per esempio nella scelta degli strumenti e nell’uso delle distorsioni. Alcuni brani addirittura sembrano contenere citazioni precise di band o brani che di questo genere hanno fatto la storia. Quali sono le vostre influenze musicali, e in che modo volete riesplorare questa parte più tradizionale del genere?

Lino Gitto: Si, abbiamo deciso di riprendere alcune citazioni di brani celebri personalizzandole all’interno del nostro repertorio. La nostra ispirazione viene dal periodo che va dal ‘68 al ’73, il periodo più figo del prog. Anche se, in effetti, noi non ci definiamo un gruppo prog, bensì una psychedelic-pop-rock-jazz band.

La scelta di utilizzare strumenti tradizionali viene dalla nostra voglia di suonare con gli strumenti che più ci piacciono e che rispondono agli stimoli che gli diamo, permettendoci di improvvisare. Del resto il nostro obiettivo con questo progetto è esclusivamente quello di suonare e darci dentro. Anche l’organizzazione del tour è influenzata da questa idea, con live ravvicinati fra loro dove ci si spacca e si fanno tante improvvisazioni. Dopo tutto per noi è pur sempre un side-project, e così vogliamo viverlo, avendo la libertà di fare un po’ quello che più ci piace ed appassiona.

CB: C’è anche un forte richiamo ai King Crimson ed allo stile di Robert Fripp. Il che è curioso visto che nel vostro live non c’è una chitarra, nonostante non se ne senta la mancanza più di tanto.

Lino Gitto: Assolutamente! In verità spesso ci accompagniamo con una chitarra dodici corde, che però non sempre possiamo portare per ragioni logistiche. Io sono un grande ‘frippiano’ e non è escluso che in futuro proporremo qualcosa di più elaborato dal punto di vista di questo strumento.

CB: Per quanto riguarda i testi, l’impressione è invece quella di uno stile un po’ minimale, asciutto. Poi ci sono i brani in giapponese.

Lino Gitto: Sì, i testi sono molto minimali, il più non-sense possibile. Spesso il testo non significa niente perché io sono di quell’idea lì: se non hai nulla da dire ed hai un lingua che ti permettere di esprimere bei suoni, approfittane! Alla fine però, con Rob, un po’ di senso l’abbiamo dato.

Per quanto riguarda il Giappone - lì amano il prog italiano - i testi li ha scritti per noi Gun Kawamura, un artista-musicista giapponese che ha creato anche la copertina del disco, che ci sta portando molta fortuna. Non so cosa vogliono dire, però suonano bene!

CB: Quindi, volendo dargli un nome, cosa portano i The Winstons nel prog?

 Lino Gitto: Abbiamo fatto un concerto a Roma dove ci hanno fatto uno dei complimenti che più abbiamo apprezzato: “siete riusciti a prendere tutto quello che c’era in quel periodo lì e a chiuderlo in un disco”. Forse è proprio questo quello che siamo. La musica è quella, e abbiamo messo dentro il nostro album quello che ci piace.

CB: Prima di salutarci, dove vi porteranno le prossime tappe? Avete già qualche nuovo lavoro in cantiere?

Lino Gitto: Faremo un altro tour in aprile, parteciperemo a qualche festival in estate e forse ci sposteremo anche verso l'Europa: al momento abbiamo una data fissata a Bruxelles. Seguiamo un po' il caso, anche perché ognuno di noi deve gestire anche tutta una serie di altri impegni. I The Winstons, invece, sono il nostro modo di sentirci liberi.