Palermo

Renato Guttuso: donne, stanze e oggetti 

Articolo pubblicato il 07 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 07 gennaio 2017

Renato Guttuso è tornato a Bagheria. Villa Cattolica ha riaperto il 26 dicembre 2016, a 105 anni dalla nascita del pittore siciliano. Noi di Cafébabel Palermo abbiamo visitato per voi il Museo Guttuso dopo il restauro. 

Subito dopo la curva che porta a Villa Cattolica non sembra cambiato nulla da quando circa un anno e mezzo fa il Museo Guttuso aveva chiuso i battenti. Un'alea di decadenza, un luogo che pare immutato. Il cancello laterale, però, è di nuovo aperto dal 26 dicembre, giorno della nascita di Guttuso che oggi avrebbe 105 anni. I lavori di restauro sono completati.

Oltrepassato il cancello ci si trova davanti il complesso monumentale di Villa Cattolica. Con la coda dell'occhio, a sinistra, si riesce a vedere l'azzurro del mare, rassicurante anche a gennaio; a destra, come troppo spesso avviene in terre a lungo dimenticate, un'industria dismessa. Un ammasso di ferraglia che è come un pugno nello stomaco.

Il museo

Superato questo piccolo trauma si arriva al piccolo ingresso interno del museo  che dischiude i suoi tesori, la collezione è distribuita su tre piani. Al piano terra una collezione di carretti siciliani, opera di maestri come i componenti della famiglia Ducato, Emilio Murdolo e altri. Su questi Guttuso disse: "Furono loro i miei primi maestri del colore". Sullo stesso piano una mostra di fotografia che racconta la Sicilia, quasi interamente in bianco e nero. Su tutti, gli scatti di Mimmo Pintacuda e Ferdinando Scianna immortalano i luoghi, gli uomini, le tradizioni che Guttuso amò e odiò per tutta la sua esistenza.

Il visitatore, preparato da questa immersione nel background culturale del pittore bagherese, è pronto per addentrarsi tra i suoi dipinti, è pronto per salire al primo piano, il vero cuore del museo. Le sale si susseguono come un dedalo inestricabile in cui volti senza nome, colori magnetici, corpi eloquenti è come se ti chiamassero. Ci si immerge tra sguardi indagatori, donne al colmo del piacere, donne senza volto, corpi ignorati, capelli lunghi, messaggi sociali, paesaggi acerbi e più ricercati. È un turbinio di emozioni che ti lega intimamente al pittore, ti fa sentire i suoi pensieri, sin dai primi timidi paesaggi che realizzò quando aveva soltanto 13 anni fino ad arrivare ai suoi ultimi anni, fino a pochissimo tempo prima della morte.                                                                                       Manca solo l'ultimo piano, quello più luminoso, da tutte le finestre si vede il mare. Qui troviamo opere e installazioni di artisti contemporanei, oltre a numerosi disegni dello stesso Guttuso.

Passato, presente e futuro del pittore siciliano tutto racchiuso a Villa Cattolica, nella sua Bagheria. In un'intervista a Indro Montanelli del 1959 Renato Guttuso disse: "Io spero che i miei quadri durino più di me, almeno due o trecento anni più di me."  Dopo essere usciti da Villa Cattolica si ha la sensazione che il suo desiderio sia stato realizzato. Genio artistico, profondamente ispirato, continua a ispirare. In tutti gli artisti esposti si sente, fortissima, l'impronta di Guttuso, come una sorta di filo rosso che contiene le sue origini, la sua vita movimentata e la sua arte.

La tomba

Il suo corpo giace all'esterno della villa, di fronte al mare, nella tomba che il suo amico e scultore Giacomo Manzù realizzò poco dopo la sua morte. Non è dentro un cimitero, è vicino alle sue opere, alla sua arte, alla quale dedicò la sua intera esistenza. Sembra quasi che sia un guardiano messo lì ad assicurarsi che il suo estro non si disperda. Èl'ultima cosa che vedo, quasi per salutarlo e ringraziarlo di tutta questa bellezza.

Alzo gli occhi, il mare siciliano, azzurro come sempre, rimane lì, rassicurante anche a gennaio.