Palermo

#RefugeeCameras, i rifugiati fotografano le loro storie

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2016

"#RefugeeCameras" è una mostra fotografica di Kevin McElvaney che raccoglie le foto dei viaggi della disperazione scattati dai richiedenti asilo e da alcuni fotografi professionisti che sarà ospitata fino al 25 ottobre alla Galleria di Arte Moderna di Palermo nella cornice del Festival delle Letterature Migranti. Poi proseguirà il suo tour europeo a Berlino. 

«Non riesco a smettere di guardare questo filmato e le immagini, soprattutto quelle dei bambini». L'impiegata della Galleria d'Arte Moderna di Palermo trattiene a stento la commozione mentre ci invita dentro quelle tre stanze dove scorrono in sequenza delle foto dalla frontiera d'Europa. Se le immagini potessero parlare. Queste parlano eccome e toccano le corde delle emozioni dei visitatori, a maggior ragione perché sono scattate da chi, per una volta era, dall'altra parte dell'obiettivo per raccontare al mondo la storia della sua migrazione alla ricerca della libertà e della sopravvivenza.  

Quella del fotografo 29enne Kevin McElvaney, madre tedesca padre irlandese, non è una semplice mostra, ma un percorso a più tappe nei confini dimenticati della "Fortezza Europa": Lesbo, Idomeni, Izmir, Atene

#RefugeeCameras raccoglie scatti realizzati da profughi siriani, iracheni, iraniani durante i loro viaggi della speranza verso l'Europa. E poi ancora tante immagini scattate giornalisti fotografi professionisti che hanno visto quei luoghi dove ogni giorno l'umanità perde pezzi e muore dentro. 

Quindici Kodak "usa e getta" nelle mani dei rifugiati 

Nel dicembre del 2015, il fotografo tedesco Kevin McElvaney ha consegnato quindici macchine fotografiche usa e getta a rifugiati incontrati a Izmir, Lesbo, Atene e Idomeni e altrettante buste affrancate con sopra il suo indirizzo e ha deciso di unirsi a chi ancora doveva affrontare il viaggio verso l'Europa, fornendo ad alcuni di loro uno strumento per documentare ogni tappa dalla loro prospettiva.

Sette di queste macchine sono tornate al mittente e le vivide testimonianze per immagini recuperate fanno parte, oggi, di questa mostra inusuale che comprende, inoltre, lavori di celebri fotografi professionisti che hanno aderito al progetto e lo sostengono. Tra questi: Jacobia Dahm, Souvid Datta, Daniel Etter, Jan Grarup, Ciril Jazbec, Mackenzie Knowles-Coursin, Kai Löffelbein, Aris Messinis, Espen Rasmussen, Lior Sperandeo, Nicole Tung e Patrick Witty e l'italiano Alessandro Penso. Tra quegli scatti ci sono immagini di spiagge che un tempo erano cartoline per i turisti o terraferma di antichi popoli di navigatori e che oggi, invece, sono l'approdo di chi fugge dalla guerra e dalla miseria. Fino al 25 ottobre le pareti dello Spazio Living della Gam racconteranno uno dei più tristi genocidi della storia dell'umanità, senza risparmiare alcuni momenti di denuncia come quei giubbotti salvagente contraffatti e immessi sul mercato da speculatori della morte che purtroppo sono stati fatali ai profughi nelle coste turche di Izmir.  

Una sola parola a chi legge: andateci e soffermatevi su quelle immagini trattenendo il respiro, conoscere è la scintilla per cambiare qualcosa. Avete tempo fino al 25 ottobre. 

La mostra è un'iniziativa proposta e sostenuta dal Goethe-Institut Palermo nell'ambito della sezione Arti Visive (a cura di Agata Polizzi) del Festival delle Letterature migranti, du cui Cafébabel è mediapartner. 

Orari di apertura: martedì - domenica ore 9.30 - 18.30 - Spazio Living Galleria d'Arte Moderna Palermo - via Sant'Anna 21. Info sul sito Festivaletteraturemigranti