Palermo

Odisseo approda a Palermo e parla tante lingue

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2016

Una mostra all'insegna dell'integrazione culturale e dell'inclusione sociale. Il progetto Odisseo arriving alone, ideato da ItaStra e dall'associazione Nuvole, ha unito più di cento migranti minorenni sbarcati da poco in Sicilia. Cafèbabel ha partecipato al momento inaugurale dell'esposizione.

Provate ad immaginare l’Odissea tradotta in arabo, mandinga, fula, wolof, bangla, francese e inglese. A quelle storie, mitiche e affascinanti, aggiungete i racconti veri, drammatici dei migranti appena approdati nelle coste siciliane. Infine, trasponete quest’esperienza in forme d’arte quali la fotografia, la pittura, il disegno.

Il risultato di questa emozionante polifonia di linguaggi si trova nel Complesso universitario Sant’Antonino a Palermo, dove sarà possibile visitare, fino al 22 dicembre, la mostra e assistere agli incontri organizzati nell'ambito della rassegna Odisseo arriving alone. Un laboratorio durato sei mesi, ma in realtà frutto di oltre 10 anni di lavoro, organizzato dalla Scuola d’Italiano per Stranieri (ItaStra) dell’ateneo palermitano e dall’Associazione culturale Nuvole Incontri d'Arte. Che ha unito 106 giovani migranti arrivati da soli in Italia, 28 scuole, diverse associazioni e 52 relatori all’insegna dell’integrazione culturale e sociale, per accorciare qualsiasi tipo di distanza. Cafèbabel ha partecipato all'inaugurazione. 

 Chi è Odisseo?

Il progetto nasce dall’idea d’integrare la narrazione con le arti figurative e ha visto protagonisti migranti con meno di 18 anni non accompagnati e con bassa scolarizzazione. Otto episodi del poema omerico hanno aperto gli incontri. Le vicende dell’eroe di Itaca si sono accostate alle storie dei migranti, i nuovi eroi dei nostri tempi. Come Odisseo, naufraghi in cerca della propria ‘nuova’ casa vivono un viaggio pieno di ostacoli e di pericoli, dove la morte è un fantasma pronto a palesarsi in qualsiasi momento. Dopo aver ascoltato e letto i più celebri episodi del poema nella propria lingua madre, gli studenti hanno condiviso con gli altri le proprie esperienze, i propri viaggi. Raccontando e raccontandosi in ogni forma di linguaggio: dalla parola, al canto, al ballo, arrivando all’arte figurativa. 

La mostra

Accompagnati dal giovane Francesco, studente in mediazione linguistica e culturale, ci addentriamo nel cuore della mostra. Fotografie, disegni su carta e cartone, tableu vivant e pitture iperrealiste sono il nerbo della mostra curata dai ragazzi del laboratorio, coadiuvati dagli artisti Gaetano Cipolla, Igor Scalisi Palminteri e dal fotografo Antonio Gervasi. I disegni a carboncino eseguiti dai giovani migranti ritraggono le persone che il viaggio ha strappato alla loro vista ma non al loro cuore. Chi raffigura la mamma, chi il papà, chi un amico. Persone che, forse, non rivedranno mai più. In un'altra sala, l'installazione di sei monitor permette al visitatore di ascoltare suoni e parole, che si sovrappongono, costringendo chiunque entri a sforzarsi di decifrarne i significati. Metafora che rimanda al bisogno dei migranti di essere ascoltati e capiti.

 Nuovi europei

«Sono loro i nuovi europei – ci dice il maestro Cipolla – Un concetto che ancora in molti non hanno capito. La diversità è ricchezza, non dobbiamo averne paura ma dobbiamo imparare ad apprezzarla». L’artista palermitano non dimenticherà mai un episodio vissuto durante il laboratorio: «Quando chiesi ai ragazzi di disegnare ciò che avevano lasciato nel proprio paese, un ragazzino di 14 anni si è avvicinato a me mostrandomi su carta un kalashnikov…».

«Mi porterò per sempre dentro il sorriso di questi ragazzi»

Il progetto ha visto nei tanti mediatori culturali un importante propulsore. Tra loro abbiamo conosciuto Ama, nigeriana di trent'anni: «È stata un’esperienza bellissima. Ricca di soddisfazioni – ci racconta - Mi porterò per sempre dentro il sorriso di questi ragazzi con i quali ho condiviso momenti magnifici». Uno in particolare: «Al termine del laboratorio, uno dei ragazzi mi ha scritto una lettera nella quale esprimeva tutto il suo affetto nei miei confronti. È stato emozionante».

 Conoscere nuove culture è impagabile 

Un po' imbarazzato si avvicina a noi Kiro, egiziano, 17 anni, da due in Italia. Che riassume così la sua esperienza con ItaStra: «Stare con gli altri, parlare e sentire altre lingue è un arricchimento impagabile. Ricorderò per sempre la mia emozione prima di salire sul palco del Teatro Biondo per leggere alcuni passi tratti dall'antologia sulle migrazioni, Echi da echi. Ero sudatissimo», sorride. 

 Inclusione è/e partecipazione

Questo il motto del progetto, diventato un mantra che durante l'inaugurazione è stato più volte pronunciato dall'ideatrice del laboratorio, la prof.essa di ItaStra Mari D'Agostino: «Sono felicissima di vedere tutte queste persone - afferma commossa - Di scorgere i volti dei ragazzi che hanno vissuto con noi momenti bellissimiQuesta è una mostra d'eccellenza, l'esempio vivido di una Palermo plurale che non guarda con diffidenza allo straniero, ma che sa accogliere e aiutare chi è in difficoltà». 

     Odisseo arriving aloneQui il programma in Pdf