Palermo

I mattoni "Smart" della Sb-Skin

Articolo pubblicato il 04 marzo 2015
Articolo pubblicato il 04 marzo 2015

La SB-Skin è uno spin off accademico di Unipa. I giovani Marco Morini e Luisa Pastore insieme alla professoressa Rossella Corrao hanno inventato e brevettato il mattone fotovoltaico, una conchiglia di vetro nella quale hanno integrato delle celle solari di ultima generazione che producono energia. Abbiamo deciso di incontrarli per conoscere il "mattone intelligente".

Tra le mura di una Unipa sempre più in zona play out nelle classifiche degli atenei italiani, all’interno della facoltà di Ingegneria Edile Architettura, è nata e si sviluppa ogni giorno Sb-Skin. Abbiamo così incontrato il team della start up, che significa letteralmente Smart Building Skin, ovvero: edifici intelligenti. In una stanzetta di modeste dimensioni, tutta affollata di premi, ci hanno accolto tra gli scaffali dove si trovano esposti alcuni prototipi della loro invenzione.

CafébabelPotete spiegare ad un non esperto di architettura cosa sia il vostro prodotto?

Rossella Corrao: “La nostra idea è stata quella di integrare dentro un mattone in vetro una cella solare di terza generazione; abbiamo anche brevettato un sistema di assemblaggio a secco ad incastro che non solo garantisce la realizzazione della facciata in tempi molto brevi ma, usando la plastica riciclata invece che la malta di cemento, rende l’istallazione ecosostenibile”.

Cafébabel: Dunque riuscite a creare l’intera facciata di un edificio senza usare il cemento?

Rossella Corrao: “Esattamente, in più abbiamo introdotto all’interno di ogni singolo mattone una cintura termica che, migliorando l’isolamento, rende adatta l’istallazione anche ai climi più freddi.”

Cafébabel: Ma in che modo produce energia?

Marco Morini: “La cella contenuta all’interno di ogni singolo mattone non solo scherma i raggi solari, evitando il fenomeno dell’effetto serra all’interno degli ambienti, ma proprio come fa un impianto fotovoltaico tradizionale li trasforma in energia elettrica. Questa può essere utilizzata in tutti gli impianti dell’edificio o essere immessa in rete.”

Cafébabel: Dunque un mattoncino di vetro che evita l’effetto serra, produce energia elettrica ed è anche bello da vedere. Ma quanto costa?

Marco Morini: “Tra i vari prodotti sui quali lavoriamo, quello più performante, ha un prezzo di  circa 740 euro al metro quadrato, un costo del tutto sostenibile se confrontato con altri prodotti della stessa categoria di Building Integration. Naturalmente si tratta di un investimento a lungo termine, le celle infatti hanno una vita utile di 25 anni, ma anche nel momento in cui queste smettono di funzionare continuano ad essere funzionali al loro scopo. Infatti mantengono le loro proprietà di schermatura solare permettendo di utilizzare la luce naturale proveniente dall’esterno per dare un maggior comfort all’interno dell’edificio.”

Cafébabel: Vincere tutti questi premi che vedo sugli scaffali vi ha garantito degli introiti economici?

Rossella Corrao: “Solo alcuni dei premi che abbiamo vinto erano in denaro, ma in ogni caso di ammontare troppo esiguo per finanziare un’azienda ai primi passi; siamo stati noi ad investire sul progetto, io personalmente ho contribuito con le mie risorse personali e Marco e Luisa con le borse di studio che gli sono state assegnate”.

Cafébabel: Ma essere uno spin off accademico non vi aiuta in questo senso? In che modo contribuisce l’Università?

Rossella Corrao: “L’università in realtà ci fornisce solo gli spazi per continuare la nostra ricerca. In termini economici purtroppo, non ci da nessun concreto contributo. Quando dovevamo registrare i brevetti ad esempio abbiamo chiesto un supporto economico ma ci hanno risposto di non disporre di tali fondi.”

Cafébabel: Che progetti avete per il futuro? Che speranze di crescita?

Marco Morini: “Il brevetto è stato esteso dall’Europa all’America, Giappone e Cina. Abbiamo pensato di esportare l’idea in luoghi dove potrebbe avere più fortuna. Sb-Skin mira a fare produzione ovviamente, ma sono necessari gli investimenti. Dunque  abbiamo anche pensato di vendere la licenza dei nostri prodotti a delle aziende che, disponendo già di tutte le materie prime, possano realizzarli per conto nostro.”

E durante la nostra visita la professoressa Corrao e Marco sorridevano pensando ad una mail ricevuta nel pomeriggio da un potenziale cliente che richiedeva una fornitura urgente. Suffragato dai giusti investimenti il progetto potrebbe farsi strada nel mercato del fotovoltaico. Il mattone del futuro potrebbe non essere poi così lontano.