Palermo

Goethe-Institut e Palermo, sono "Affinità Elettive"

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2016

Martedì 12 gennaio la "Sala Wenders" ai Cantieri Culturali alla Zisa ha ospitato l’inaugurazione dell’annuale rassegna La Deutsche Vita, promossa dal Goethe-Institut di Palermo ed intitolata "Affinità Elettive. Letteratura e Cinema". Fino al 22 marzo si possono così eplorare i possibili incontri fra l’arte della parola scritta e quella dell’immagine in movimento.

Presente a Palermo dal 1962, il Goethe Institut ha da poco festeggiato i suoi primi 50 anni di attività nel capoluogo siciliano, dove si è fatto promotore di molteplici iniziative culturali, dai corsi di lingua alle mostre fotografiche, dirette a incoraggiare scambi e dialoghi fra la realtà tedesca e quella italiana. Ed è a partire dal 12 gennaio fino al 22 marzo che nella sede dell’Istituto ritorna l’importante appuntamento annuale con la rassegna cinematografica La Deutsche Vita.

Il ciclo, dedicato alle migliori pellicole di origine teutonica, prende quest’anno il titolo "Affinità Elettive. Letteratura e Cinema" e si propone di esplorare attraverso undici incontri l’intima relazione esistente fra le due arti, attraverso film in lingua originale sottotitolati in italiano grazie alla collaborazione di SudTitles. Da un lato, la pagina scritta e i suoi autori come ispirazione necessaria di grandi capolavori del cinema, dall'altro, la settima arte come mezzo innovativo per riscoprire storie familiari in chiave originale. Che si tratti di una trasposizione fedele, di un’opera liberamente tratta, o di un capovolgimento satirico, il cinema rilegge, aggiusta, smonta e ricostruisce trame conosciute, rivelandone nuovi significati. Ed è ai nodi di questi incontri che letteratura e cinema rivelano le loro affinità elettive.

Esemplare in questo senso è il film scelto per la serata di apertura, a cui si è presentato un pubblico numeroso e vario. Mitte Ende August (A un certo punto in Agosto), uscito nel 2009 per la regia di Sebastian Schipper, si presenta come libera trasposizione del famoso romanzo di Johann Wolfgang von Goethe, Die Wahlverwandtschaften (Le Affinità Elettive), da cui questo ciclo prende nome.

L’opera letteraria, inizialmente pubblicata in Germania nel 1809, racconta le involute relazioni sentimentali che si sviluppano fra quattro personaggi quando una coppia di aristocratici appassionatamente innamorata decide di turbare il proprio idillio nella campagna tedesca invitando a casa per qualche tempo un amico di lui e la nipote di lei. La trama, che fece scandalo al tempo della pubblicazione per le sue implicazioni in una società divisa fra positivismo e romanticismo, può essere riassunta come un’investigazione dei rapporti sociali fra esseri umani, e in particolare dei diversi ruoli che ragione, istinto e carattere personale giocano nel determinarne le dinamiche, il destino e l’evoluzione.

Mitte Ende August, pur trasponendo il racconto in chiave contemporanea e variando su alcuni dettagli riguardanti i personaggi, rimane per molti versi fedele all’opera originale, specialmente rispetto alla missione investigativa dell’animo umano. Le inquadrature strette riportano costantemente l’attenzione sui personaggi, mentre la fotografia apertissima crea sfondi fortemente sfocati, ambienti inerti i cui elementi rimangono insignificanti tranne quando acquisiscono un momentaneo ruolo catalitico in funzione delle reazioni fra gli elementi umani presenti (che li toccano, li guardano, se ne servono). Similmente, la macchina da presa non rimane statica ma segue da vicino i personaggi mimandone quasi i movimenti, anche a discapito dell’equilibrio formale delle inquadrature.  

Allo stesso tempo l’opera si distanzia in modo netto dall’originale. Benchè i dialoghi non abbiano una vera e propria funzione narrante nella trama, l’uso dei registri più colloquiali del linguaggio quotidiano, spesso con sfumature brutali, costituisce un taglio netto con la formalità asettica e la sintassi complessa del linguaggio di Goethe. E anche se questo elemento non riesce, da solo, a liberare i personaggi dagli stereotipi loro attribuiti nell’opera letteraria e a renderli reali, il momento catartico dell’ultima scena notturna rappresenta almeno un'apertura. Un finale che è un nuovo inizio, una speranza di una vita più matura, dove il sentimento non è la forza soverchiatrice romantica antitesi della ragione, da sopprimere o da cui essere travolti e distrutti, ma trova il proprio equilibrio con essa, arricchendosene perfino: “Forse in qualche modo è venuto il tempo in cui non dobbiamo più correre alla cieca dappertutto, ma soltanto vedere le cose come sono. Poterci sentire vivi senza che debba iniziare sempre qualcosa di totalmente nuovo. Credo che semplicemente dovremmo deciderci” (Hanna, Mitte Ende August).

E se Le Affinità Elettive di Goethe o i racconti di Isaac Bashevis Singer offrono una naturale ispirazione a riletture moderne, i prossimi incontri toccheranno anche il tema delle vite di grandi poeti e drammaturghi come Schiller o Kleist, che sembrano raccogliere le sfumature e l’intensità di avvenimenti di trame romanzesche. Nel mese della memoria, l’istituto ha tenuto anche ad includere due importanti documentari, tra cui Klang der Worte, che esplorano il rapporto fra cultura ebraica e tedesca. Numerosi saranno poi gli appuntamenti dedicati ad adattamenti cinematografici che consacrano le opere di grandi autori tedeschi quali Kafka, Hesse, Büchner, Fontane o del recentemente scomparso Grass, per la cui scoperta consigliamo ai lettori di partecipare alle prossime serate de La Deutsche Vita: Affinità Elettive. Letteratura e Cinema.