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Vivere - Franck Saurel

Articolo pubblicato il 12 settembre 2007
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Articolo pubblicato il 12 settembre 2007
Vi vorrei presentare… i ragazzi e le ragazze che frequentano questo posto tutti i giorni, hanno dai 10 ai 17 anni e sono del campo di Jenine. Invadono il teatro a partire dalle dieci del mattino e per fortuna che le porte restano aperte... Non vi nasconderò che mi sono affezionato a tutti questi ragazzini, non vi potete immaginare di come abbiano sete… di TUTTO.
Frequentano corsi di teatro, informatica, circo e capoeira, in questo momento con me. Le loro emozioni sono moltiplicate per mille, sono a fior di pelle; prendono tutto ciò che la vita gli offre. “I love you, do you love me?” è una delle frasi che ricorre più spesso sulle loro bocche, “habibi”, ti amo, una battaglia da lasciarti senza fiato, un sorriso sincero e innocente, risate, sorrisi… debordamento di violenza, debordamento di amore, debordamento di un violento amore. L’occupazione li isola dentro questa città e la società li imprigiona dentro quest’avvenire da martire… che idiozia la guerra, come diceva quell’altro.

Mentre gli ostacoli si alzano come nere montagne offuscando il loro futuro, loro vengono a imparare e a giocare. Che coraggio. Alcuni pensano che divenire martire sia la giusta soluzione anche se non è che ne abbiano voglia, altri capiscono che l’educazione e la conoscenza sono una soluzione, anche se loro non ne hanno accesso, giocano, si incontrano, apprendono, questo posto resiste e loro resistono in questo posto. “A 17 anni ho preso 4 pallottole di fucile e ho ancora i segni del coltello di un interrogatorio” mi racconta lo stesso Fares che mi ha appena regalato un fiore, questo famoso fiore che libera il suo profumo solamente nel cuore della notte…TUTTI e dico bene TUTTI hanno scelto di vivere.

Franck Saurel (ùmido)

Tradotto dal francese da Ornella Bernardi