Napoli

Va dove ti porta il voto: il punto di vista partenopeo

Articolo pubblicato il 06 aprile 2013
Articolo pubblicato il 06 aprile 2013

ARTICOLO DI GABRIELLA CONTE

Il 21 di­cem­bre 2012 la pro­fe­zia dei Maya aveva pro­no­sti­ca­to che non avrem­mo visto l’al­ba del gior­no dopo e, in­ve­ce, con­tro ogni pre­vi­sio­ne, il 22 di­cem­bre è ar­ri­va­to. Pro­prio in quel gior­no il Pre­si­den­te della Re­pub­bli­ca ha in­det­to uf­fi­cial­men­te le ele­zio­ni che si sono svol­te in Ita­lia il 24 e 25 feb­bra­io 2013.

Tut­ta­via, un’al­tra mi­nac­cia apo­ca­lit­ti­ca ha sca­te­na­to la furia di orde di stu­den­ti in­di­gna­ti ed emi­gra­ti “a breve ter­mi­ne”. L’im­pos­si­bi­li­tà di par­te­ci­pa­re al voto è la ne­ga­zio­ne di un fon­da­men­ta­le di­rit­to cit­ta­di­no.

*Con una punta di iro­nia tutta par­te­no­pea, vi ho già par­la­to sulle pa­gi­ne di Ca­fe­ba­bel del de­cre­to che ha fatto in­fu­ria­re i cit­ta­di­ni ita­lia­ni tem­po­ra­nea­men­te al­l'e­ste­ro, che non hanno po­tu­to vo­ta­re alle ele­zio­ni po­li­ti­che se non tor­nan­do al pro­prio “ovile”. I più in­di­gna­ti e più col­pi­ti dal de­cre­to sem­bra­no es­se­re stati gli stu­den­ti fuori sede e quel­li che per un breve pe­rio­do si tro­va­va­no al­l'e­ste­ro, gra­zie al pro­gram­ma Era­smus. Ho già pro­va­to a  dar voce alle loro ini­zia­ti­ve e alle loro ri­fles­sio­ni.

(cc) Dalla pa­gi­na fa­ce­book degli "Stu­den­ti ita­lia­ni che non po­tran­no vo­ta­re alle pros­si­me ele­zio­ni".

-Cosa ne pen­sa­no gli stu­den­ti na­po­le­ta­ni?

In una delle mie quo­ti­dia­ne mat­ti­ne spese ad aspet­ta­re, a volte in­va­no, il treno da pen­do­la­re, mi sono guar­da­ta in­tor­no e mi sono chie­sta cosa ne pen­sas­se­ro i miei coe­ta­nei, gio­va­ni stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri come me.  Mi sono chie­sta se un pro­ble­ma per il quale hanno al­za­to ed unito le pro­prie voci tanti gio­va­ni ita­lia­ni aves­se toc­ca­to anche la sen­si­bi­li­tà di una città come Na­po­li, spes­so mi­ste­rio­sa­men­te im­mer­sa nella pro­pria bolla par­te­no­pea.  Mi sono ar­ma­ta di ot­ti­mi­smo e ho ascol­ta­to la voce e le ri­spo­ste di due gio­va­ni studentesse.​Ho fatto qual­che do­man­da a Sonia e Na­go­re, una fuori sede a To­ri­no e una no­stal­gi­ca ex stu­den­tes­sa era­smus.

Cosa hanno in co­mu­ne? Sono en­tram­be na­po­le­ta­ne ed en­tram­be, un gior­no, hanno de­ci­so di fare le va­li­gie e al­lon­ta­nar­si da Na­po­li, per an­da­re a stu­dia­re in un'al­tra città. E sono en­tram­be al­quan­to ama­reg­gia­te.

Cer­can­do di ca­pi­re come mai l'at­ten­zio­ne me­dia­ti­ca si sia con­cen­tra­ta tanto su un pro­ble­ma per nien­te nuovo, sol­tan­to a ri­dos­so del 24 e 25 feb­bra­io, mi ri­tro­vo ad ascol­ta­re da una ra­gaz­za di ap­pe­na 22 anni un “per­chè ar­ri­va il mo­men­to delle ele­zio­ni”. E forse non ha tutti i torti; in­som­ma, ci fa co­mo­do ri­cor­da­re che ab­bia­mo un pro­ble­ma solo quan­do dob­bia­mo af­fron­tar­lo, ri­man­dan­do il più pos­si­bi­le la ri­cer­ca di una so­lu­zio­ne, in per­fet­ta sin­to­nia con lo stile al­l'i­ta­lia­na.

No­no­stan­te l'una studi psi­co­lo­gia e l'al­tra giu­ri­spru­den­za, sem­bra­no es­se­re en­tram­be d'ac­cor­do che i so­cial media come fa­ce­book, ab­bia­no aiu­ta­to a ca­ta­liz­za­re l'at­ten­zio­ne di tutti su una que­stio­ne di vec­chia data.

-Per­chè in un Paese in cui ci si ri­fe­ri­sce agli asten­sio­ni­sti come “il primo par­ti­to d'I­ta­lia” e i gio­va­ni sono spes­so col­pe­vo­liz­za­ti per la loro “di­saf­fe­zio­ne po­li­ti­ca”, gli stu­den­ti era­smus, in­ve­ce, sem­bra­no es­se­re stati così at­ti­vi e de­ci­si nel voler vo­ta­re?

“Io non credo che gli era­smus siano, in ge­ne­ra­le, più at­ti­vi di altri", mi ri­spon­de Na­go­re, ex stu­den­tes­sa era­smus in Spa­gna. "Sem­pli­ce­men­te da al­cu­ni anni tra noi gio­va­ni si è ri­sve­glia­to un sen­ti­men­to di par­te­ci­pa­zio­ne di­ret­ta, di vo­glia di co­no­sce­re i pro­pri di­rit­ti e di ve­der­li ri­spet­ta­ti.”

Al­lo­ra le chie­do se, una volta tanto, pos­sia­mo dare qual­che me­ri­to a que­sto pro­gram­ma eu­ro­peo, il me­ri­to di ri­sve­glia­re la mente.“Credo che cer­ta­men­te l'e­ra­smus apra la mente. Aiuta a con­fron­tar­si con mondi che prima si co­no­sce­va­no solo in­di­ret­ta­men­te e quin­di anche con si­tua­zio­ni po­li­ti­che di­ver­se. Ine­vi­ta­bil­men­te que­sto con­du­ce ad un con­fron­to con quel­la  che è la real­tà po­li­ti­ca ita­lia­na
.”

(cc)) L'i­ro­nia degli stu­den­ti fuori sede che pro­te­sta­no con­tro il de­cre­to che ha im­pe­di­to di vo­ta­re a molti di loro.

-Qua­le so­lu­zio­ne avre­sti pro­po­sto o vo­lu­to che fosse presa in me­ri­to, per per­met­ter­ti di vo­ta­re?

Sonia, la stu­den­tes­sa di psi­co­lo­gia fuori sede, sem­bra avere le idee chia­re. “Una pos­si­bi­le so­lu­zio­ne po­te­va es­se­re il voto tra­mi­te si­ste­mi di co­mu­ni­ca­zio­ne quali e-mail, con tanto di al­le­ga­to del do­cu­men­to di iden­ti­tà, o più sem­pli­ce­men­te il voto per de­le­ga. In ul­ti­mo, il rim­bor­so to­ta­le di viag­gio.

Op­pu­re, in casi si­mi­li, l'u­ni­ver­si­tà pres­so la quale si stu­dia po­treb­be ri­la­scia­re un do­cu­men­to per di­mo­stra­re la sua ef­fet­ti­va per­ma­nen­za in un luogo di­ver­so da quel­lo di re­si­den­za, che po­treb­be sen­z'al­tro tor­na­re utile anche per il con­trat­to di af­fit­to".

So­lu­zio­ni opi­na­bi­li, pos­si­bi­li o ir­rea­liz­za­bi­li, sono co­mun­que le idee di chi al­l'ar­go­men­to ci tiene, di chi ha sem­pre eser­ci­ta­to il pro­prio di­rit­to-do­ve­re di voto.

L'ul­ti­ma do­man­da la ri­ser­vo a Sonia, la na­po­le­ta­na fuori sede a To­ri­no. Ed è, forse, la do­man­da più im­por­tan­te.

-Sei tor­na­ta in Ita­lia per vo­ta­re il 24-25 feb­bra­io?   

“Non ho avuto la pos­si­bi­li­tà di tor­na­re nella mia città d'o­ri­gi­ne per vo­ta­re. Mi sono sen­ti­ta come un «sog­get­to pas­si­vo» nelle mani dello Stato, per mo­ti­va­zio­ni me­ra­men­te eco­no­mi­che ed uni­ver­si­ta­rie.”

Come Sonia, molte per­so­ne non hanno vo­ta­to, ma non per­chè non ab­bia­no vo­lu­to farlo, fos­se­ro in­de­ci­si o in­sen­si­bi­li al ri­chia­mo politico.​La di­saf­fe­zio­ne po­li­ti­ca dei gio­va­ni, forse, è da ri­cer­ca­re di­ret­ta­men­te nel di­sin­te­res­se della clas­se po­li­ti­ca alle esi­gen­ze e ai bi­so­gni di chi la pro­pria parte la vuole fare.

A pre­scin­de­re da tutti i di­scor­si de­ma­go­gi­ci o i pa­re­ri per­so­na­li, con­fron­tar­si con coe­ta­nei che vi­vo­no nella tua stes­sa città ti fa apri­re dav­ve­ro gli occhi. Ciò che ha in­di­gna­to que­sti ra­gaz­zi (stu­den­ti, la­vo­ra­to­ri, emi­gra­ti oc­ca­sio­na­li e anche le per­so­ne non di­ret­ta­men­te coin­vol­te nella vi­cen­da) e con­ti­nua a farlo è l'o­sti­na­zio­ne di pro­mes­se di una ge­ne­ra­zio­ne po­li­ti­ca e di una chia­ma­ta al cam­bia­men­to che non trova mai ri­scon­tro nell'im­mo­bi­li­smo della real­tà ita­lia­na.

(cc) Le pro­te­ste sul web degli stu­den­ti al­l'e­ste­ro du­ran­te il pe­rio­do elet­to­ra­le.

Ri­flet­ten­do con Sonia e Na­go­re di quan­to sia di­scri­mi­nan­te que­sto de­cre­to che ha im­pe­di­to a molti cit­ta­di­ni ita­lia­ni di espri­me­re la pro­pria pre­fe­ren­za di voto, mi sono ri­cor­da­ta di quan­do sono stata anche io una stu­den­tes­sa Era­smus e mi sono sen­ti­ta, a volte, fe­ri­ta ed anche un po' av­vi­li­ta dalle do­man­de e i dubbi dei miei amici stra­nie­ri che, gira e ri­gi­ra, fi­ni­va­no sem­pre con il toc­ca­re pro­ble­mi sto­ri­ci e sco­mo­di di Na­po­li e del­l'I­ta­lia.

Così come noi na­po­le­ta­ni, ita­lia­ni, cit­ta­di­ni ed emi­gran­ti tem­po­ra­nei in qual­sia­si an­go­lo d'Eu­ro­pa ci sen­ti­re­mo sem­pre un po' tra­di­ti, e anche un po' in­caz­za­ti, dalle per­cen­tua­li di voto, i com­men­ti ed i cli­chés che ci fanno ap­pa­ri­re come un po­po­lo, so­prat­tut­to quel­lo dei gio­va­ni, ano­ni­mo e di­sin­te­res­sa­to ai pro­pri di­rit­ti e do­ve­ri.

Pizza, spa­ghet­ti, sole, mare...e asten­sio­ni­smo.

''If vo­ting made any dif­fe­ren­ce they wouldn't let us do it.'' (Mark Twain)

Photo cre­di­ts: © pa­gi­na fa­ce­book Stu­den­ti ita­lia­ni che non po­tran­no vo­ta­re alle pros­si­me ele­zio­ni