Napoli

Posteggiatori tristi: il busker a Napoli si reinventa così

Articolo pubblicato il 27 marzo 2013
Articolo pubblicato il 27 marzo 2013

La posteggia è un’antica forma di arte di strada a Napoli. Nelle pizzerie, nei ristoranti, nelle osterie musicisti e cantanti si esibiscono per gli avventori traendo ispirazione dal vasto repertorio della canzone classica napoletana. Un terzetto di giovani artisti l’ha reinterpretata con successo: sono i Posteggiatori tristi.

Dopo i primi spettacoli Concertino ‘ntussecato e All’idea di quel metallo è iniziata la serie Operazione Sciarappa. Nei tre episodi i Posteggiatori affrontano improbabili avventure che li vedono suonare sul Titanic o recitare la sceneggiata napoletana nella tundra.

Mangiando una pizza in via dei Tribunali capita, a volte, di ascoltare la piacevole interpretazione di un brano della tradizione napoletana; ad esibirsi sono tre giovani artisti che incuriosiscono e attirano l’attenzione. Entrano nella sala vestiti in modo sui generis, suonano e cantano. In breve tempo la maggior parte delle conversazioni ai tavoli s’interrompe e gli sguardi sono puntati su di loro. Hanno qualcosa di diverso dagli altri posteggiatori e non sono solo gli abiti che indossano a renderli originali. Sono buffi, un po’ grotteschi. Più che cantanti e musicisti sembrano personaggi della macchietta. Quando il brano finisce assumono un’aria palesemente teatrale nel ricevere l’applauso, anche quando non c’è. Passano tra i tavoli per chiedere una mancia e vanno via con la stessa aria palesemente teatrale di prima. Sono i Posteggiatori tristi, ovvero Karamazov (Pietro Botte), il Maestro Lapezza (Davide d’Alò) e Paraustiello (Ivan Virgulto). Tre personaggi nati da un’intuizione: quella di reinventare una figura tradizionale mettendo insieme generi e forme d’arte diverse.

Incontro Pietro Botte nel cuore della Napoli artistica, a piazza Bellini, e prima di cominciare a parlare del terzetto di cui fa parte gli chiedo come spiegherebbe chi è il posteggiatore. “È il busker a Napoli” risponde “qui è molto difficile fare musica in strada perché, anche se è raro avere problemi con le autorità, non si guadagna molto. Invece è diffusa la tradizione della posteggia, cioè dell’artista che si esibisce nei ristoranti e nelle osterie.Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 era una figura molto importante per Napoli e per la sua tradizione musicale, ma poi col tempo si è andata perdendo”. La causa principale, mi spiega, è legata al fatto che i posteggiatori non facevano altro che portare in giro le canzoni della festa di Piedigrotta in un’epoca in cui non erano comuni i mezzi di riproduzione della musica. Con la diffusione delle nuove tecnologie il posteggiatore ha perduto il suo ruolo. Nel frattempo è cambiato non solo il modo di ascoltare, ma anche quello di fare la musica napoletana.

Pietro e i suoi amici hanno pensato di proporre questa figura sotto una veste nuova, che fosse teatrale e comica allo stesso tempo. “L’idea è nata e cresciuta un po’ alla volta e si è trasformata pian piano. Inizialmente ho pensato: perché non costruire un carattere che giochi sia con la tradizione che con la figura stessa del posteggiatore? Quindi mi sono creato questo personaggio insolito, strano, triste, melanconico, che sembra uscito un po’ dai fumetti un po’ dal passato, che si crede un grande interprete della canzone napoletana ma si risolve in un semplice, umile posteggiatore”.

Il nome posteggia deriva dal ‘puosto' , il luogo che gli artisti occupavano per le loro esibizioni. La tradizione risale ad epoche molto antiche ed ha una storia ricca di fatti, personaggi e luoghi. Nel 1891, mentre si esibiva in via Caracciolo, il giovane Enrico Caruso fu scoperto dal baritono Missiano.

Come dei donchisciotte i personaggi vivono proiettati in un mondo diverso da quello reale e la loro tristezza deriva dall’impatto con la realtà. Questa discrepanza tra il mondo fantastico in cui vivono e quello reale, con cui comunque devono fare i conti, è uno degli elementi che generano la comicità. “La loro condizione marginale, la loro tristezza, da cui è derivato anche il nome del gruppo, è comica, è clownesca”. Pietro Botte li definisce “posteggiatori atipici”, anche perché mentre in genere “il posteggiatore può conoscere anche 2-300 canzoni, il nostro repertorio è limitato alla macchietta, alla canzone ironica e ad alcuni brani della tradizione riadattati”.

All’inizio chi ci guardava “era molto stupito, sorpreso, poiché non sono io che vado a fare la posteggia, ma il mio personaggio, Karamazov, che ha un certo stile e una certa espressione. Anche i ristoratori erano incuriositi. Le prime volte ad esempio non parlavamo, cantavamo soltanto. Poi però, frequentando le strade del centro, siamo riusciti a creare un legame con il pubblico che adesso ci riconosce”.

Ben presto la loro esperienza si è evoluta sviluppandosi in modi diversi. Così alle loro esibizioni di strada si sono affiancati la realizzazione di video e il teatro. “I nostri video rappresentano il finto mondo dei Posteggiatori tristi. Sono sempre un po’ onirici, un po’ poetici. C’è sempre l’idea che i nostri personaggi credano in una realtà che non è, puntualmente smentita da qualcosa”. Vista la natura spettacolare delle esibizioni del trio, viene da pensare che il teatro fosse scritto nel suo destino. E infatti è arrivato grazie all’incontro con la regista e drammaturga Sara Sole Notarbartolo e con l’attrice Valentina Curatoli. ‘Operazione Sciarappa’ è uno spettacolo sviluppato in tre episodi ed è ambientato nel mondo di Karamazov, del maestro Lapezza e di Paraustiello. “L’anno scorso, per gioco, abbiamo messo in scena il primo spettacolo con Valentina Curatoli che interpretava la figlia del fantomatico commendatore Sciarappa, lo sponsor del terzetto, altro elemento del nostro mondo fittizio in cui non si capisce bene dove finisce la finzione e dove comincia la realtà. Grazie ai consensi ricevuti e all’entusiasmo generato dalla storia, abbiamo pensato di continuarla con altri episodi da mettere insieme così da coprire l’intera stagione. Poi è nata anche una specie di sfida, quella di far collaborare contemporaneamente tre teatri di Napoli cambiando tutto a un mese di distanza: spazio, scenografie, testo, musiche, musicisti. È stato molto impegnativo ma è stato bello”.

Nel mondo di Karamazov e dei suoi amici il Commendatore Sciarappa, produttore della omonima soda, è il ricco sponsor della compagnia. Per non perdere il loro finanziatore i Posteggiatori devono accettare che la prima donna sia la sua antipatica e odiosa figlia Sciarlotta.

Se c’è una cosa che non può sfuggire a chi li osserva, in teatro come per strada e in video, è che loro piacciono anche perché prima di divertire gli spettatori sono loro stessi a divertirsi, giocando con l’arte, mescolando musica, canzone, teatro. Eppure chissà, forse i Posteggiatori tristi neanche sarebbero nati se i tagli alla cultura non avessero finito per ridisegnare in parte il mondo dell’arte. “Noi facciamo la posteggia perché ci piace” dice Pietro “ma anche perché ne abbiamo la necessità, poiché oggi fare la nostra professione come si poteva fare prima è molto più difficile”. È proprio in questo contesto che si è sviluppata la loro collaborazione con l’Ex Asilo Filangieri, lo spazio occupato divenuto simbolo delle proteste degli artisti napoletani e fucina di nuove esperienze. “’Operazione Sciarappa’ è stato completamente autoprodotto, con dei contributi simbolici ricevuti da alcuni ristoratori del centro storico che hanno voluto partecipare all’iniziativa. È sembrato normale sia a noi che ai gestori dell’Ex Asilo di metter su una collaborazione produttiva. Così ci hanno messo a disposizione gli spazi per le prove. In tal senso è anche molto interessante che le cose comincino a ridefinirsi in modo creativo. Stanno infatti nascendo nuove collaborazioni che danno lo spunto per iniziare anche nuovi discorsi”.