Napoli

Odiami. No Hate Speech Movement

Articolo pubblicato il 02 maggio 2013
Articolo pubblicato il 02 maggio 2013
di Mario Paciolla

Il 23 marzo 2013 il Consiglio d’Europa ha lanciato una Campagna di sensibilizzazione contro gli “hate speech online”. Attraverso un coinvolgimento diretto degli utenti, l’iniziativa mira a promuovere un monitoraggio partecipativo della rete con lo scopo di individuare e limitare i contenuti di siti, commenti, immagini o video che diffondono messaggi discriminatori.

alvaro tapia hidalgo/Flickr

Twitter ha annunciato l’approvazione di una riforma interna nella gestione del social network, autorizzando l’intervento diretto sul flusso dei messaggi pubblicati nei singoli paesi e permettendone la rimozione o il blocco dell’utente. La misura ha allarmato i blogger arabi, mentre il governo thailandese salutava con approvazione la possibilità di bloccare cittadini accusati di lesa maestà. La pagina è stata in breve tempo presa d’assalto, con l’intuizione che si trattasse a tutti gli effetti di una manovra contro la libertà d’espressione, prontamente accusata da come atto censorio. Tuttavia la nuova norma, seppur approvata tra intensi strascichi di polemica, non è mai stata applicata. , quando la Polizia di r ha chiesto e ottenuto la rimozione di una pagina. Il gruppo neo-nazista r è il primo utente nella storia dei cinguettii ad essere stato bloccato.

Il caso Twitter

gennaio 201

#Twittercensored

Reporters sans Frontières

Fino all’ottobre scorso

Hannove

Bressers Hannove

L’articolo della garantisce il diritto alla libertà d’espressione come una condizione necessaria a una società democratica. L’articolo della condanna invece qualsiasi espressione basata su un’idea di superiorità o di odio razziale. Cosa succede quando l’incontenibilità di internet, garantendo anonimato e impunità, diventa un’antenna per la diffusione di messaggi razzisti? Un cortocircuito. In quale misura la libertà d’espressione è un argomento valido per mettere a repentaglio il diritto a non essere discriminati? Libertà o sicurezza?

Libertà d’espressione o di discriminazione?

10

Convenzione europea dei diritti dell’uomo

4

Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione

Il web permette un coinvolgimento totalizzante dell’individuo. Identità cibernetiche si riversano nello spazio fluido di una diaspora postmoderna. Le comuni declinazioni dello spazio e del tempo perdono organicità, si frammentano, si disperdono, si cristallizzano su uno schermo insonne. Facebook, Twitter, Youtube, Streaming, E-mail, Skype, WhatsApp sono i paradigmi di un nuovo linguaggio che codifica le nostre giornate. E se il confine tra online e offline diviene sempre più labile, . Che succede se un utente diffonde materiale che incita all’odio contro una determinata categoria? Il messaggio può essere letto e condiviso, un passaparola che si sedimenta nella coscienza comune del web, collettiva perché nessuno avrà alzato la mano.

l’impatto che uno genera sull’altro è ignorato

Il logo della campagna

È questa la breccia di riflessione in cui si inserisce il (attivo anche su ), campagna promossa dal Consiglio d’Europa con il coinvolgimento di circa 1000 organizzazioni sparse sull’intero territorio europeo, tra cui il . Avviata nel e lanciata il , l’iniziativa durerà fino al con lo scopo di attivare una mobilitazione trasversale per la prevenzione, il monitoraggio e la denuncia di siti che promuovono discorsi di incitamento all’odio. Nulla a che vedere con tentativi di controllo della rete bypassati da acronimi impronunciabili quali SOPA, PIPA, ACTA, TTPA. Si tratta di animare un dibattito costruttivo, il cui principale artefice e destinatario è il cittadino. Far emergere una consapevolezza critica sul tema, mettendo in evidenza strumenti adeguati in grado di arginare tale fenomeno con segnalazioni dirette a enti quali l’ o l’. Basta un click per partecipare rilevando un caso di “hate speech”.

No Hate Speech MovementFacebookCEIPES di Palermo201223 marzo 20132014UNARINACH

Secondo la , i casi di discriminazione segnalati sono aumentati da circa a più di tra il e il . Un dato importante, che dimostra una presa di posizione decisa, soprattutto se si considera che l’ambito più frequente di discriminazione è proprio il web con una percentuale del sul totale. Un altro aspetto inquietante è  la “diversificazione” dello hate speech, non più ricondotto esclusivamente a ragioni etnico-razziali, ma rivolto anche a donne, omosessuali e addirittura disabili, con fenomeni distorsivi emergenti quali il cyber-bullismo. Sarebbe piuttosto ingenuo però ricondurre il tutto a una mera escrescenza sociale. Il problema è ben più profondo. Negli ultimi anni si è assistito infatti a un allarmante riemergere di discorsi razzisti, poi diffusi in rete, pronunciati da esponenti di partiti che hanno ottenuto rilevanti appoggi elettorali nei rispettivi paesi. Il in e il in nel , il in e in nel . Ma anche la in . In , la addirittura ha governato dal al , e il gruppo neo-fascista si è candidato alle ultime elezioni. Senza dimenticare le tragedie di , e . E per ultimo, da parte di “illustri” esponenti della lega e sui siti di estrema destra.

La nuova Cadillac

relazione UNAR

750

1000

2010

2011

22,6%

Partij Voor de Vrijheid

Olanda

British National Party

Gran Bretagna

2009

Front National

Francia

Alba Dorata

Grecia

2012

Plataforma per Catalunya

Spagna

Italia

Lega Nord

2008

2011

Casa Pound

Utoya

Firenze

Tolosa

gli insulti razzisti rivolti al nuovo ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge

 L’Europa è evidentemente in crisi. L’errore è credere che la crisi sia economica, rimandando i conti con il proprio passato coloniale e fratricida. La campagna è un segno della volontà di una narrazione collettiva che unisca proprio sull’argomento che maggiormente ha diviso. Il razzismo.Uno dei problemi principali nella gestione dello hate speech online, oltre alla possibilità di anonimato e l’assenza di una regolamentazione, è la mancanza di un’uniformità giurisdizionale. Dal sono stati numerosi gli sforzi comunitari al riguardo, tra cui la nel o l’approvazione del nel . Il No Hate Speech Movement segue tale solco, ma invita il cittadino stesso ad intervenire quotidianamente. E’ a partire da tale consapevolezza di azione dal basso che è possibile il cambiamento.

1995Convenzione Internazionale contro il Cybercrimine1996Safer Internet Plus2005

ripeteva sempre che . Lo Hate Speech è la Cadillac del nuovo millennio. Il web la sua strada. Le segnalazioni degli internauti il suo divieto.

Malcolm X“il razzismo è come una Cadillac: ne esce una nuova ogni anno. E anche se il modello del 1960 non può essere come quello del 1920, si tratta pur sempre di una Cadillac”