Napoli

"NoiaNoir": I Pennelli di Vermeer, la noia e i mass media

Articolo pubblicato il 20 giugno 2014
Articolo pubblicato il 20 giugno 2014

“È come un vuoto dentro, qui dentro me

Ma fuori è pure peggio, se noia c’è

Lupi mannari sento intorno a me

Figli del teleschermo, figli del web.”

(NoiaNoir, Ouverture)

I versi della ou­ver­tu­re di No­ia­Noir, ul­ti­mo la­vo­ro di­sco­gra­fi­co de I Pen­nel­li di Ver­meer apro­no la scena su una real­tà grot­te­sca e tra­gi­co­mi­ca che co­no­scia­mo fin trop­po bene: la no­stra. E di un aspet­to in par­ti­co­la­re a que­sta le­ga­to, un lato iden­ti­fi­ca­to da una delle 12 trac­ce che com­pon­go­no l’al­bum: Or­ri­do Tour. Par­ten­do, in­fat­ti, da un mi­ste­rio­so caso di omi­ci­dio - quel­lo della fan­to­ma­ti­ca sou­bret­te Mrs Rose - I Pen­nel­li di Ver­meer ri­flet­to­no e af­fron­ta­no in chia­ve sa­ti­ri­ca il pro­ces­so di al­te­ra­zio­ne at­tra­ver­so il quale fatti di cro­na­ca nera di­ven­ti­no – una volta nelle grin­fie dei mass media e dei so­cial net­work – quei ma­ca­bri tor­men­to­ni me­dia­ti­ci cui ormai siamo av­vez­zi. Basti pen­sa­re ai vari casi Fran­zo­ni, Scaz­zi, Mis­se­ri e così via.

Come sot­to­li­nea­to da Pa­squa­le Sor­ren­ti­no, au­to­re e com­po­si­to­re de I Pen­nel­li di Ver­meer, l’al­bum nasce e di­ven­ta il pre­te­sto per par­la­re di una noia so­cia­le in cui re­gna­no pa­dro­ni i media che, at­tra­ver­so gon­fia­ti e grot­te­schi fe­no­me­ni so­cia­li, lu­cra­no su fatti di cro­na­ca nera. No­ia­Noir è più di un sem­pli­ce album. È una ri­fles­sio­ne, una sto­ria che si snoda a par­ti­re da un omi­ci­dio, pas­san­do per la no­ti­zia al “te­le­pia­gno­ne”, la cat­tu­ra del­l’as­sas­si­no, il pro­ces­so e tutti quei “fat­to­ri e com­por­ta­men­ti umani che di­la­ga­no a causa della noia.” La real­tà si me­sco­la alla fin­zio­ne al punto tale che – come scrit­to nelle note che ac­com­pa­gna­no l’al­bum – viene da chie­der­si: “Chi è il vero col­pe­vo­le? Il kil­ler o l’in­for­ma­zio­ne?”

No­ia­Noir è un disco mu­si­cal­men­te ricco e com­ples­so, che spa­zia da so­no­ri­tà clas­si­che a ritmi funky, pas­san­do per il reg­gae, il rock, il folk e i mo­ti­vet­ti degli spot pub­bli­ci­ta­ri pa­ti­na­ti. Un’or­gia mu­si­ca­le che ri­flet­te l’a­ni­ma stes­sa de I Pen­nel­li di Ver­meer, for­ma­zio­ne mu­si­ca­le che, come i suoi stes­si com­po­nen­ti ten­go­no a sot­to­li­nea­re “è un pro­get­to mu­si­ca­le e non solo; è un’o­pe­ra aper­ta, sem­pre in evo­lu­zio­ne dove tran­si­ta­no, si scon­tra­no e si fon­do­no il rock, il tea­tro, la can­zo­ne d’au­to­re. L’u­ni­ca pa­ro­la che con­trad­di­stin­gue il pro­get­to è con­ta­mi­na­zio­ne, di ge­ne­ri, di lin­guag­gi espres­si­vi, di umori e di per­so­ne. Siamo un la­bo­ra­to­rio mu­si­co/tea­tra­le privo di con­fi­ni (gli unici sono quel­li del pal­co­sce­ni­co) dove l’Ar­te è in­te­sa come espe­rien­za esi­sten­zia­le, ri­cer­ca, TE­RA­PIA!”

Una con­vin­zio­ne, quel­la de I Pen­nel­li di Ver­meer, che esplo­de in tuta la sua forza già dalle note clas­si­cheg­gian­ti della ou­ver­tu­re, e che ri­man­da ai ko­los­sal hol­ly­woo­dia­ni, spo­stan­do­si poi sul piano elet­tro­ni­co con il brano Ray Chat, in­cen­tra­to su una fan­to­ma­ti­ca – ma mica poi tanto – fi­gu­ra os­ses­sio­na­ta dal web, come di­mo­stra­no i versi scio­gli­lin­gua “taggo, loggo, linko, loggo, taggo” che di­ven­ta il primo so­spet­ta­to del­l’o­mi­ci­dio di Mrs Rose, un’al­tret­tan­to enig­ma­ti­ca vit­ti­ma. Men­tre il disco si di­pa­na come un filo di Arian­na, al­ter­nan­do mo­men­ti mu­si­ca­li ora cao­ti­ci ora in­tro­spet­ti­vi a parti at­to­ria­li che mi­ma­no le voci dei te­le­gior­na­li, si ar­ri­va al rock so­ste­nu­to di Show Case e poi al brano di chiu­su­ra, che non avreb­be po­tu­to avere ti­to­lo più az­zec­ca­to di Animi Ano­ni­mi, dai cui versi emer­ge l’a­ma­ra e tra­gi­co­mi­ca con­sa­pe­vo­lez­za che, una volta “pas­sa­to di moda” il caso me­dia­ti­co, resti sol­tan­to, spes­sa e pe­san­te, quel­la noia che af­flig­ge, chi più chi meno, noi “animi ano­ni­mi va­gan­ti, per­den­ti.”

I Pen­nel­li di Ver­meer si con­fer­ma­no una for­ma­zio­ne mu­si­ca­le in­te­res­san­te, com­ples­sa e mai scon­ta­ta, come hanno di­mo­stra­to a suo tempo le prime usci­te di­sco­gra­fi­che Tra­me­dan­na­ta (2007) e La pri­ma­ve­ra dei sordi (2008) pro­dot­te dal­l’e­ti­chet­ta na­po­le­ta­na La can­zo­net­ta/Sin­te­si 3000. A se­gui­re poi il suc­ces­so del 2010, La sacra fa­mi­glia – Tra­gi­com­me­dia mu­si­ca­le in 3 atti, che vede la for­ma­zio­ne de­but­ta­re in tea­tro con un pro­get­to di tea­tro-can­zo­ne. E ades­so No­ia­Noir, pro­dot­to dalla Ma­rot­ta & Ca­fie­ro - già va­li­da casa edi­tri­ce na­po­le­ta­na e ades­so im­pe­gna­ta anche come eti­chet­ta di­sco­gra­fi­ca - a sug­gel­la­re un per­cor­so che si ri­ve­la in­te­res­san­te per la sua im­pre­ve­di­bi­li­tà e, so­prat­tut­to, per il mes­sag­gio e il punto di vista cri­ti­co che ca­rat­te­riz­za il grup­po par­te­no­peo.

I Pen­nel­li di Ver­meer:

Pa­squa­le Sor­ren­ti­no (voce, chi­tar­ra acu­sti­ca, uku­le­le)

Ste­fa­nia Aprea (voce)

Pa­squa­le Pa­lom­ba (chi­tar­ra acu­sti­ca, chi­tar­ra elet­tri­ca)

Mau­ri­zio D’An­to­nio (basso elet­tri­co)

Raf­fae­le Po­li­me­no (piano, key­boards, moog)

Marco Sor­ren­ti­no (bat­te­ria, voce)

Testi: Pa­squa­le Sor­ren­ti­no & Gior­gio Volpe

Mu­si­che: Pa­squa­le Sor­ren­ti­no

Ar­ran­gia­men­ti: Pen­nel­li di Ver­meer