Napoli

Cosa ne pensano i giovani turchi dei risultati elettorali del primo novembre?

Articolo pubblicato il 11 novembre 2015
Articolo pubblicato il 11 novembre 2015

Le elezioni che si sono svolte in Turchia il primo novembre hanno segnato una sorprendente vittoria dell'AKP che ha blindato la presidenza di Recep Tayyip Erdoğan. Un risultato inaspettato che è stato accolto con preoccupazione sia dagli stati occidentali che da parte della popolazione del paese. Abbiamo chiesto ad alcuni amici turchi il loro parere sulle elezioni e sui loro esiti.

Gli esiti elettorali di dieci giorni fa hanno consegnato al presidente Erdoğan una vittoria schiacchiante che gli offre la possibilità di esercitare liberamente il proprio potere. Si teme che il governo turco possa, approfittando del forte rallentamento della sua economia, della crisi siriana e dell'irrisolta questione curda, progressivamente diminuire la libertà e trasformare la Turchia in un regime. Preoccupazioni che sono state confermate già da alcune ONG, come Reporters without Borders: secondo l'edizione 2015 del World Press Freedom Index, l'informazione ed i media sono fortemente osteggiati dalle forze governative. Per cercare di capire di più sulla situazione turca ho deciso di contattare quattro amici, conosciuti grazie ai progetti organizzati da Citizens of Europe, e farmi raccontare, dal loro punto di vista, il clima pre e post-elettorale in Turchia e quali credono saranno gli esiti di queste elezioni.

Zeynep, 27 anni

Posso dire che è stata una sorpresa per tutti noi, anche per le persone che lo hanno votato; credo che nessuno si aspettasse un risultato simile. Secondo me le persone si sono lasciate intimorite dall’instabilità del paese, specialmente dopo le bombe che hanno ucciso tantissimi innocenti. Non mi sarei aspettata che coloro che non avevano mai votato per Erdoğan lo avrebbero fatto questa volta, ma mi sbagliavo. Non mi sento al sicuro nel mio paese, anche se lavorassi per il governo e facessi un lavoro onesto. È vero che nessuno ti spara e sei protetto dalla legge, ma sono preoccupata per la mia libertà e non credo ci sia più una giustizia equa. Credo che tu abbia sentito delle pressioni sui mass media in Turchia: nessuno doveva giudicare l’operato e gli accordi politici del presidente e del suo governo. Temo che la situazione si inasprirà, perché ora non c’è niente o nessuno che possa fermarli.

Denizhan, 24 anni

Credo sia importante un chiarimento: tecnicamente, Erdoğan non è stato rieletto - al momento, ricopre la carica di Presidente della Repubblica. A sostituirlo come primo ministro è stato scelto, ora, Ahmet Davutoğlu: una scelta che non mi ha sorpreso. La situazione economica turca sta progressivamente peggiorando, mentre aumentano gli episodi terroristici - anche nella capitale - che hanno intimorito migliaia di persone. La politica adottata dall’AKP negli ultimi anni non ha sortito miglioramenti eppure, durante la campagna elettorale, gli uomini del partito hanno continuato a sottolineare e ricordare la grave situazione economica e le minacce terroristiche: non mi stupisco che le persone, impaurite, abbiano alla fine scelto di votare per loro.

Ali, 28 anni

Il risultato delle elezioni è stato inaspettato per tutti i turchi, me compreso. Nessuno avrebbe scommesso su una tale vittoria dell’AKP ed i sondaggi pre-elettorali non delineavano alcun risultato simile. Per questa ragione, dobbiamo accettare che questi risultati siano davvero una sorpresa per tutti noi.

Il futuro della Turchia non mi sembra roseo. La questione più importante della nostra politica è il rapporto tra lo stato ed i Curdi. Tutte le formazioni politiche curde, compresi il PKK e l’HDP, hanno avuto pessimi rapporti con l’AKP e perciò sarà difficile per queste realtà confrontarsi con il partito vincitore e parlare di pace. In altre parole, l’AKP avrà un ruolo preminente in questi negoziati mentre il PKK non riuscirà a conquistare la fiducia della società turca. Il futuro della pace tra i turchi ed i curdi è messo a rischio da questi risultati elettorali. È anche probabile che il PKK possa ricorrere alla violenza per cercare di raggiungere i suoi obiettivi politici: credo che il ‘cessate il fuoco’ stia per finire.

Riguardo i rapporti tra Turchia e curdi, è necessario considerare cosa accadrà in Rojava. La questione ha una risonanza internazionale perché quasi tutti gli stati europei hanno mostrato di apprezzare lo sviluppo di uno stato curdo nella Siria settentrionale. Eppure la Turchia considera il Rojava (e l'YPG ed il YPJ) un’organizzazione terroristica. Perciò credo che si tenterà di creare una serie di campi profughi nel mezzo dei differenti cantoni del Rojava e si cercherà di prevenire la creazione di un’entità statale dei curdi in Siria. Un’ultima incognita è costituita dal ruolo e dagli aiuti che gli stati europei potrebbero offrire al Rojava. Ritengo che l’AKP, e con esso la Turchia, faranno il possibile per creare problemi al Rojava. Infine vi è un’altra domanda da considerare: come l’YPG e l’YPJ possano lottare contro l’ISIS senza alcun aiuto esterno.

Tornando ai risultati, credo che essi mostrino che la maggioranza della popolazione turca non si preoccupa delle libertà individuali. Credo che molte persone non si preoccupino delle libertà di parola, di espressione, di informazione e così via. Di più: nonostante si sappia che Erdoğan ed altri membri dell’AKP siano coinvolti in scandali, la maggioranza continua a sostenerli. Ritengo che ci sia una sola motivazione che possa giustificare questa fiducia: la maggioranza crede che, continuando a sostenere questo governo, ci sarà un aumento dei benefici economici.

Penso che dovremo affrontare tempi difficili. La pace e la libertà in Turchia devono essere protette: il paese si sta lentamente trasformando in uno stereotipo degli stati dispotici del Medio Oriente. Infine credo che gli stati europei dovrebbero essere più attenti nel relazionarsi con Erdoğan.

Selin, 25 anni

Prima delle elezioni in Turchia ci sono stati numerosi attentati, che hanno ucciso circa 145 soldati e 235 civili. Durante la campagna elettorale la maggioranza delle persone non si sentiva protetta e quest’atmosfera ha giocato a favore di Erdoğan e del suo partito. Se guardiamo ai risultati, circa la metà della popolazione ha votato per loro. Ora il suo obiettivo è di aumentare ancor di più il suo potere, mascherandolo con un sistema elettorale presidenziale simile a quello degli Stati Uniti. La fine delle elezioni ha già segnato una diminuzione delle libertà: ieri due persone sono state arrestate per aver criticato il presidente su dei social media [il 3 novembre due redattori del settimanale Nokta sono stati arrestati con l'accusa di associazione a delinquere per aver pubblicato, in copertina, un articolo dal titolo "2 novembre: l'inizio della guerra civile in Turchia"]. Temo che la Turchia stia diventando uno stato di polizia: le forze dell’ordine hanno un potere sempre maggiore e i media non possono esprimersi liberamente. Direi che l’obiettivo di Erdoğan sia diventare un secondo Atatürk, ma a modo suo. Quindici anni fa, se una donna avesse indossato il velo, non sarebbe potuta andare all’università o non avrebbe potuto lavorare per il governo. Ora è possibile scegliere liberamente se indossare o meno il velo ed io sono d’accordo che si offra questa libertà. Temo che però questo spirito di mediazione sia stata sostituita dalle ambizioni politiche e che Erdoğan continui a ricorrere alla religione per realizzare i propri scopi. In questo modo si è creato una base elettorale nuova, che gli ha consentito di raggiungere la vittoria.