Napoli

Città della Scienza: va in fumo un pezzo d’Europa

Articolo pubblicato il 22 marzo 2013
Articolo pubblicato il 22 marzo 2013

La notte del 4 marzo la Città della Scienza è stata distrutta da un incendio.

Tra le migliori eccellenze italiane nell’ambito della ricerca e della divulgazione scientifica, lo Science Centre di Napoli rappresentava dagli anni Novanta un’opera innovativa fondata sul coinvolgimento generazionale che, grazie soprattutto al successo dei progetti realizzati, era riuscita ad ottenere una solida credibilità a livello internazionale. La causa dell’incendio è venuta dal mare.

L’intero complesso accoglieva tra le sue mura la Palestra della Scienza, il Planetario, l’Officina dei Piccoli, il Padiglione per le mostre temporanee, il Business Innovation Center, il Centro di Alta Formazione e il museo scientifico interattivo di II generazione. Foto di Ilaria Izzo (cc).

Il rogo della camorra

È domenica pomeriggio. Raggiungo Bagnoli in macchina. Strada facendo accendo una sigaretta, attento a tenere l’equilibrio del volante senza sbandare. Sprazzi di luce s’impennano sulla carreggiata. Il tragitto che porta a Via Coroglio offre squarci di paesaggio tra i più belli di Napoli, con il mare che scivola limpido sull’orizzonte del finestrino. Una mezz’oretta di viaggio. Senza l’ingolfo del traffico è facile trovare un parcheggio a due passi dalle macerie. L’intera area è circondata dal nastro del Sequestro Giudiziario. Tutti i cancelli sono chiusi. Poche persone in giro con poca voglia di commentare . Raggiungo la spiaggia, o almeno ciò che rimane di una strettissima cinghia di litorale completamente devastata dai rifiuti urbani. Solo Nisida di fronte allevia la pesantezza dello sguardo. Poi sul fondo le mura affumicate della struttura. Percorso qualche metro tra barche spezzate nella sabbia, una pericolante scaletta in legno separa il bagnasciuga dalla terrazzina panoramica del centro. Unico ostacolo le piantine di cactus disposte regolarmente sulla banchina. L’unica cosa rimasta ancora in ordine. Dal portone distrutto è possibile scorgere i resti di ciò che fino a poco tempo fa era uno dei centri scientifici più importanti d’Europa. Un gruppetto di pescatori tristi commenta la vittoria del Napoli sull’Atalanta. “Giuvinò, e che ce stà a dicere. E giurnal, a’ television. So’ chiacchiere. ‘Cca ‘o sapevam’ tutt’ quant’, ro’ primm mumento, chi è stato. S’hann organizzato bbuon’, so venut ro’ mar e l’hanno bruciata!.” Solo il più arzillo dei vecchietti accenna una risposta. “S’vonn’ piglià tutt’ cos’. ‘A camorr ‘na vota’ era o’scuorn e Napule. Mò è o velen’ rind’ è vene pe sta’ città!.” Da lontano si sente il grattare di una gru a lavoro sul corpo esanime della Città della Scienza. Lamento metallico di ferraglie.

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Il progetto va avanti

In tarda serata era stato puntuale l’intervento di diverse squadre dei vigili del fuoco accorsi in modo tempestivo. Ma nonostante fosse trascorsa appena una manciata di minuti tra l’allarme e il loro arrivo, l’intero edificio era stato già completamente stretto nella morsa dell’incendio. Fiamme anomale che si animavano in assenza di vento. Nessuna persona all’interno della struttura. Un’intera notte a sedare quello che da subito ai napoletani era sembrato un attacco frontale, diretto, sfacciato, bastardo della camorra. Ciò che resta della Città della Scienza sono i muri perimetrali di un’area estesa su circa 12.000 metri quadrati di cultura in cenere. La magistratura è al lavoro per individuare i responsabili di quella che da più parti qui a Napoli è percepita come un’offesa alla dignità di tutti. Non più solo un regolamento di conti, o forse sì. Ma poco importa. C’mancass. Ciò che importa è che la brutalità di quel potere invisibile che condiziona la realtà di tutti i giorni, percepibile a ogni momento di insicurezza cittadina, ha deciso di mostrarsi in tutta la sua ferocia. Non un caso, come purtroppo accade con le “vittime di camorra”, alle quali la memoria cittadina non potrà mai smettere di invocare il perdono, ma un gesto calcolato, preciso, curato nei minimi dettagli. Le tracce di solventi chimici ritrovate dalla perizia scientifica ha accertato la natura dolosa dell’incendio, appiccato contemporaneamente da sei punti d’innesco. L’unica entrata possibile per un’azione così ben organizzata era proprio quella dal lato mare.

Il primo tweet di Roberto Saviano ha denunciato i grandi interessi della camorra nell’opera di bonifica dell’Italsider, la grande area industriale nel quartiere occidentale di Napoli ormai da tempo dismessa. Sin dagli inizi del Novecento Bagnoli aveva infatti rappresentato insieme a Piombino uno dei punti strategici nel Mediterraneo, capaci di dotare l’Italia di grandi impianti costieri. Tra i primi in Europa, cui fecero seguito la costruzione degli impianti di Fos in Francia, Sagunto in Spagna e Eleosis in Grecia. La crisi degli anni Settanta provocò però l’arresto del settore siderurgico e lo smantellamento del progetto napoletano, da quel momento gradualmente lasciato in uno stato di totale abbandono. L’incapacità delle diverse amministrazioni che si sono susseguite nel corso degli anni ha poi impedito il formarsi di una chiara volontà di riqualificazione. Tra rimandi, speculazioni e interessi di vario tipo, l’idea di creare un polo scientifico sulla riva del mare ha rappresentato l’unica proposta seria in grado di riconvertire l’intera zona. L’intuizione visionaria di Vittorio Silvestrini si è concretizzata a metà degli anni Novanta nella Fondazione IDIS, e nel 2001 il sogno di un’alternativa necessaria prese forma nell’inaugurazione della Città della Scienza. Non un semplice museo, bensì il simbolo del riscatto di un’intera città che per anni ha intravisto nel successo dell’iniziativa un baluardo a difesa della propria redenzione quale centro d’interesse culturale a livello mondiale. Stessa iniziativa che nonostante lo sfregio sarà portata avanti con più vigore e determinazione di prima. “Crollano i muri, non il progetto”, le parole di Silvestrini. 

Flash mob, raccolte fondi, eventi. Grande è stata la mobilitazione che ha coinvolto personaggi come Edoardo Bennato, Fabio Cannavaro e Carlo Rubbia. Emblematica la lettera di solidarietà del piccolo Ciro.

La solidarietà europea

La notizia ha subito fatto il giro del mondo e grande è stata la solidarietà della comunità scientifica internazionale. Non sarebbe potuto essere altrimenti per un progetto vincitore del Premio Micheletti per il miglior museo scientifico europeo nel 2005, del Premio Descartes assegnato nel 2006 dall’UE per la comunicazione scientifica, nominato tra le 100 eccellenze italiane nel 2010 da Eurispes. Senza dimenticare il grande impegno profuso dal 2003 nella cooperazione euro mediterranea attraverso accordi trilaterali con l’Università Al Quds e il Bloomfield Science Museum. Palestinese la prima, israeliana la seconda. E ancora le edizioni di “Futuro Remoto” per la divulgazione della ricerca scientifica e la promozione di uno scambio culturale tra le diverse civiltà del Mediterraneo all’insegna del riconoscimento reciproco. Infine i partenariati con l’UNESCO, l’UNICEF, Hands on!Europe e l’Osservatorio Euro Mediterraneo e del Mar Nero a dimostrazione di come la vocazione europea abbia rappresentato da sempre il fondamento di tutto il lavoro svolto da Città della Scienza.

di Mario Paciolla