Milano

Milano e il prisma a sei facce

Articolo pubblicato il 09 aprile 2015
Articolo pubblicato il 09 aprile 2015

Sei scrittori vanno a caccia di storie a Milano. Una mini antologia per scoprire le molte facce della città.

Sei racconti di sei autori che non si conoscevano prima di questa piccola e misteriosa avventura editoriale. Un prisma esagonale in cui si riflettono sei facce diverse di Milano, a loro volta frammentate in un numero infinito di voci, odori e sapori di una città unica e multiforme. Tutto questo racchiuso in un volumetto blu Sellerio

C’è la Milano di Centrale, quella dei centri sociali e delle scuole. La Milano bene di una casa borghese, vista attraverso gli occhi incollati a un videogioco di un dodicenne. La attraversiamo in tram, in metrò o in bicicletta, senza fermarci mai, senza avere una meta in testa. Prima di un punto di arrivo, diventa subito un luogo da cui ripartire. 

Milano è la vera città metropolitana d’Italia: polo nevralgico della finanza, della moda, della cultura, del design. Eppure chiunque ne sta fuggendo, o ci vive da troppo tempo, riesce sempre a trovare un angolo nascosto in cui rifugiarsi, un piccolo luogo dell’animo non ancora corroso dal turismo, così diverso dallo smog e dal grigio imperanti. Un luogo puro e unico, spuntato dal nulla, magari mentre stavamo scappando da qualcos’altro, mentre ci perdevamo, salendo sul tram sbagliato. 

Al Bookpride, l’ultimo sforzo editoriale della Sellerio, intitolato semplicemente Milano, è stato presentato da tre dei suoi autori: Francesco Cataluccio, fiorentino di nascita, ma sceso su uno dei binari di Centrale vent’anni fa, Neige De Bedenetti, fotografa e scrittrice, e Helena Janeczek, che ha trovato l’ispirazione durante un pomeriggio passato al Games Week con il figlio. È strano che una casa editrice siciliana si occupi della città nemesi di Palermo. Ma è una sensazione superficiale, che ci lascia non appena guardiamo con più attenzione il lavoro e la filosofia che ha contraddistinto da sempre la casa palermitana. La Sellerio ha uno sguardo puntato al centro, ma lo osserva da una prospettiva periferica, laterale, da cui può scorgere le luci, i refusi e le ombre. 

Il filo sottile che collega la Sicilia, in quest’epoca di migrazioni, alla Stazione Centrale di Milano, è un profugo siriano, uscito dalla penna di Cataluccio, per poi essere salvato dalle navi di Mare Nostrum e lasciato mesi come un bambino in incubatrice, dimenticato in quella mastodontica cattedrale sventrata che è la nostra stazione. Come unico compagno di viaggio, ha un gatto soriano. L’approdo a Milano ricorda quello di Totò e Peppino: i treni sono solo comparse e la meraviglia che coglie all’improvviso pian piano diventano scema nel nulla. Leggendolo è come immergersi in questo dialogo poetico tra un profugo siriano mezzo ebreo e l’edificio maestoso e incomprensibile, sventrato dal suo ruolo, ora trasformato in un labirinto commerciale.

E ancora in Sicilia, a Palermo, vuole fuggire la protagonista del racconto di Neige De Benedetti, Annalisa. Ma prima di lasciare questa città, di cui non sa nulla, vuole dare un ultimo sguardo al paesaggio urbano che l’ha accompagnata in silenzio in tutti questi anni. Dopo un lento vagare sale su un tram. Attraversa la città, che sfila fuori dal finestrino, come una quinta di palcoscenico, fino a che non si riversa all’interno, quando i passeggeri, strani individui, salgono, fermata dopo fermata, sul tram. È un’angolazione particolare quella che Neige dà al suo racconto: mentre gli altri autori hanno un chiaro angolo da cui guardare il paesaggio, il suo poggia sulle persone.

In tutti i racconti si percepisce l’incostanza latente di Milano, che ce la fa amare e poi odiare, e poi amare di nuovo. Una relazione sentimentale turbolenta che ci lega tutti. Non vediamo l’ora di abbandonarla, ma non appena la lasciamo, ci manca. Come scrive Paolo di Stefano: «Milano non è più quel paradiso grigio che avevo sognato». È già diventata qualcosa di altro. Una nuova faccia del prisma.