Milano

I don't like Mondays #8 La playlist di Hauschka

Articolo pubblicato il 18 maggio 2015
Articolo pubblicato il 18 maggio 2015

E' un musicista tedesco, suona il piano preparato e venerdì aprirà la terza edizione di Piano City Milano. Un viaggio nella musica di Hauschka e di chi lo ha ispirato.

Haushka, Improvisation

Tappi di bottiglie, monete attaccate col nastro adesivo, bastoncini di legno, pezzi di vetro e persino palline da ping pong. Sono questi gli strumenti che Hauschka aggiunge alle corde del suo pianoforte preparato per dar vita a suoni inaspettati. Sarà lui ad aprire la terza edizione di Piano City Milano.

Erik Satie, Le piège de Méduse

Nel 1913 Erik Satie sperimentò per primo nuove sonorità inserendo oggetti di uso comune tra le corde del pianoforte. In questa commedia surrealista, a cui contribuì anche Georges Braque, il compositore francese utilizzò dei fogli di carta sulla cordiera. Il suo spirito eclettico e anticonformista attirò le critiche degli accademici ma, come diceva André Breton, «il bello [è]come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio».

John Cage, Sonata II

E’ considerato l’inventore del pianoforte preparato. Pare che la mancanza di spazio per le percussioni lo avesse spinto negli anni ’40 a modificare il pianoforte per raggiungere un suono che solo gli strumenti elettronici sarebbero riusciti a generare decenni dopo. Cage stava creando una versione primitiva di un sintetizzatore acustico in cui il piano, come una orchestra in miniatura, produceva musica complessa suonata da un solo esecutore.

Aphex Twin, Jynweythek Ylow

Dopo cinquant’anni di oblio questo artista irlandese rispolvera le registrazioni di Cage e le inserisce nel suo album DrukQs. Attraverso un piano suonato da un computer inserisce i rumori di Cage e li fonde con la musica elettronica.

Hauschka, Agdam

Questo pezzo è’ tratto da Abandoned City, un album dedicato alla triste bellezza delle città fantasma. Agdam è la città bianca, una enclave armena in territorio azero che è stata al centro della guerra del Nagorno-Karabakh dal 1992 al 1994 e che ora non è altro che un ammasso di macerie destinato a sparire.