Milano

Dopo l'Expo: e tutti i giovani vissero felici e contenti...

Articolo pubblicato il 22 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 22 dicembre 2015

Expo 2015 a Milano ha rappresentato per molti ragazzi e ragazze la prima opportunità di un lavoro "vero". A tre mesi dalla fine della grande Esposizione internazionale abbiamo raccolto le storie di alcuni di loro, alle prese con un'infinità di contratti, mansioni e sogni per il futuro.

La Milano del dopo-Expo vive ancora in una dimensione di incredulità. Dopo anni trascorsi ad immaginare la grande Esposizione internazionale, a sentirsi addosso il peso degli scandali e i riflettori dell'opinione pubblica puntati addosso, fa uno strano effetto che il 2015, "l'anno dell'Expo", si sia concluso.

Enormi erano le aspettative su questo evento. Ancora più numerosi gli interrogativi circa le ricadute per il mondo del lavoro in Italia. In un triennio (2012-2014) in cui la percentuale di giovani disoccupati (tra i 15 e i 25 anni) è passata dal 35,3 al 42,7% e la quota di NEET si aggira intorno al 21% (fonte: ISTAT), molte speranze erano riposte nel grande evento milanese, che avrebbe potuto smuovere un mercato del lavoro in stagnazione. 

Un'opportunità di lavoro

I posti di lavoro generati con l'agenzia per l'impiego Manpower (società appaltatrice vincitrice della gara per il recruitement di Expo) sono stati più di 650. A questi si sono aggiunti circa 4mila posti offerti dai soggetti partecipanti e i 9mila degli appaltatori. Questo è quanto comunicato sulla pagina dell’Official HR Premium partner prima dell'avvio dell'esposizione.

Una manodopera che ha coinvolto soprattutto i "giovani", con un'infinità di offerte di contratti, dagli stage, passando per il Servizio civile. Senza dimenticare le migliaia di risorse impiegate con il volontariato. L'Expo è stata un'importante opportunità per molti di loro, spesso alle prese con le prime esperienze lavorative, in molti casi inseriti ancora in un percorso di studio o neo-laureati.  

Ilaria Testa, 25 anni, ha una laurea triennale e sta preparando la tesi per la specialistica. Mentre lavorava per Expo, da maggio a ottobre, ha preparato e sostenuto anche due esami. Lei è tra coloro che sono riusciti a farsi assumere attraverso Manpower: la lunga procedura di selezione prevedeva una serie di test logici e di inglese sul portale online. Una volta superata questa parte, Ilaria è stata chiamata a fine gennaio per due sessioni di colloqui collettivi e individuali. Entrambi sono andati molto bene e sono proseguiti con una settimana di formazione (non pagata) e altri incontri. Ad aprile ancora non sapeva per quale padiglione sarebbe andata a lavorare, senza nemmeno avere la certezza di essere assunta. Con lei, almeno un'altra ventina di ragazzi, molti con la necessità di sapere se trasferirsi a Milano. La conferma è arrivata solo una settimana prima dell'inizio del contratto.

Ilaria ha iniziato a lavorare come animatore scientifico per il Cluster del caffè. La sua routine prevedeva l'accompagnamento dei visitatori in un percorso guidato sulla produzione del caffè. Come ha rimarcato più volte, «non ho smesso di documentarmi e imparare cose nuove fino alla fine dell’evento». Un’esperienza totalizzante: «Vivere per sei mesi, su turni di sei ore per sei giorni la settimana dentro Expo mi ha cambiata completamente». Il contatto con le persone, sia tra i visitatori che tra gli altri lavoratori, provenienti da ogni parte del mondo, è stato l’aspetto più soddisfacente: in tutto sono passati dal padiglione 16 milioni di persone. Certo, non tutto era rosa e fiori: di imperfezioni, soprattutto a livello organizzativo, ce ne sono state parecchie. La più eclatante erano le code al mattino per entrare nel sito: fino a settembre non esisteva un accesso apposito per i dipendenti. E dopo l’Expo? Terminato il suo contratto a tempo determinato non sono giunte altre proposte concrete da Manpower, se non il periodo di formazione offerto a tutti gli ex assunti per Expo. Ma ora le priorità sono altre: prima terminare gli studi e poi, molto probabilmente, vincerà il bisogno di viaggiare, probabile meta il Sudamerica. Ma soprattutto scrivere un libro su questa sua esperienza.

All’interno dell’immenso sito espositivo c’è stato spazio per molti altri tipi di forme contrattuali e mansioni: oltre ai tantissimi impiegati agli stand come baristi e ristoratori, c’era anche chi ha avuto l’opportunità di lavorare come freelance in ruoli organizzativi, come nel caso di Angelo Napolillo. Ventisettenne campano, Angelo si occupava di organizzazione eventi presso il Cluster dei Cereali. Per lui l’esperienza di Expo ha sicuramente lasciato il segno per la mole di lavoro: non di rado sfiorava le 13-14 ore giornaliere. Pur trattandosi di turni molto stressanti, Angelo non ha identificato in questo il grosso problema della manifestazione: l’aspetto logistico, ad esempio, ha causato non pochi rallentamenti all’attività, ad esempio con code interminabili presso lo sportello accrediti (a Pero, non a Rho) o un’infinità di problemi burocratici per far arrivare sul sito un corriere postale. L’opinione generale rimane quindi scettica, ma non del tutto negativa: «Expo si è rivelato né più né meno che un fast food a cielo aperto, di notevoli dimensioni. Lavorativamente parlando, però sono soddisfatto dell’esperienza: di certo non mi ricapiterà più di partecipare a un evento di tale portata», e questo non è un aspetto indifferente per un lavoratore autonomo.

Aspetto su cui i giovani lavoratori di Expo si trovano d’accordo è la percezione di un forte senso di comunità e di affiatamento tra tutti coloro che si sobbarcavano il quotidiano impegno di stare a contatto con il pubblico, che da settembre in poi è diventato problematico da gestire (a causa dell'affluenza). La stessa cosa che ha evidenziato, come aspetto migliore della sua esperienza, Marco Erba, 26 anni, volontario assunto con contratto di Servizio Civile a partire dal 3 giugno, con un bando straordinario appositamente per Expo. Impiegato presso lo stand della Caritas Ambrosiana, la sua mansione principale era di guida attraverso il percorso artistico il cui motto era «Dividere per moltiplicare”. Il suo tipo di contratto ha previsto 6 mesi di lavoro presso il sito di Expo e altri 6 come volontario presso le sedi dell’associazione, dislocate ad esempio presso il centro accoglienza della Stazione Centrale di Milano. A conti fatti, l’esperienza di Expo si è dimostrata costruttiva persino per la sua stessa carriera accademica, avendogli dato modo di raccogliere materiale per una ricerca archeologica, ambito in cui si è laureato.

Sembra di leggere tra le righe di questi racconti una sottile soddisfazione nell’aver preso parte a un evento di tale portata, tanto da far passare in secondo piano gli aspetti pratici di questa esperienza lavorativa, che per molti rappresenta una piccola parentesi nel lungo percorso di ricerca della propria strada. Un valore aggiunto che nessun altro evento come Expo Milano 2015 riuscirà a dare a questi giovani.

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Tutte le foto fanno parte di People of Expo di Elce design, un progetto di Valentina di Francesco e Stefano Frattini.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.