Milano

Da Hemingway agli Scapigliati: la Milano da leggere

Articolo pubblicato il 11 settembre 2015
Articolo pubblicato il 11 settembre 2015

Dalla Brera degli anni Sessanta all'osteria della Polpetta in corso Monforte, passando per piazza San Fedele, un viaggio alla scoperta dell'anima nascosta di Milano: quella letteraria.

Milano da bere. Milano da vivere. Milano da leggere. Nulla da ridire: la nostra è una città camaleontica, volubile e viziata. Si presta a mille sfaccettature e appena le prende l’ispirazione giusta, cambia. Così, mentre folle di turisti si avventano sui suoi luoghi simbolo, cercando di strappare un selfie perfetto con le guglie del Duomo, o si rimpinzano di bio food tra i padiglioni di Expo, noi di cafébabel Milano abbiamo pensato bene di provare qualcosa di alternativo. Abbiamo ripercorso le strade che fanno da sfondo alla grande letteratura, italiana e internazionale. 

Sono in pochi a sospettare quest’anima nascosta di Milano, al massimo ci si sofferma davanti alla statua del Parini, o quella di Alessandro Manzoni in piazza San Fedele. È curioso che questo bronzo si trovi proprio nel punto in cui il padre della lingua si ruppe l’osso del collo, caracollando rovinosamente a terra alla tenera età di 88 anni.

Certo, se scegliamo Manzoni come Cicerone del nostro itinerario, diventa un gioco da ragazzi: basta seguire a ritroso i passi del povero Renzo in fuga. Ma abbiamo pensato di essere clementi con tutti coloro che ancora soffrono al ricordo dei Promessi Sposi (noi compresi), per cui dalla seicentesca piazza Cordusio ci spostiamo all’incrocio tra via Armorari e via Cesare Cantù.

Proprio qui, a due passi dal Duomo, fu ricoverato Ernest Hemingway, ferito durante l'offensiva del Piave. «Arrivammo a Milano di mattina presto e ci scaricarono allo scalo merci. Sdraiato sulla barella nell'autoambulanza non riuscivo a capire quali vie percorrevamo: quando mi tolsero dalla vettura vidi una piazza con un mercato e una fiaschetteria aperta, con una ragazza che spazzava». È il tenente Harry a parlare; l'alter ego dello stesso Hemingway racconta il suo arrivo in città. A commemorare il tutto una targa recita laconica: «Così nacque la favola vera di Addio alle armi».

Pian piano ci rendiamo conto che il nostro non è un viaggio solo spaziale: come ve la immaginate piazza Duomo nell'estate del 1918? O la Brera degli anni 60 del Novecento, tra artisti e cospiratori ? Quando non era ancora l’angolo radical chic di oggi, poeti, pittori e giornalisti si ritrovavano la sera al bar Jamaica. Luciano Bianciardi, Salvatore Quasimodo, Ugo Mulas, Cesare Peverelli, Lucio Fontana, Dino Buzzati, Dario Fo... Comunque il Jamaica e Brera mantennero per molto tempo quell’aria nostalgica e affascinante che Bianciardi dipinse ne La vita agra.

E se Fiori Chiari era la Montmartre del secondo dopo guerra, nell’Ottocento questo titolo spettava a Corso Monforte. Il quartiere era completamente diverso da come lo vediamo oggi, apparteneva acora alla campagna, e tra 1860 e 1880 vi si stabilirono gli Scapigliati. I loro punti di ritrovo principali erano l’osteria della Polpetta e il giardino della Cicogna.

Il Sacchetti (quel Roberto Sacchetti caporedattore del Pungolo e amico di Arrigo Boito, e che ha pure una via intitolata, ma a Torino) ne ha lasciato una bucolica descrizione: «Pareva d'essere in fondo a una campagna remota. Alcuni vecchi alberi bellissimi che forse una volta appartenevano al parco del palazzo vicino avevano, là dimenticati, disteso i loro rami da tutte le parti. C'era a completare la scena campestre una rustica osteria, ma aveva un'usanza deplorevolmente urbana: faceva credito agli avventori e rincarava il conto ai morosi».

La Scapigliatura si staccò completamente dalla precedente tradizione borghese, patriottica e sentimentale, e forse per questo produsse aforismi di tutto rispetto come questo di Cletto Arrighi: «… tutti amarono l'arte con geniale sfrenatezza; la vita uccise i migliori». 

Ma se ora, invece di girovagare alla ricerca della prossima meta, preferite confidare in un approccio più scientifico, ecco che le intellighenzie meneghine ci vengono in soccorso: "I colori di Milano: percorsi e generi letterari nel '900" è un progetto promosso dall'Università degli Studi di Milano, che al posto del nostro sgangherato percorso vi propone ben cinque temi tra cui scegliere. Crimine, noir e polizieschi, love stories o avvincenti saghe sportive. Dal Duca Lamberti, nato dalla penna di Giorgio Scerbanenco, ad Anna dagli occhi verdi della Modignani, seguendo il vostro umore potrete decidere quale personaggio letterario o scrittore stalkerare per le vie della città.