Madrid

Intervista a Marina Heredia.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2008
Articolo pubblicato il 06 giugno 2008
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 Se poesia e flamenco si guardassero negli occhi, come due specchi uno di fronte all’altro, il primo riflesso che ne uscirebbe sarebbe l’immagine di Marina Heredia ripetuta all’infinito Questa cantautrice granadina ha inaugurato, a fianco del poeta Luis Eduardo Aute, lo spazio “La Musica allo Specchio”, all’interno del Festival SumaFlamenca, con un recital spettacolare di versi e palos (diversi tipi della canzone flamenca) Prima che abbia inizio lo spettacolo possiamo chiacchierare con questa rappresentante del flamenco moderno Se alcuni continuano a chiamarla promessa, dovrebbero aver visto il concerto per rendersi conto che Marina non promette niente Perché è già una stella

Lo spettacolo si è svolto in un giardinetto di olivi perduto, situato nel centro di Madrid, uno di quei posti magici nascosti nei cuori delle grandi città Marina era arrivata da poco da Granada per uno dei molti concerti che ha programmato per quest’estate “Quest’anno farò a meno del mare”, mi dice scherzando anche se è felicissima di lavorare e non le importa perdersi qualche bagno Ne farà altri, ma di folle, quando il pubblico sentirà in diretta il suo ultimo disco (2007)

“La Voz del Agua”

Un disco in cui trovano spazio i più autentici e il flamenco più audace e che inizia con “Le Madri Pazze”, un tango argentino con influenze flamenche dedicato alle nonne della Plaza de Mayo e ai desaparecidos della dittatura argentina

palos “Avevo ascoltato questo tango già molto tempo fa e da quando sono diventata madre ho capito che prima o poi lo avrei dovuto cantare E arrivò l’opportunità con questo disco”

Riconosce che nel mondo del flamenco continuano ad esserci critiche sulle mescolanze degli stili

“Le critiche bisogna accettarle, ognuno ha diritto di pensare quello che vuole, e ogni artista che si apprezzi deve saperle accettare”

Marina e la poesia

Mi confessa anche che è innamorata della poesia, per questo partecipa a questo esperimento musicale, e che porta sempre con sé un libro di poesie di Mauricio Sotelo, grazie al quale scoprì la sua passione per i versi - dice pensosa

“Lo porto sempre con me, è sempre pieno di note, idee, cose che mi suggerisce… ”

La maturità con cui parla Marina si riflette anche nella sua musica Non è strano se diamo un’occhiata alla sua carriera: a 13 anni già aveva registrato il suo primo disco e a 15 già aveva viaggiato in Svizzera, Francia, Inghilterra e Portogallo con artisti del calibro di Maria Pagés o “La China” Le chiedo come una musica così popolare e difficile come il flamenco possa essere accettata fuori dalla Spagna e come qualcuno che non è spagnolo possa capire la grandezza di quest’ arte Mi convince e aggiunge:

“Come noi vediamo qualcosa nel flamenco che gli altri non vedono, allo stesso modo gli altri vedono qualcosa nel flamenco che noi non vediamo” “Hanno un gran rispetto per il flamenco, cosa che a volte qui non succede”

Marina è contenta e serena È la prima volta che la vedo di persona, però sono cose che si notano Nel suo sguardo tranquillo, nelle sue risposte lente e nella sua interpretazione È come se avesse cantato tutta la vita Ed è proprio così A quelli che non possono essere presenti, Cafebabelcom offre l’ultima canzone della sua interpretazione Un poema di Aute, note musicali alla chitarra di “El bola” e la voce di Marina Heredia sotto gli Olivi di Madrid

Traduzione : Francesca Arduini

Pics e video : Fernando G Acuña e Francis J Cano (Flickr)