Lost in translation

Fabrizio de Andrè, Suzanne, Nancy e la traduzione

Articolo pubblicato il 06 aprile 2008
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Articolo pubblicato il 06 aprile 2008
Qualche tempo fa ho fatto una sulla traduzione di Fabrizio de Andrè di ''Suzanne'' di Leonard Cohen. Ora, vagolando come una scheggia impazzita tra un blog di traduzione e l'altro, mi sono imbattuta nel gruppo dei traduttori di . Scoprendo questa perla...riflessioneAnobii (''Suzanne'' e ''Nancy'') queste erano due traduzioni che ho fatto molti anni fa da un collega canadese, Leonard cohen.
io penso che quando un autore non e’ particolarmente in vena sia opportuno... non e’ tanto in vena, voglio dire, da assumersi l’onere l’incarico la responsabilità anche di fare un’opera in proprio, sia opportuno che traduca dai suoi colleghi che si esprimono in lingue diverse. si raggiungono nell’immediato due risultati, quello di esercitarsi e quello di mostrarsi anche soggettivamente umili. io credo che di umiltà ce ne sia bisogno qualsiasi cosa si faccia nella vita, si scelga di fare. E si può raggiungere uno scopo anche direi più interessante, che è quello di essere anche utili agli altri e insomma traducendo, in questo caso dall’inglese, si mette nelle condizioni le persone che non lo sanno, io compreso uso il vocabolario per tradurre, e di conoscere quel poco, quel tanto di poesia che può esserci nelle canzoni di alcuni dei nostri colleghi che si esprimono in lingue diverse. io ho un metodo particolare per tradurre, me ne fotto abbastanza della traduzione letterale. cerco di entrare più nello spirito della canzone che è stata scritta e soprattutto nello spirito dell’autore che l’ha pensata, che l’ha sentita che l’ha scritta. in questo confortato anche da quello che diceva il nostro grande critico d’arte don benedetto croce il quale asseriva che c’erano due categorie di traduzioni: quelle brutte e fedeli e quelle belle e infedeli e io, di fronte a quello che io riesco a reputare quello che sia il bello, sono disposto a qualsiasi terribile infedeltà...