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Xavier Damman: "Vi racconto Storify"

Articolo pubblicato il 26 marzo 2014
Articolo pubblicato il 26 marzo 2014

Di­na­mi­co, ami­chevole e dalla parola facile: que­sto gio­va­ne im­pren­di­to­re è un ora­to­re im­pec­ca­bi­le. Stia­mo par­lan­do di Xa­vier Dam­man, l'i­dea­to­re della piat­ta­for­ma di so­cial-media, Sto­ri­fy. Ci ha rac­con­tato la sua espe­rien­za e il suo sogno tra web e giornalismo partecipativo.

Xa­vier Dam­man con­fes­sa di avere due pas­sio­ni: la tec­no­lo­gia e il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo. Il suo o­biet­ti­vo è quel­lo di "dare una voce ai cittadini". No­no­stan­te avesse già fondato Tri­bal, una ri­vi­sta belga che dà l'op­por­tu­ni­tà di esprimersi alle nuove generazioni, nel 2009 Xa­vier pen­sa­ a un pro­get­to più am­bi­zio­so: met­te­re le nuove tec­no­lo­gie al ser­vi­zio del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­ti­vo. Que­sta idea gli è ba­le­na­ta in mente durante il suo soggiorno Era­smus a Ma­drid, periodo in cui ha sco­per­to Twit­ter. "Sono stato uno dei primi a uti­liz­zar­lo e mi sono su­bi­to reso conto che per­met­te­va di con­di­vi­de­re in­for­ma­zio­ni con tutto il mondo", rac­con­ta.

Ini­zio di un pro­get­to

Così, si lan­cia nel pro­get­to Sto­ri­fy (un so­cial net­work che per­met­te agli uten­ti di rac­con­ta­re la loro sto­ria in for­ma­to so­cial media e con­di­vi­der­la on line, ndr.). Per la sua start-up ha però bi­so­gno di un so­ste­gno eco­no­mi­co che non trova in Eu­ro­pa. Con gran­de de­ter­mi­na­zio­ne, quin­di, de­ci­de di tra­sfe­rir­si a San Fran­ci­sco, nella Si­li­con Val­ley. Dopo es­ser­si di­stri­ca­to tra mille osta­co­li, oggi Sto­ri­fy viene per­fi­no uti­liz­za­to dai più gran­di media ame­ri­ca­ni e dalla Casa Bian­ca. Xa­vier de­ci­de in se­gui­to di ven­de­re la sua im­pre­sa, ma con­ti­nua a se­guir­ne gli svi­lup­pi visto che la sua prio­ri­tà è as­si­cu­rar­si che "i nuovi pro­prie­ta­ri si pren­da­no cura della sua crea­zio­ne".

Oggi, Xa­vier Dam­man si batte a so­ste­gno degli im­pren­di­to­ri nella spe­ran­za di tra­smet­te­re un mes­sag­gio alla ge­ne­ra­zio­ne in erba. "Il mondo è un grande Paese: si deve an­da­re dove ci sono le mag­gio­ri pro­ba­bi­li­tà di suc­ces­so", dice. Xa­vier af­fer­ma che gli aiuti eco­no­mi­ci pub­bli­ci alle im­pre­se eu­ro­pee non sono di gran­de aiuto. Crede che gli im­pren­di­to­ri deb­ba­no adat­tar­si alla loro si­tua­zio­ne geo­gra­fi­ca e saper svi­lup­pa­re un pro­dot­to spe­ci­fi­co per un de­ter­mi­na­to tipo di mer­ca­to. "Se sei un mu­sicista vai a Ber­li­no, se sei un fan della ro­bo­ti­ca vai a Tokyo e se ami l'a­reo­nau­ti­ca vai a To­lo­sa. Non ha senso an­da­re con­tro na­tu­ra", conclude.

Dal 2.0 al mondo reale

La filosofia del "make things hap­pen where you can suc­ceed" ("Far si che le cose accadano là dove ci sono possibilità", ndr.) ha por­ta­to Xa­vier nella Si­li­con Val­ley. Le nuove tec­no­lo­gie hanno cam­bia­to il modo di fare gior­na­li­smo e Sto­ri­fy ha con­tri­bui­to a que­sto cam­bia­men­to. Il re­por­ter cit­ta­di­no ha dato un gran­de con­tri­bu­to al­l'in­for­ma­zio­ne, ma, secon­do l'im­pren­di­to­re, la fi­gu­ra del gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta non scom­pa­ri­rà; que­sti due modi di fare in­for­ma­zio­ne sa­ran­no de­sti­na­ti a coe­si­ste­re. "La nuova sfida del gior­na­li­sta è quel­la di ar­ric­chi­re, pre­ci­sa­re e con­te­stua­liz­za­re bit, twee­t, in­sta­gram e post pro­ve­nienti dalle fonti più di­spa­ra­te", afferma convinto. Del resto, i cam­bia­men­ti nel mondo 2.0 si ripercuotono su quello reale: basta pensare alla pri­ma­ve­ra araba o alla Ri­vo­lu­zio­ne verde in Iran. Xa­vier ri­tie­ne che que­sto è solo l'i­ni­zio, dal mo­men­to che "le tec­no­lo­gie di ul­ti­ma ge­ne­ra­zio­ne met­to­no il po­te­re nelle mani delle per­so­ne e for­ni­sco­no i mezzi ne­ces­sa­ri per dare vita alla de­mo­cra­zia di do­ma­ni"