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Vuoti emotivi, e lessicali, in Europa: un'intraducibile nostalgia

Articolo pubblicato il 07 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 07 gennaio 2013
Ogni nuova voce nella lista delle parole intraducibili provoca eccitazione e accende discussioni fra i linguisti. Perché alcune parole costituiscono dei veri e propri vuoti lessicali? Fortemente radicate in una determinata cultura, ne svelano i caratteri specifici, l'emotività, diventando in un certo senso un fenomeno.
Quanto più complesse sono le emozioni che un dato termine esprime, tanto più difficile risulta la sua traduzione.

Un esempio è il termine portoghese saudade, di cui si può rendere il senso in modo più facile con l'uso di metafore come “nostalgia straziante”. Si tratta tuttavia di una semplificazione che non rende giustizia, poiché la saudade, oltre alla nostalgia, implica anche una certa impalpabile sottigliezza e delicatezza. Allo stesso modo la parola rumena dor esprime un anelito così potente che non c'è maniera di riportarlo proporzionalmente in altre lingue.

"hrepenenje", negando i principi della logica, esprime la nostalgia per quello che non è accaduto e tanto meno avverrà

Succede che singole parole abbiano un'infinita quantità di significati. Ecco allora l'hüzün, a cui tanta attenzione ha dedicato Orhan Pamuk, che sarebbe, in poche parole, lo smarrimento, l'incertezza, la melancolia, la mancanza di chiarezza nelle motivazioni che spingono le persone ad agire. Ma non è tutto: hüzün descrive anche la storia di Istanbul e dei Turchi. Un termine dall'enorme quantità di significati è heimat, preso dalla lingua tedesca. Cercando di afferrarne ogni sfumatura, bisognerebbe concentrarsi simultaneamente sui processi sociali, storici e psichici. Heimat può essere considerato come il luogo di provenienza e di appartenenza, unico perché visto da una prospettiva personale, con tutto il carico emozionale accumulato negli anni. Il ricordo dell'infanzia, il senso di sicurezza e il desiderio di ritornare a ciò che è passato.

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Una vera rarità linguistica è hrepenenje. Negando i principi della logica, questo termine sloveno esprime la nostalgia per quello che ancora non è accaduto e tanto meno avverrà, è quindi qualcosa contrario al “qui” e “ora”. Secondo alcuni, lo stato di hrepenenja è pericoloso, perché comporta un distacco dalla realtà, una permanenza nella sfera della fantasia e dell'indefinito.

L'elenco delle parole intraducibili è un catalogo di particolarità linguistiche che restano al di fuori della portata mentale di chi proviene da una cultura differente. La meticolosità e gli sforzi del traduttore devono essere indirizzati piuttosto alla rassegnazione. Quando una parola è intraducibile, tale rimane.

Foto: (cc) rbbaird/ flickr