Lifestyle

Vuoi evitare gli sprechi? Fai la spesa nella spazzatura!

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2010
Nella maggior parte dei paesi, rovistare nella spazzatura è sinonimo di povertà o di indigenza. Non in Polonia, dove una banda di ragazzi lo fa perché ci crede. Il cosiddetto "freeganismo", questo particolare stile di vita praticato da una piccola minoranza della popolazione mondiale, è prima di tutto un'attitudine anti-consumistica che richiama alla moderazione.
Esprime apertamente l'opposizione alle grandi società che badano solo dal profitto, proponendo un'alternativa originale. Ecco il racconto di un "freegano".

I "'freegani" ritengono che i nostri bisogni possano essere soddisfatti attraverso il riciclaggio, il recupero dei prodotti che sembrano inutili a prima vista e lo scambio reciproco. Lo squat è un buon esempio di "freeganismo", in quanto dei luoghi abbandonati, in genere dei palazzi, sono ristrutturati in maniera tale da essere riconvertiti in abitazioni, o in luoghi di pubblica utilità. La logica è: l'alloggio è un diritto, non un privilegio. Ma ciò che la gente trova più scioccante a proposito dei "freegani" è che questi non comprano mai da mangiare.

I grandi supermercati buttano un'enorme quantità di prodotti in ottimo stato, ancora imballati e scaduti da pochissimo. Di fatto, chili di frutta e verdura solo un po' avariati finiscono nella spazzatura. I "freegani" non racimolano cibo dai cestini perché sono obbligati a farlo. Cercano semplicemente di dimostrare che troppo cibo in perfetto stato viene buttato via senza problemi. Alcuni ragazzi l'hanno dimostrato in una sola notte. Hanno raccolto 30 chili di verdura in perfetto stato nei cassonetti di Varsavia. Il giorno seguente, hanno cucinato una zuppa con ciò che hanno trovato. E l'hanno donata ai senzatetto.

«Non possiamo ancora completamente liberarci dai supermercati - racconta uno di loro, - anche se andiamo regolarmente a pescare nella spazzatura nei dintorni di Wroclaw (e non solo a Wroclaw). Ciò non ci impedisce di trovare sempre tutto il necessario per un pasto squisito. Il nostro posto preferito sono i cassonetti della catena di supermercati Biedronka. Gettano delle enormi quantità di cibo in perfetto stato e spesso ci capita di non avere abbastanza spazio nelle nostre borse per portarci via tutto ciò che vorremmo. Ultimamente, ho riportato a casa qualche chilo di meloni che abbiamo utilizzato per realizzare dei fantastici cocktail. Quando siamo andati a Gdynia, sul Baltico, ci sono bastati 15 minuti per raccogliere abbastanza viveri per sfamare sette bocche per due giorni.

Le persone, in genere, sono schifate dal fatto che frughiamo nei rifiuti. Ma poi, quando mangiano qualcosa che prepariamo per loro, senza sapere da dove provengono gli alimenti, sono entusiasti. Ci è successo una volta, in effetti: mentre la mamma della mia fidanzata faceva la spesa a Biedronka, noi cercavamo un po' nella spazzatura dietro al negozio. Abbiamo preparato così un succulento pranzetto con i broccoli e un cocktail con l'ananas; tutto veniva dalla spazzatura. La mamma della mia fidanzata e il resto della famiglia hanno e mangiato e solo qualche settimana più tardi hanno scoperto da dove proveniva il cibo. Quando glielo abbiamo detto hanno reagito piuttosto bene.

Un'altra storia sono i fast-food, i ristoranti e i caffè. La mia fidanzata ha lavorato a lungo in un piccolo negozio (molto noto in Polonia) che vendeva dei gelati. Ogni giorno veniva buttato tanto di quel cibo in perfetto stato, e per la semplice ragione che non faceva più un bell'effetto in vetrina. I lavoratori non erano autorizzati a portarsi la roba a casa. Per cui erano costretti a gettarla nella spazzatura. È una cosa che non possiamo sopportare. Spesso l'abbiamo presa. Era solo un po' avariata, o semplicemente non era buona per la decorazione. Noi ci facciamo cocktail, dessert o semplicemente... la mangiamo così com'è». Secondo un rapporto del 2007 del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUE), circa la metà di tutto il cibo prodotto viene buttato via, mentre 824 milioni di individui soffrono di fame cronica.

Le grandi società prima o poi dovranno prendere coscienza della necessità di un cambiamento, per il bene del pianeta. I vegetariani hanno già provato che questo è possibile. Il loro numero oggi varia dal 3 al 6% della popolazione mondiale. I "freegani", anche se non sono così numerosi come i vegetariani, agiscono alla fine secondo una convinzione altrettanto forte: basta poco per cambiare il mondo.

Foto: kubeł (cc)narnua; pozostałe(cc)Zane Selvans