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Viaggi: vi racconto la mia Norvegia sconosciuta

Articolo pubblicato il 12 marzo 2012
Articolo pubblicato il 12 marzo 2012
Negli ultimi tempi, vuoi per interesse e vuoi per una relazione amorosa, sono venuto a contatto con la Scandinavia: 2 anni vissuti tra Italia e Norvegia in una costante sensazione di fuga e ricerca, irrequietezza e curiosità.
In questo tempo è nato un legame tra me e quella sfera Nord Europea, un rapporto intenso fatto di scambi e scoperte che hanno arricchito la mia esperienza e trasformato la mia visione, una su tutte quella fotografica; e in una Norvegia dove la natura è un tema ricorrente non poteva che essere quest’ultima a sollecitare la mia sensibilità: tra il silenzio della foresta e la brezza che blandisce le scogliere, dove il tempo si fa più lento e le rivelazioni affiorano dalla mente.

Mi chiamo Andrea, la mia carta d’identità dice che ho 20 anni e che vengo da una piccola città dell’Adriatico. Spesso mi perdo in quel “clack”, il tempo che ci vuole per catturare un rettangolo di vita prima che la tendina dell’otturatore si chiuda e faccia calare il buio. A volte quell’attimo è una scintilla fugace, millesimi di luce che accendono una sensazione; altre volte invece quella scintilla da vita ad una fiamma ambiziosa, interi secondi, minuti che vanno a formare un pensiero nella mia mente.

Situata a 15 chilometri da Oslo, la città è stata ritratta in diverse opere da Claude Monet.

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Ci sono angoli della Norvegia che non rientrano nell’immaginario comune e nello stereotipo collettivo che si ha di questo paese. I grandi fiordi, i desolanti spazi aperti e le sconfinate foreste fredde lasciamoli all’Ovest a al Nord del paese, perché ora vorrei introdurvi ad una piccola zona che si affaccia sullo Skagerrak, a poche ore di traghetto da Svezia e Danimarca. Sto parlando del Vestfold, la regione più piccola del paese, ad ovest del fiordo di Oslo, ma anche una delle più popolate e tuttavia meno conosciute dal turismo.

La zona ha profonde radici storiche: i drakkar ritrovati al largo della costa e Kaupang, il più antico villaggio ritrovato in terra norvegese (le sue origini risalgono al 760 d.C.), avvallano l’ipotesi che questi luoghi fossero la terra d’origine dei vichinghi, quegli uomini che dominarono il mare del Nord e che salparono da spiagge, come quella che vedete qui sotto, per raggiungere le terre d’Islanda, Groenlandia e del Labrador.

Nei tumuli di pietra della spiaggia sono stati ritrovati i resti di cerimonie funebri dei tempi dei vichinghi.

Non è quindi difficile capire perché le quattro principali città sorgono tutte sulla costa e sono cresciute nei secoli favorite dal mare, grazie alla pesca e al commercio tra l’Atlantico e il Baltico. Sandefjord né è l’esempio, una città con poco più di 40.000 abitanti che si è sviluppata grazie al suo porto industriale e alla caccia alla balena, che si è conclusa negli anni ’60 ed ora il Hvalfangst museet, unico nel suo genere in Europa, ne ripercorre la storia.

Veduta esterna.

Ma il Vestfold non è solo storia. Se vi interessa l’arte perché non recarvi a Stavern? Piccolo paesino dal carattere eccentrico, noto per le decine di artisti che ogni anno vengono ospitati nel vecchio arsenale navale, ora convertito, e nei caffè e musei della città.

La città, popolata da soli 3.000 abitanti, dopo essere stata per decenni un importante porto civile e militare, fonda la sua economia attuale sui proventi dell'industria turistica.

Se volete solo abbandonarvi all’essenza della natura, prendetevi il vostro tempo e scoprite lentamente la regione, dove il paesaggio tipico è la campagna dai dolci pendii sul quale sorgono case e fienili in legno rosso; dove i boschi di faggi e betulle si estendono a macchie tra le vallate; mentre sulla costa armoniose formazioni rocciose nascondono tra le loro insenature lidi tranquilli o isolotti popolati dai tipici cottage estivi.

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E’ una Norvegia diversa, dove la natura non è quella imponente e selvaggia dell’Ovest, ma più docile e armoniosa, anche nel rapporto con l’uomo che ha saputo crearne un legame importante, proprio come ha fatto con il lago Farris che, oltre a fornire ottima acqua potabile, è anche un’importante risorsa per le centrali idroelettriche della zona, e non da meno è la sua bellezza naturale. Se saprete immergervi nel paesaggio vi ritroverete magicamente a fare jogging tra i sentieri nel bosco, a bordo di una canoa su una superficie specchiata o sdraiati a contatto con la roccia fredda ad ammirare il gioco di luci che le ultime giornate di Agosto sanno offrire. E’ un’atmosfera di quiete e allo stesso tempo intensa, dominata dai colori accesi, dall’aria limpida e da quella brezza fresca che ti accarezza la pelle ma anche la mente.

Tutte le foto sono di proprietà di © Andrea Briscoli. Per visualizzare le altre opere di questo giovane autore, vi invitiamo a collegarvi al suo blog Un ventenne tra i fiordi e al suo sito ufficiale.