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Vado a lavorare a Brno!

Articolo pubblicato il 24 settembre 2014
Articolo pubblicato il 24 settembre 2014

Compagnie multinazionali, fra cui IBM, AVG, Motorola e altre, sono dislocate in diverse aree della seconda città della Repubblica Ceca. Brno dispone di ogni genere di servizi in spazi ragionevolmente estesi e perfettamente interconnessi ed è collegata con tutto il Centro Europa. Ma cosa sta portando così tanta forza lavoro in una città che, a detta di molti, non eccelle per apertura e ospitalità?

La fortezza dello Špilberk che domina Brno dall’alto si scorge perfettamente dallo Spielberk Office Centre, un moderno complesso di edifici affacciati sul fiume Svratka. Quest’area è anche un’oasi linguistica per i tanti impiegati stranieri che almeno qui non devono parlare in ceco.

Fra le multinazionali qui presenti non è difficile trovare un impiego, con un contratto a tempo indeterminato e a partire da competenze basilari, basta saper parlare in inglese e almeno un’altra lingua. Si tratta perlopiù di occupazioni in call center, o come tecnici informatici, traduttori e interpreti.

Laura si è trasferita a Brno a gennaio 2013 con suo marito Federico, il figlio Samuele di quattro anni e due chihuahua. Con i servizi e con le distanze di questa città, qui hanno a disposizione più tempo libero, con stipendi e costi paragonabili a quelli che avevano in Italia; affrontare i cechi e la loro lingua ogni giorno non è facile, ma fra i colleghi italiani ci si aiuta e ci si ritrova fuori dal lavoro. Più tempo libero hanno invece Saúl e i tanti giovani spagnoli che hanno trovato qui un impiego – magari non quello che sognavano – subito dopo essersi laureati, attraverso un colloquio via Skype. Il clima e il temperamento della gente fanno spesso sentire nostalgia della Spagna, ma lì l’unica prospettiva restava quella di vivere da disoccupati a casa dei propri genitori. 

Un mercato aperto su tutti i fronti

Cos’altro e chi altro si aggira per la vivace cittadina, fra studenti e impiegati multilingue? Cosa fanno coloro che lavorano fuori dalle vetrate di quei palazzi enormi come non ce ne sono neanche nella capitale Praga? Sono tutti cittadini europei, che godono dei loro privilegi in un paese che si sta adattando ai movimenti migratori?

Maria ha fatto l’impossibile per ottenere un visto da studente che le permetta di lavorare solo a tempo parziale, convinta che qui, comunque vada, guadagnerà più che in Ucraina, dove non ritornerà finché non avrà messo da parte abbastanza per ricominciare una nuova vita. Ha iniziato lavorando nella cucina di un piccolo ristorante, finché i suoi datori di lavoro, stanchi della sua scarsa comprensione e delle sue ricette bizzarre, l'hanno mandata via improvvisamente, pagandola meno di quanto pattuito.

Come Maria, tanti ucraini e altri cittadini extra-comunitari, cercano qui una via d’accesso all’Europa. Artyom pensava seriamente di chiedere lo stato di rifugiato, sebbene fosse stato avvertito dei terribili giorni che avrebbe passati in semi-isolamento. L'importante era non tornare più in Armenia, dove, in quanto omosessuale, dovrebbe nascondere la propria identità. Anche lui grazie a un visto da studente e a qualche aiuto da parte di alcune conoscenze, ha trovato infine un lavoro come aiuto-carpentiere sufficiente per pagare le spese e vivere liberamente.

Ma non tutti hanno la predisposizione ad aiutare incondizionatamente i propri connazionali. Parlare russo e ucraino è un vantaggio che qui permette d'inventarsi affari, come la ricerca di sistemazione, l’assistenza con i documenti, persino matrimoni o convivenze combinati, in un mercato poco lecito e con tariffe ovviamente non regolamentate. Un partner con cui condividere una stanza chiede circa 30mila corone (poco più di mille Euro). Chi arriva qui è solitamente disposto a spendere il frutto di risparmi, prestiti e aiuti pur di continuare a sognare un futuro che il proprio paese non sembra poter garantire.

Questa città nel cuore d’Europa fa da teatro alle diverse vicende di chi vi arriva da ogni direzione, dall’Occidente in crisi al quale la Repubblica Ceca si sta assimilando, come da quell'Est fino a non troppo tempo fa unito ad essa sotto l’influenza sovietica. Questi ultimi fanno un po’ meno fatica a imparare la lingua ceca, ma in genere tutti concordano che, per iniziare, basta sapere come ordinare una birra.