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Una famiglia su 4 ruote: 15 anni in giro per il mondo

Articolo pubblicato il 01 marzo 2015
Articolo pubblicato il 01 marzo 2015

Herman e Candelaria Zapp vivono da 15 anni il sogno di rincorrere il mondo. E lo fanno in un modo speciale: budget ridotto, una macchina d'epoca ed i loro quattro figli, nati lungo il viaggio. Prima di partire per il Kenya per concludere il giro in Africa, raccontano a cafébabel le loro abitudini quotidiane, l'istruzione dei bambini e il modo in cui finanziano il loro viaggio intorno al mondo.

La storia che segue potrebbe essere uscita da un romanzo di Jules Verne, da un film di Wes Anderson o da una canzone di Bob Dylan. La loro avventura, così straordinaria, è una vera fonte di ispirazione: da 15 anni la famiglia Zapp viaggia per il mondo con una Graham-Peige del 1928.

In questi 15 anni, Candelaria Chovet (44 anni) e Herman Zapp (46) hanno visitato un centinaio di Paesi in quattro continenti, percorso oltre 250 mila chilometri e sono stati accolti da circa 2.500 famiglie di culture, religioni e ceti sociali diversi. Durante questa lunga passeggiata sono nati e cresciuti i loro quattro figli: Pampa (12 anni, nata negli Stati Uniti), Tehue (9, Argentina), Paloma (7, Canada) e Wallaby (5, Australia).

«Il nostro sogno era fare il giro del mondo», afferma Herman che, molto lontano dalla California dove è nato, ricorda ancora i viaggi epici di suo nonno a bordo di una Ford A. Questo elettricista diventato viaggiatore mette subito in chiaro che lui e la compagna hanno avuto bisogno di molto coraggio per prendere questa decisione: «Stavamo lasciando tutto, ma stavamo anche per trovare molto altro». E così lo hanno fatto. L'inizio dell'avventura, che li ha portati dall'Argentina all'Alaska, è raccontata nel loro libro Atrapa tu sueño (Afferra il tuo sogno, n.d.t.). Il libro è giunto all'undicesima ristampa e rappresenta la loro principale fonte di guadagno. Buona parte delle persone che li seguono, li vedono come "mentori": loro non propongono né ricette né regole, ma procurano entusiasmo; riescono a motivare e, soprattutto, ad aiutare le persone affinché superino i timori che spesso impediscono loro di fare ciò che più amano nella vita. Che sia viaggiare, coltivare lamponi o fare bungee jumping.

Al contrario di molti altri viaggiatori temerari, le avventure della famiglia Zapp sono molto apprezzate e si possono leggere nelle migliaia di interviste rilasciate in tutto il mondo (come questa a Sydney, durante la quale l'inviata ruppe la loro macchina!), o grazie ai post che loro stessi scrivono sul proprio blog, Argentina-Alaska.

A bordo di Macondo Cambalache

Il 25 gennaio 2000, quando Candelaria e Herman partirono dall'Obelisco di Buenos Aires alla volta dell'Alaska, niente andò secondo i piani. Per prima cosa, si immaginavano un emozionante addio con amici e familiari. Non venne nessuno. Poi, invece di partire zaino in spalla come avevano programmato, lo fecero a bordo di Macondo Cambalache, soprannome dato alla loro Graham-Peige, una macchina del 1928 degna di un collezionista.

Il nome "Macondo Cambalache" è chiaramente ispirato al villaggio fantastico di García Márquez e ad un'espressione in dialetto argentino. Questa macchina, che è anche la loro casa, era arrivata rimorchiata da un carro attrezzi ed era stata accolta con un certo disprezzo. Sebbene promettesse di dare solo problemi, in realtà non fu così: né in Tibet, a 5.300 metri di altitudine, né in mezzo alle nevi del Canada; né tra le dune del deserto della Namibia, né nel resto dell'Africa, dove dovettero "fingere" che si trattasse di un 4x4.

La macchina costò la metà degli 8 mila dollari previsti per il viaggio che, fin dall'inizio, non poteva che essere caratterizzato dall'imprevedibilità: il primo giorno Macondo Cambalache fece solo 55 chilometri prima di avere un guasto, i soldi finirono in sei mesi, la traversata si prolungò quasi quattro anni e nel tratto finale nacque il loro primo figlio.

La cosa migliore del viaggio: le persone

«La nostra routine è non avere routine», racconta Herman sorridente. Gli Zapp si adattano alla vita di chi li ospita: fanno colazione con loro, li accompagnano nelle attività che devono svolgere, vanno a dormire quando ci vanno loro. «Quasi tutto è fuori dal nostro controllo e questa è una delle cose più belle della vita: la sorpresa», continua Herman. Per loro, la cosa migliore del viaggio sono «le persone che ci aprono la porta della loro casa e ci permettono di stare a contatto con la propria cultura, il proprio cibo e le proprie tradizioni».

Inoltre, il loro percorso è come una scuola. Una passeggiata per il parco nazionale o un pomeriggio ai piedi dell'Everest sono lo scenario perfetto per una lezione di geografia, di biologia o di storia. I figli della famiglia Zapp seguono il programma ufficiale di formazione a distanza del Ministero dell'istruzione argentino, insieme alla mamma che fa da maestra. E, quattro volte all'anno, sostengono gli esami presso le ambasciate che visitano.

«In realtà, apprendono dal loro vissuto e questo è meraviglioso», precisa Herman, che una volta ha scritto: «I bambini dovrebbero crescere vivendo il mondo nel mondo stesso, imparare le lingue nel posto in cui si parlano, essere accolti nella casa di un pescatore, di un contadino, di un ricco, di un povero, di un Amish, di un protestante, di un ebreo, di un musulmano. E se qualcuno dovesse dire loro di stare attenti a queste persone, loro potrebbero sempre rispondere: "Siamo stati nella loro casa"».

Il conto, grazie

«La più grande benedizione del viaggio è stata rimanere senza soldi, perché ci ha fatto affrontare il percorso in modo diverso», dice Herman ricordando i giorni in Ecuador quando, finiti i risparmi, ricorsero ad abilità insospettate: «Iniziammo a fare artigianato, Candelaria imparò a dipingere ad acquerello e io a fare cornici e vendemmo dipinti di uccelli».

È normale, spiega Herman, che qualcuno pensi che un viaggio di tale portata richieda un'infinità di soldi. «Perché è ovvio, quando si è turisti di solito si spende molto. Ma essere viaggiatori è una cosa totalmente diversa, è più tranquillo, lento e meno dispendioso». Ecco alcuni esempi: quasi sempre gli Zapp sono ospitati a casa delle famiglie, cercano aziende disposte ad aiutarli a fronteggiare le tratte più costose, vendono i loro libri e tengono conferenze.

Sempre ottimista, la famiglia Zapp vede il mondo come un'opportunità, di solidarietà e di calore umano. Dal Kenya proseguiranno ora il loro lento cammino verso l'Europa, dove pensano di chiudere il cerchio. Intanto continueranno a spostarsi nel loro modo così spensierato che fa apparire la loro avventura come la cosa più semplice che esista. Lo spiegano così: «Quando arrivi in un villaggio, devi solo cercare il modo di raggiungere il prossimo. E quando ti guardi indietro ti rendi conto che stai facendo il giro del mondo».