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Tutti i colori della comunità induista a Palermo

Articolo pubblicato il 29 settembre 2015
Articolo pubblicato il 29 settembre 2015

La comunità Tamil e induista di Palermo ha celebrato la nascita di Ganesh, la divinità che rappresenta il superamento degli ostacoli e la buona sorte. Fotoreportage.

 

Palermo ospita la comunità Tamil più grande d’Italia, formata da quasi 8 mila persone, profughi in fuga dalla guerra civile in Sri Lanka. Qualche giorno fa, di ritorno a casa, decido di percorrere la strada che costeggia il mare e, giunta nel quartiere Arenella mi imbatto in uno spettacolare tripudio di colori, accompagnato da danze e canti. Si tratta della festa di Ganesh, la divinità induista che rappresenta il superamento degli ostacoli, invocata prima di iniziare qualsiasi attività, rito, lavoro.

In questa giornata la comunità celebra la nascita di Ganesh, il "Signore del buon auspicio", figlio della trinità induista Shiva, Vishnu e Brama. La festa tradizionale equivale più o meno al nostro Natale e durante il suo svolgimento le tre grandi comunità indù mauriziane della città, Marathi, Tamil e Telegu, si incontrano per celebrare l’arrivo di Ganesh sulla terra.

Secondo il calendario indiano, il quarto giorno della nuova luna (pressappoco a fine settembre, quest’anno il 23) iniziano le celebrazioni, che durano per cinque giorni e si concludono con la riunione delle tre comunità che, in processione, si spostano verso la spiaggia dell’Arenella, dove sono soliti immolare le statue di Ganesh in acqua.

Portate sulle spalle da due fedeli, vengono poi lasciate andare in mare secondo un significato preciso, spiega Savita Devi Bhugoowan: come Ganesh venne sulla Terra, ora si lascia andare verso l’Eternità. Prima dell’immolazione, durante i cinque giorni in suo onore, si cucinano e si offrono dolci e frutta che sono consumati da tutta la comunità l’ultima sera, insieme al riso e a 7 tipi diversi di verdure. Tradizioni religiose e culturali a cui i mauriziani, da fedeli induisti, sono molto legati e che custodiscono gelosamente.

Eppure, nonostante la loro religione tradizionale, hanno saputo apprendere e abbracciare anche le tradizioni cattoliche del territorio: la prima è Santa Rosalia, in onore della città che li ospita e «poiché il Signore è lo stesso,» come raccontano, «noi siamo devoti a Santa Rosalia».

Infatti non è poi così strano incontrare gruppi di mauriziani che si aggregano alla tradizionale acchianata in onore della Santuzza.  A distanza di trent’anni dal loro insediamento, le comunità religiose fungono anche da associazioni culturali impegnate quotidianamente nella lenta e graduale integrazione, soprattutto dei ragazzi nati a Palermo.

Puoi vedere la galleria completa nel portfolio di Sonja Burgì.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Palermo.