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"Tanato-tecnologie": messaggi dall'aldilà

Articolo pubblicato il 11 maggio 2015
Articolo pubblicato il 11 maggio 2015

Laura ha 56 anni. Fino al 2011 gestiva un bar. Non usava il computer e non aveva un account Facebook. Oggi il bar non ce l’ha più, l’ha venduto. Ha imparato ad usare il pc e la prima cosa che fa al mattino è accendere il portatile, sistemarlo sul tavolo della cucina e inserire login e password.  

Laura è una mamma e Giulia, sua figlia, è morta cinque anni fa.

La conquista dell’immortalità è l’obiettivo ultimo dell’imprenditore russo Dmitry Itskov che ha presentato lo scorso giugno, all’interno del Global Future 2045 International Congress di New York il progetto “Avatar”, piano fantascientifico che mira a liberare l'umanità dal limite ultimo della morte, in un’integrazione tra biologia, tecnologia e coscienza umana.  

Una frontiera audace che riflette il bisogno connaturato nell’uomo di dover indagare la vita al di là della sua ultima esperienza o, comunque, l’invitabile e doloroso confronto con essa.

Chiunque ricorderà vagamente le riflessioni foscoliane affrontate nel Dei Sepolcri. Appunti da terza superiore a parte, la tomba era il luogo del ricordo, la dimensione del saluto, la porzione di pietra davanti alla quale inginocchiarsi. Oggi, quell’esatta coordinata geografica, viene sostituita da una nuova forma di cordoglio, una diversa elaborazione del lutto la cui veloce evoluzione crea timori e pone interrogativi a cui è difficile rispondere.

La socializzazione del lutto

Analizzata da ogni prospettiva possibile, la rete è il contesto sociale all’interno del quale ci muoviamo. La generazione dei nativi digitali domani lascerà il posto a quella dei nativi ultra-digitali che a loro volta diventeranno super-digitali, che diventeranno poi iper, arci e via dicendo, in un climax ascendente alla fine del quale la relazione con l’altro ne uscirà deformata in ogni suo aspetto. Attraverso questi canali consumiamo incontri, affetti e pratiche, ma la parte che iniziamo ad esplorare oggi per la prima volta è quella relativa all’uso di questi spazi per forme di partecipazione che intercettano l’esperienza della perdita.

Sono pagine vive

Laura apre un account Facebook qualche giorno dopo il funerale. Un’amica le dice che tramite questo canale può vedere le foto della figlia, leggere i post e i commenti, i suoi ultimi stati d’animo: paradossalmente può sentirsi più vicina a lei. Nel frattempo una compagna di corso di Giulia apre un gruppo privato, connettendo sotto al nome di “Sempre per sempre dalla stessa parte ci troverai” gli amici, i familiari, i colleghi e i compagni di scuola. Laura si sente meno sola adesso, sono in molti ad esserle vicini. Man a mano che il tempo passa inizia però a non poterne fare a meno. Si trasforma in una dipendenza pericolosa a cui dover dedicare ogni minuto possibile e la gestione del bar, insieme a molte altre attività, diventano un impedimento.

Queste due pagine, insieme all’account personale e privato di Giulia, sono lo spazio dove Laura opera ogni giorno, dove scrive rivolgendosi alla figlia, dove rimanda la presa di coscienza relativa alla perdita. È una forma di de-socializzazione del lutto, è il cimitero virtuale dove la tanatologia diventa “tanatotecnologia”.

Passa un anno e Laura, il 9 maggio 2011, trova sul suo account una notifica inaspettata. Facebook – puntualissimo – le ricorda che è il compleanno della figlia, “Scrivi sulla bacheca di Giulia!”. Quel messaggio non si può disattivare. Giulia non c’è più ma il suo account è vivo e cresce, si aggiorna. Si fa sentire. Come il formicolio alla fine dell’arto amputato, come i movimenti schizofrenici della coda recisa della lucertola. È un prolungamento di Giulia, è il luogo dove “vivi connessi” si interfacciano a “morti connessi”.

Il vuoto normativo e il diritto all'oblio

Su Facebook sono circa 3 milioni gli account di persone scomparse. Finalmente, il 12 aprile 2015, l’azienda di Zuckerberg introduce una nuova funzionalità che permette agli utenti di scegliere un contatto, un familiare o un amico che legalmente potrà gestire il loro account nel momento in cui passeranno a miglior vita. «Una volta che qualcuno ci segnalerà la morte di una persona – si legge sul sito – verrà attivato un “account commemorativoe il contatto segnalato potrà scrivere un messaggio di addio da visualizzare nella parte superiore della bacheca, rispondere alle richieste di amicizia, aggiornare l'immagine del profilo o coprire eventuali foto. Il contatto non sarà comunque in grado di poter fare il login-in o  leggere i messaggi privati».                                                                                                                                     Un settore ancora vuoto da un punto di vita normativo è quello che riguarda l’eredità digitale, intesa come insieme dei dati che l’utente ha caricato online, la sua proprietà intellettuale. Chi dovrà prendersi carico di queste informazioni? Il problema diventa cruciale nel momento in cui si creano contrasti tra i membri di una stessa famiglia. Se la vedova volesse eliminare l’account del marito mentre la suocera non volesse separarsene, si potrebbe pensare di risolvere la questione applicando i criteri che regolano il trasferimento dell’eredità, come prevede la successione legittima italiana. Ma se la piattaforma su cui sono caricati i dati del defunto si trovasse in California? O in Irlanda? O in Svizzera? A quali leggi dovremo fare appello? C’è chi prova ad avanzare soluzioni, come quella di una localizzazione del diritto di Internet o della scelta di un mandatario post-mortem per le questioni digitali. Ad ogni modo per questa serie di interrogativi non esiste ancora una risposta chiara

Come si comportano gli altri social

Il problema non riguarda ovviamente soltanto Facebook: ogni piattaforma sta adottando dei provvedimenti specifici. Twitter disattiva l’account in automatico dopo sei mesi d’inattività, LinkedIn solo se qualcuno segnala la morte dell’utente. Google ha creato la “gestione account inattivo”, funzione che consente agli utenti di condividere parti dei dati del loro account o di avvisare qualcuno se non sono attivi da un determinato periodo di tempo.

Se l’utente muore la persona da lui indicata riceverà una mail di questo tipo:

Mario Rossi (mario.rossi@gmail.com) ha chiesto a Google di inviarti automaticamente questo messaggio in seguito all'interruzione dell'utilizzo dell'account da parte di Mario.

Mario Rossi ti autorizza ad accedere ai seguenti dati relativi all'account:

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Scarica qui i dati di Mario.

Cordiali saluti,

Google.