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StopFake, in lotta contro la propaganda russa

Articolo pubblicato il 28 maggio 2015
Articolo pubblicato il 28 maggio 2015

StopFake nasce il 2 marzo 2014 grazie all'idea di un gruppo di ex studenti della Scuola di giornalismo di Kiev. Il punto? Verificare le notizie diffuse dai media russi.

Il bilancio a poco più di un anno dalla pubblicazione del primo post.

Se cercate il nome "Margo Gontar" su YouTube, i primi risultati saranno tutti video musicali. We are free, My life, Nothing more: questi i titoli delle canzoni cantante da Margo che, oltre a fare la cantante, è anche uno dei volti di StopFake, sito di fact checking nato poco più di un anno fa in una Kiev sconvolta dagli scontri. Chi c'è dietro StopFake? Un gruppo di ex studenti della Mohyla School of journalism, gruppo di cui fa parte anche Margo.

Il primo post, dedicato alla presunta dichiarazione di guerra all'Ucraina da parte della Russia, va online il 2 marzo 2014. Il resto è storia: ripresa da tutti, a partire dagli osservatori di giornalismo europei fino alla CNN. Oggi, 453 giorni e 61 notiziari dopo, è arrivato il momento di fare un bilancio.

Fact checking contro la propaganda russa

Una cosa è certa: malgrado gli oltre 42mila contatti su Facebook, i 15mila follower su Twitter e i 23mila seguaci su VKontakte (il Facebook russo), quello dei ragazzi di Stop Fake è rimasto un lavoro volontario. «Stiamo partecipando ad alcuni bandi per ottenere dei finanziamenti ma fino ad ora, tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto gratis», spiega Margo. Monitoraggio dei media russi (e non solo), fact checking, realizzazione di notiziari: tutto per amore della verità. «Non è facile restare a guardare. O almeno, non è questo quello che dovrebbe fare un buon giornalista». Così, da poco più di un anno a questa parte, ogni domenica si registra, per poi caricare il video - in pratica un riassunto della bufale della settimana - sul canale YouTube.

Coi mesi il sito è cambiato, migliorato, ma le versioni di base sono rimaste due: una in russo, l'altra in inglese. «Per permettere a tutti di capire quante sciocchezze stia tentando di far passare per verità il regime russo», continua Margo. Ovviamente non tutto va rosa e fiori, nemmeno per questi moderni paladini della verità armati di computer e telecamera. In molti li hanno accusati di essere critici a prescindere o, addirittura, di essere semplicemente diventati la voce contraria di Russia Today, sconfessando a qualunque costo ogni notizia mandata in onda dal canale satellitare russo. In poche parole, di essere "propagandistici" a loro volta e quindi di tradire il principio stesso del fact checking.

Per Margo non è un problema anche perché, spiega, «ci sarebbe qualcosa di anormale nel fare un lavoro come il mio e piacere a tutti».

Il primo notiziario di StopFake, poi diventato settimanale.

La bufala più eclatante? «Una delle prime su cui abbiamo lavorato», racconta Margo, tornando con la mente ai complicati giorni del marzo 2014. I media russi parlano di un esodo di massa, coi cittadini ucraini pronti a lasciare le proprie case per far ritorno nella madre patria: la Grande Russia. Un bufala architettata con fin troppa leggerezza, ricorda Margo. Smentirla si rivelerà un gioco da ragazzi: i media russi mandano in onda immagini di una dogana, spacciata per confine tra Ucraina e Russia, mentre i cartelli mostrano un'altra verità. Quella è la frontiera con la Polonia - e in particolare il checkpoint di Shehyni - e no, nessuno sta partecipando a un esodo di massa. 

Cos'è cambiato in un anno?

«Mentre caricavamo il settimo notiziario settimanale su YouTube pensavamo, fra di noi, 'O mio dio, siamo arrivati alla settima puntata!'. Sicuramente non credevamo di arrivare alla 60esima registrazione». Ora che è passato più di un anno dal primo post di StopFake, la domanda sorge naturale: è cambiato qualcosa nei media ucraini oppure no? «Beh - risponde Margo - sicuramente alcuni giornalisti hanno iniziato a rifiutarsi di pubblicare certe notizie dal sapore propagandistico. Ma non è tutto. Quando sconfessiamo alcune notizie mandate in onda dai canali ucraini poi, alcuni di questi, tagliano la parte da noi analizzata, la bufala, insomma. Non voglio dire che lo facciano grazie a noi ma questo è già un risultato. Sì, anche togliere lo 'sporco' senza chiedere scusa per noi è già qualcosa». 

Dopo un anno, dice Margo, c'è ancora chi scrive al team di StopFake per ringraziarli del loro lavoro. «In molti arrivano sul nostro sito perché si sono resi conto, magari per la prima volta, di aver creduto per anni a delle cose che poi si sono rivelate essere false». Le persone si stanno svegliando, continua Margo: «Certo, non possiamo ancora parlare di grandi numeri ma per noi sapere di aver provocato delle reazioni è già una vittoria». 

Purtroppo, però, il fatto che StopFake esista ancora non è affatto una buona notizia, conclude Margo: «Certo, noi siamo qui per combattere ma questo vuol dire che esiste ancora un nemico».