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Steve Jobs School: l'educazione a colpi di app

Articolo pubblicato il 03 marzo 2014
Articolo pubblicato il 03 marzo 2014

L'Olan­da è un Paese di early adop­tersSarà per que­sto che nella terra dei mu­li­ni a vento sono già state aper­te 7 scuo­le con il brand "Steve Jobs". Gli stu­den­ti uti­liz­za­no i ta­blet e le ap­pli­ca­zio­ni, oltre ai libri. Il fu­tu­ro è già ini­zia­to? Tuffo nel mondo del­l'in­te­gra­zio­ne di­gi­ta­le.

Da qual­che tempo la­va­gne “smart” e ta­blet sono di casa nelle scuo­le pri­ma­rie d’Eu­ro­pa come stru­men­ti di sup­por­to ai me­to­di tra­di­zio­na­li. Que­st’an­no l’Olan­da si è spin­ta oltre, lan­cian­do 7 Steve Jobs School. L’obiet­ti­vo di­chia­ra­to della fon­da­zio­ne 04NT ("Istru­zio­ne per una nuova era", nda.), pro­mo­tri­ce del pro­get­to, è do­ta­re le nuove ge­ne­ra­zio­ni di com­pe­ten­ze ne­ces­sa­rie per es­se­re com­pe­ti­ti­vi in un fu­tu­ro sem­pre più di­gi­ta­le e con­nes­so.

Ca­pi­sal­di fon­da­men­ta­li di que­sta pre­sun­ta ri­vo­lu­zio­ne di­dat­ti­ca sono l’as­se­gna­zio­ne di un iPad per bam­bi­no, l’a­bo­li­zio­ne degli orari sco­la­sti­ci tra­di­zio­na­li (an­co­ra al va­glio delle isti­tu­zio­ni olan­de­si) e la crea­zio­ne di una scuo­la vir­tua­le in forma di so­cial net­work.

I so­li­ti so­spet­ti

L’as­so­cia­zio­ne del nome di Steve Jobs a un pro­gram­ma d’i­stru­zio­ne hanno fatto so­spet­ta­re un’o­pe­ra­zio­ne pu­ra­men­te com­mer­cia­le, spe­cie per l’en­fa­si posta sul ruolo del­l’i­Pad, che mi­nac­cia­va scuo­le tec­no-cen­tri­che, bi­blio­te­che sco­la­sti­che sman­tel­la­te ed epi­de­mie di de­men­za di­gi­ta­le in­fan­ti­le. Ab­bia­mo però sco­per­to una real­tà di­ver­sa. Un pio­vo­so ve­ner­dì mat­ti­na, alla sca­den­za dei primi 6 mesi di ope­ra­ti­vi­tà del pro­get­to, bus­sia­mo alla porta della scuo­la De Ster – l’u­ni­ca di Am­ster­dam nel club O4NT.

La scuo­la si trova nel quar­tie­re di Zui­doost – estre­ma pe­ri­fe­ria di Am­ster­dam – in­te­res­sa­to da una mas­sic­cia im­mi­gra­zio­ne: tra i ban­chi sie­do­no le se­con­de ge­ne­ra­zio­ni.

Il pre­si­de Bart Ver­voort ci rac­con­ta come il pro­get­to, che ci im­ma­gi­na­va­mo stan­dard e pre­con­fe­zio­na­to, si sia adat­ta­to alla po­po­la­zio­ne sco­la­sti­ca della De Ster, par­ten­do con bam­bi­ni di 5-6 anni, ed edu­can­do anche i ge­ni­to­ri a guar­da­re di­ver­sa­men­te al­l’i­stru­zio­ne dei pro­pri figli. “Ab­bia­mo de­ci­so di agire gra­dual­men­te per evi­ta­re di dan­neg­gia­re i bam­bi­ni. La scel­ta è le­ga­ta anche alla na­tu­ra del ter­ri­to­rio, che ci pone delle sfide par­ti­co­la­ri. Qui con­ver­go­no na­zio­na­li­tà e back­ground cul­tu­ra­li di­ver­si: per il bam­bi­no la sfida prin­ci­pa­le non è im­pa­ra­re l’o­lan­de­se, ma ac­qui­si­re dei con­cet­ti che sono co­mu­ni nelle cul­tu­re oc­ci­den­ta­li ed estra­nei alla cul­tu­ra d’o­ri­gi­ne. Ciò vale anche per i ge­ni­to­ri: il con­cet­to stes­so di come cre­sce­re un bam­bi­no in posti come la Ni­ge­ria o il Ghana è di­ver­so dal no­stro. La sfida prin­ci­pa­le non è l’i­Pad, ma con­fron­tar­ci con que­ste dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li”. Come può un iPad col­ma­re que­ste di­stan­ze? Pur non aven­do molta espe­rien­za di vi­deo­gio­chi oltre a 'cam­po mi­na­to'”, Ver­voort crede nel vi­deo­gio­co come espe­dien­te per su­pe­ra­re le bar­rie­re e per sti­mo­la­re i ta­len­ti degli alun­ni. L’i­Pad di Apple in par­ti­co­la­re (gra­zie alla più ampia va­rie­tà di app), per­met­te di adat­ta­re l’in­se­gna­men­to alle ca­pa­ci­tà, ai ritmi e alle po­ten­zia­li­tà degli al­lie­vi con una fles­si­bi­li­tà senza pre­ce­den­ti.

Una app al gior­no

Le app di­dat­ti­che sono nu­me­ro­sis­si­me e la mag­gior parte è di­spo­ni­bi­le in olan­de­se gra­zie al­l’al­to grado di pe­ne­tra­zio­ne tec­no­lo­gi­ca del­l’O­lan­da, no­to­ria­men­te un paese di early adop­ters. La scel­ta delle app si basa su ri­cer­ca e con­fron­to al­l’in­ter­no di O4NT, in cui gli in­se­gnan­ti hanno un ruolo im­por­tan­te.

Ver­voort os­ser­va che, ri­spet­to ai libri, “le app per­met­to­no ag­gior­na­men­ti con­ti­nui senza in­ve­sti­men­ti a quat­tro zeri”, ma, no­no­stan­te il suo chia­ro en­tu­sia­smo, ha scel­to di li­mi­ta­re l’uso del­l’i­Pad al 30% della gior­na­ta sco­la­sti­ca. Si pro­ce­de a ve­lo­ci­tà con­trol­la­ta e a di­stan­za di si­cu­rez­za: il nu­me­ro di app in­stal­la­te è vo­lu­ta­men­te li­mi­ta­to a un mas­si­mo di 6 e i di­spo­si­ti­vi non sono an­co­ra col­le­ga­ti a in­ter­net.    Il ta­blet con­vi­ve con libri e gio­chi crea­ti­vi ispi­ra­ti a mo­del­li di­dat­ti­ci di suc­ces­so come il Reg­gio-Emi­lia o il Dal­ton. I due li­vel­li, “vir­tua­le” e tan­gi­bi­le, dia­lo­ga­no con ri­sul­ta­ti sor­pren­den­ti.  “Un gior­no una mae­stra mi ha chia­ma­to per mo­strar­mi la crea­zio­ne di un bam­bi­no e una bam­bi­na: ave­va­no co­strui­to in­sie­me una mac­chi­na ba­san­do­si sui mo­del­li im­pa­ra­ti con l’app Con­struc­tor”, rac­con­ta Ver­voort.

Il fu­tu­ro che avan­za?

I pros­si­mi obiet­ti­vi? L’u­ti­liz­zo di un’app-qua­dro che per­met­ta agli in­se­gnan­ti di mo­ni­to­ra­re in un unico am­bien­te i pro­gres­si dei bam­bi­ni, l’am­plia­men­to a nuove clas­si e, so­prat­tut­to, l’in­tro­du­zio­ne di app che coin­vol­ga­no gli stu­den­ti nel plan­ning, la pia­ni­fi­ca­zio­ne at­ti­va del per­cor­so di­dat­ti­co.

La piena at­tua­zio­ne del mo­del­lo Steve Jobs, inol­tre, ri­chie­de­rà un mag­gio­re coin­vol­gi­men­to dei ge­ni­to­ri. Negli ul­ti­mi mesi, pre­si­de e in­se­gnan­ti hanno cer­ca­to ge­ni­to­ri da re­spon­sa­bi­liz­za­re e coin­vol­ge­re at­ti­va­men­te. L’i­dea è di far usci­re gli iPad dal­l’e­di­fi­cio sco­la­sti­co. Molti ge­ni­to­ri però non sono pron­ti, non com­pren­do­no il va­lo­re di­dat­ti­co di que­sto stru­men­to per un bam­bi­no. “Pro­ce­dia­mo sem­pre con cau­te­la, per evi­ta­re ri­schi e tu­te­la­re la mo­ti­va­zio­ne degli in­se­gnan­ti”, af­fer­ma Ver­voort, che punta sul va­lo­re di espe­rien­ze in­co­rag­gian­ti che ha in­con­tra­to. In­som­ma, nien­te stra­vol­gi­men­ti qui a Zui­doo­st, ma il fu­tu­ro, slo­w­ly slo­w­ly, ar­ri­va.

– Que­sto ar­ti­co­lo fa parte del Dos­sier - Im­pren­di­to­ria di Ca­fé­ba­bel. Pre­sto altri 4 ar­ti­co­li tra­dot­ti in ita­lia­no da parte della no­stra Com­mu­ni­ty –