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Seadas o sebadas: un "non dolce" dal cuore della Sardegna

Articolo pubblicato il 28 aprile 2010
Articolo pubblicato il 28 aprile 2010
In principio semplici pietanze di origine rurale, le sebadas o seadas si sono poi reinterpretate, ed oggi vengono servite come dolce. Breve storia di un piatto proveniente dalla tradizione sarda, le cui radici affondano nell'ancestrale mondo pastorale.

È uno dei prodotti sardi più conosciuti oltre i confini isolani. In principio fu una pietanza “principale”, poi divenne un più moderno dolce. Le seadas o sebadas, a seconda delle varianti dialettali, sono un piatto semplice e agreste, come la terra da cui provengono. Pasta, formaggio fresco, rigorosamente pecorino, strutto, e poi dubbio finale: miele o zucchero?

Infatti, la sebada viene fritta in abbondante olio d’oliva, poi viene servita ancora calda, ricoperta di uno strato di miele, ovviamente sardo, o di zucchero, quest’ultimo di dubbia provenienza. È così esistono due diverse scuole di pensiero. Ci sono quelli per il miele e quelli che «baè baè, mènzus chin su tùcaru!» ("vai vai, meglio con lo zucchero"). Un po’ come cioccolato o vaniglia, come il mare o la montagna, questa scelta finale rappresenta due opposti modi di pensare.

La sebada (dalla variante nuorese) è un prodotto a base di formaggio, per cui la sua origine è tipicamente pastorale. Proviene infatti dalla Barbagia (centro-Sardegna) e dal Logudoro (Sardegna nord-occidentale), due zone tradizionalmente legate alla pastorizia.

Ogni vengono prodotte in tutta l'Isola

Secondo Tzia (Signora) Jubanna, memoria vivente del cuore acerbo della Sardegna, «le sebadas venivano preparate in occasione della Pasqua o del Natale, periodo in cui anche i pastori facevano rientro a casa dagli ovili e preparavano il formaggio pecorino fresco che veniva utilizzato appena raggiunto il giusto grado di acidità, dopo circa due giorni».

Oggi le sebadas sono prodotte in tutta la Sardegna. È tuttavia difficile trovarle “in Continente”. Sono servite come un dolce, ma in passato sostituivano spesso il secondo piatto. Si possono piacevolmente accompagnare con alcuni vini sardi, sia rossi che bianchi.

Di cosa abbiamo bisogno per preparare questa particolare pietanza dalla forma circolare senza eludere la tradizione? Ecco una versione barbaricina della ricetta: 

Ingredienti: - farina o semola, un cucchiaio di strutto - formaggio pecorino fresco

- buccia di limone grattugiata

- miele o zucchero

Ricetta:

Si prepara l'impasto con la farina o la semola disposta a fontana; si aggiunge acqua tiepida con un cucchiaino di sale e si lavora fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Poi si inserisce lo strutto e si ottiene così la pasta che si utilizzerà per rivestire il formaggio che deve essere grattugiato e sciolto in una pentola antiaderente. Aggiungere al formaggio la buccia di limone grattugiato,un pizzico di sale e preparare delle formelle rotonde del diametro di circa 12 cm, col formaggio ancora caldo. Disporle su un piano perché si raffreddino e induriscano. Preparare la sfoglia con la pasta, adagiare la formella e coprire premendo bene intorno e ritagliando i bordi con la rosinita. Una volta pronte, friggerle in abbondante olio di oliva e servirle coperte di zucchero o di miele. 

Che sia con il miele o con lo zucchero, buona sebada a a tutti!

Foto: DrewVigal/flickr; Immacolata Sotgiu