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Se il #Greferendum si trasforma in un refuso

Articolo pubblicato il 08 luglio 2015
Articolo pubblicato il 08 luglio 2015

Grexit, Greferendum, Grimbo... quanti ne abbiamo sentiti (e ne sentiremo) di neologismi e hashtag coniati per descrivere la crisi della Grecia e dell'Eurozona. A volte succede che anche un refuso involontario, probabile "vittima" della correzione automatica, si diffonda in un batter d'occhio: da #Greferendum a #Grefenderum.

La crisi che ha colpito Atene quasi 6 anni fa, sembra aver ripagato gli europei con nient'altro che una moneta "linguistica", creando un ricco glossario di nuovi lemmi (perlopiù di matrice anglosassone). 

Quasi per ironia del destino, la parola stessa "neologismo" ha un'etimologia greca: néo, "nuovo", e λόγος, "parola". E, per l'esattezza, quasi tutti gli hashtag legati alla crisi ellenica appartengono alla categoria dei neologismi sincratici, ovvero quei nuovi termini che fondono insieme due o più vocaboli già esistenti. È così che nascono le "parole macedonia" o mot-valise in francese. Gli anglofoni le chiamano invece blend o portmanteau word, da una citazione di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di Lewis Carroll, autore particolarmente votato ai giochi linguistici.

Il #Greferendum e un caso di neologismo involontario

La novità dell'ultima settimana è stato il Greferendum (Greece, referendum). Da quando Tsipras ha convocato la consultazione popolare (lo scorso 26 giugno) è salito in cima agli argomenti più discussi (557,452 tweet solo nell'ultimo mese, 2.630.000 occorrenze su Google), anche se il primo tweet in assoluto risale al 28 aprile 2015 e appartiene a @GreekPlight, uno studente greco che vive negli USA.

Tuttavia, il fatto più curioso sul referendum greco è stato l'epic fail causato da un refuso: probabilmente a causa dei correttori automatici, su Twitter il #Greferendum è diventato #Grefenderum, e in molti ci sono cascati. La blogger Licia Corbolante riporta come questo neologismo involontario abbia scalato persino i trending topic del 5 luglio, superando la versione corretta. 

Grexit, Grexodus o Graccident?

Se Greferendum è il neologismo più recente, Grexit (Greece, exit) è invece il più diffuso. Pur indicando una circostanza specifica – il rischio di fuoriuscita della Grecia dall'Eurozona – ultimamente è diventato il "cappello" per quasi ogni titolo relativo alle difficoltà finanziarie di Atene. Già nel febbraio 2012 l'hanno usata ufficialmente due economisti di Citigroup, Willem Buiter e Ebrahim Rahbari. Nello stesso anno l'Oxford Dictionary ne ha scritto sul suo blog, ed è dalla temuta Grexit che è nato l'altro neologismo tanto caro ai britannici: Brexit.

Minore fortuna hanno avuto il sinonimo in salsa biblica Grexodus (Greece, exodus) e il complicato Graccident (o GreccidentGreece exit by accident), soppiantati dal suffisso exit. Grexit ingloba infatti una termine decisamente più internazionale e abbastanza diffuso anche nelle altre lingue europee. Il risultato? Su Google esistono più di 23 milioni di risultati e l'hashtag su Twitter ha ottenuto un discreto successo (425.127 cinguettii solo negli ultimi 30 giorni).

Grimbo, Drachmageddon e altre interpretazioni

Una menzione speciale per la loro originalità, la si deve ad altre quattro parole coniate in questi tempi di crisi. Grimbo (Greece, limbo) e Gredge (Greece, edge) evocano entrambi l'idea di un Paese in bilico, sull'orlo del baratro finanziario. Il pessimistico Drachmageddon (la dracma era la precedente valuta nazionale greca) e la sua variante Eurogeddon preannunciano niente di meno che l'apocalisse per la moneta unica (Armageddon è il luogo biblico della battaglia decisiva tra bene e male).

Anche se non hanno avuto seguito, essi «colpiscono perché evocano un immaginario apocalittico ed escatologico,» confermka Rocco Marseglia, grecista e docente di lettere, «il che mostra come, al di là della loro sinteticità, essi siano in grado di agire su un immaginario e siano tutto tranne che termini neutri! Danno un'interpretazione degli eventi».

Un rischio o un vantaggio linguistico?

La forza di questi neologismi (come d'altronde tutti gli hashtag) deriva dalla loro trasversalità: pressoché chiunque potrebbe averli usati, letti o ascoltati. «Mi sembra interessante che, per affrontare un tema di caratura europea, siano nati dei neologismi transanzionali, o che comunque che si prestano facilmente a diventare internazionali,» è il pensiero di Rocco Marseglia.

Ma sono usati e conosciuti anche dai greci? Elina Makri, giornalista ad Atene, ci dice che «Grexit è più comune di #Greferendum, che resta confinato ai social, ma non è molto diffuso: devi essere un esperto per usarlo. Non suona offensivo, come Brexit d'altronde, ma personalmente evito di usarlo».

«Di certo è la capacità di sintesi che spiega in parte il successo di queste espressioni,» conclude Rocco Marseglia, che non le considera un impoverimento linguistico: «Al contrario. Mostrano sicuramente la vitalità della linguaOvviamente il rischio è sempre la banalizzazione: ma in fondo, quale slogan efficace e sintetico non banalizza un po' le cose?».