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Se i supermercati evitano la plastica

Articolo pubblicato il 10 novembre 2015
Articolo pubblicato il 10 novembre 2015

Da Heidelberg a Berlino passando per Colonia: i piccoli negozi e supermercati che evitano la plastica sono sempre più di tendenza in Germania. Cosa pensano i giovani tedeschi di questo genere di negozi? E questi supermercati sono così ecologici come dicono? Maria Woekuka è andata a scoprirlo per cafébabel.

Sabrina si meraviglia quando entra nel supermercato Original Unverpackt di Kreuzberg, Berlino. Da quasi tre anni, condivide un appartamento nel centro della Capitale tedesca, dove sta facendo un master in sociologia, e per mantenersi lavora come cameriera. Per Sabrina Original Unverpackt non è dietro l’angolo, ma vale la pena andarci. «Mi piace un sacco l’atmosfera nel supermercato. È piuttosto piccolo e accogliente».

Vino sfuso e preservativi vegani

Secondo Sabrina si possono comprare molte cose, ma non proprio tutto. Original Unverpackt è soprattutto un negozio vegano: niente carne, niente latticini e niente dolci. Troviamo farina, cereali, pasta, , couscous e spezie: tutti questi prodotti attendono di essere "imbottigliati". Ci sono anche due barili di vino che invitano i clienti a riempire le proprie bottiglie. Infatti, più della metà dei prodotti è confezionata in vetro. Altri articoli hanno degli imballaggi in carta, è il caso dei preservativi vegani. «La maggior parte dei prodotti che ho visto, sono "eco-certificati" o riportano l’etichetta "prodotto biologico". In più hanno specialità regionali come il miele da Neukölln. Penso sia bello ottenere un minor spreco quando si tratta di plastica. Però, mi mancano davvero alcune cose, come il formaggio e lo yogurt».  

Steve Horn è un giornalista americano, specializzato in inchieste su energia, clima e questioni ambientale. Inoltre è un ricercatore presso il pluripremiato progetto online DeSmogBlog, che ricerca e svela le campagne che vanno contro i dati scientifici sul cambiamento climatico. Secondo Horn, i supermercati come Original Unverpackt sono una tendenza lenta ma crescente in alcuni mercati di nicchia dei Paesi sviluppati. «Noi, gli Stati Uniti, ovviamente siamo i più grandi responsabili delle emissioni di CO2 del Pianeta, tra i più grandi consumatori di materiale plastico e altri prodotti petrolchimici. I tedeschi sono alquanto dei pionieri, ma non sono i soli. Ad esempio, c’è un negozio simile ad Austin, Texas, e in altri Paesi sviluppati di tutto il mondo».

Una nicchia soprattutto nei Paesi sviluppati

Negozi come Original Unverpackt, per esempio, si possono trovare in Austria, Italia e Spagna. Tutti questi supermercati potrebbero avere politiche diverse su come mettere in pratica e su cosa significhi realmente "meno sprechi", ma condividono la stessa visione: ridurre l'uso di plastica ed i rifiuti alimentari. Tutto ciò potrebbe avvenire automaticamente, se più persone facessero la spesa in supermercati come questi.

Dato che le porzioni sono ridotte e molti prodotti si possono imbottigliare, ciò spingerebbe i clienti a comprare di meno, riducendo lo spreco. Per essere corretti, al di là di frutta e verdura fresca, la maggior parte degli articoli che si possono acquistare da Original Unverpackt hanno una data di scadenza a lungo termine (pasta, noci, cereali).

Mouna, 24 anni, vive dietro l’angolo e convive insieme ad altre due persone in una casa a Berlino-Kreuzberg. Si è trasferita qui 8 mesi fa e recentemente ha iniziato un master. Durante la settimana lavora anche al bar e al ristorante. Mouna ritiene che l'idea e l’intenzione di questo tipo di supermercati siano ottime, ma è piuttosto indecisa, nonostante viva vicino a Original Unverpackt. «Personalmente, ritengo che manchino i latticini ed il pane». Mouna è vegetariana, sebbene una volta fosse vegana, e per certi prodotti deve andare in ogni caso in un altro supermercato. «Non ho visto tofu o seitan, forse perché questi prodotti possono essere venduti solo in contenitori di plastica».

D'altra parte è difficile credere che molti supermercati possano vendere yogurt e latte in vetro. In più Mouna si domanda come i prodotti arrivino al supermercato prima che i clienti li acquistino. Quattro settimane fa, abbiamo chiesto a Original Unverpackt a proposito dei latticini e come i prodotti siano distribuiti al loro punto vendita, ma per ora non hanno rilasciato commenti.

Un inizio per un futuro alternativo

Malgrado alcune domande non abbiano trovato una risposta, Horn è convito che tali supermercati abbiano un senso e possano totalmente funzionare: «È così che la maggior parte delle persone nel mondo si rifornisce di cibo: nei mercati, senza plastica né scatole. Questi materiali servono solo alle industrie del petrolio, del gas e del legname per generare miliardi di dollari di profitti all'anno. Tutti noi dovremmo consumare il nostro cibo così, [acquistandolo] direttamente dai piccoli produttori». Sfortunatamente, lo status quo dei modelli di consumo e di produzione non cambierà. Se si volesse cambiare tutto questo, il mondo dovrebbe cambiare l’intera logica del suo sistema economico. Eppure, Horn crede che questi negozi di nicchia forniscano un buon esempio di come potrebbe essere un futuro alternativo. «Tuttavia, esito a dire che sia rivoluzionario, nella misura in cui è molto probabile che il cibo venduto in questi negozi provenga ancora una volta da una manodopera a basso costo e da aziende agricole del Sud del mondo».

Dal punto di vista ambientale, supermercati come Original Unverpackt stanno facendo un passo nella giusta direzione. Metà dei prodotti sono imballati in vetro, che è naturale al 100%, fatto di sabbia, soda e calcare. Quando una bottiglia di vetro raggiunge la fine del suo utilizzo, è completamente riciclabile. Ciò che si ottiene dal vetro fuso è utilizzato per produrre altro vetro. Al di fuori di questo ciclo, il vetro non assorbe materiale dannoso per l'ambiente.

Una questione di soldi?

Affinché questo concetto di supermercato sia apprezzato, i consumatori così come i fornitori devono impegnarsi di più. I consumatori devono essere convinti a investire più tempo e a fare uno sforzo. Dall'altra parte, i fornitori dovrebbero probabilmente trovare una soluzione per quei prodotti che i clienti non hanno voglia di acquistare altrove. Mouna è onesta: «Non sono così sicura che andrei in due o tre supermercati diversi per comprare ciò di cui ho bisogno». Sabrina acquisterebbe certi prodotti se il negozio fosse più vicino a casa sua: «Va bene per il tè e per le spezie, che mi piace avere nella giusta quantità che mi serve».

Sabrina e Mouna dicono che i prezzi di Original sono simili agli altri negozi bio. Il costo può essere una ragione per cui alcune persone decidono di non andare in questi supermercati. Molti giovani vorrebbero acquistare solo alimenti biologici ed equosolidali, ma non possono permetterselo.

Horn è categorico: i supermercati senza plastica sono un inizio, niente di più. «In breve, ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo sistema economico guidato dai bisogni sociali delle persone e non dalla ricerca continua di crescita e dall'accumulazione di capitale».

Quindi Original Unverpackt è solo una goccia nel mare? Sì e no. Dipende se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto (di quinoa senza dubbio). Se nessuno creasse iniziative come Original, nulla cambierebbe. Abbiamo imballaggi ecologici e preservativi vegani, ma c’è ancora molta strada da fare.

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Maria Workuka è una giornalista freelance con base a Brema, Germania.