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Sardegna: se la sabbia finisce in valigia

Articolo pubblicato il 11 settembre 2015
Articolo pubblicato il 11 settembre 2015

Ogni estate le spiagge sono private di tonnellate di sabbia, sassi e conchiglie che finiscono nei bagagli dei turisti. Quello che può sembrare un gesto innocente e un souvenir di poco valore, crea gravi danni all'ambiente. I dipendenti dell'aeroporto di Cagliari si sono organizzati spontaneamente per difendere le spiagge della Sardegna.

Si pensa spesso ai danni ambientali come alla traccia che l'uomo lascia dietro di sé: cemento, ecomostri, rifiuti, discariche. Più raramente ci sfiora l'idea che anche una bottiglietta riempita di sabbia o le conchiglie raccolte in spiaggia possano creare un serio pericolo per l’ecosistema.

Le spiagge trasformate in "cave" di souvenir illegali

Finita l’estate, in Sardegna è tempo di bilanci: tra giugno e agosto 5 tonnellate di sabbia sono state requisite ai turisti nel solo aeroporto di Cagliari. A dirlo sono gli stessi operatori dello scalo su Sardegna rubata e depredata, la pagina che hanno creato su Facebook: «Se vi sembra poco moltiplicate per i 3 aeroporti e i 5 porti dell'Isola e fatevi un'idea delle dimensioni del fenomeno,» scrivono.

La portata di questa vera e propria cava a cielo aperto è impressionante. Tanto quanto la mancanza di consapevolezza da parte dei turisti. «Quasi sempre i passeggeri sono inconsapevoli di aver commesso un reato e spesso si scusano, ma si lamentano anche dell'assenza di informazioni,» dicono i dipendenti aeroportuali, «noi non abbiamo l'autorità per poter elevare sanzioni ai trasgressori e ci limitiamo a requisire il materiale».

Il saccheggio è soprattutto stagionale, da maggio a ottobre, ma anche in altri periodi capita di trovare refurtiva. Sembra che la sabbia più ambita sia quella della splendida Is Arutas. Molti si portano via i sassi colorati levigati dal mare, bottiglie piene di sabbia, buste stracolme di conchiglie, fino ad arrivare all’inverosimile: «Anni fa un tizio stava imbarcando un bagaglio con un granito perfettamente sferico del peso di 45 chili».

Riportare tutto dov’era

È a questo punto che interviene la "task force" degli addetti al controllo bagagli di Elmas, l’aeroporto di Cagliari. Con un’azione meticolosa, ma del tutto auto-organizzata e volontaria. «Fin da quando ho iniziato a lavorare qui nel 2000,» racconta un dipendente sardo, «ci siamo chiesti a chi spettasse intervenire per evitare questo saccheggio inutile e vergognoso». Dopo aver informato le autorità, dal Corpo forestale alla Guardia costiera, fino alla Regione, hanno scoperto che tutti si dicevano "impressionati", ma «in 15 anni non è stato mai fatto niente di concreto». 

Attaccati alla propria Isola, hanno deciso di affrontare il problema loro stessi: «Non avevamo nemmeno lo spazio dove mettere questa refurtiva una volta confiscata. Armati di buona volontà, con le nostre auto private e nel tempo libero, abbiamo iniziato a riportare nelle spiagge di origine tutto questo materiale». Sono una ventina i dipendenti che, pazientemente, chiedono ogni volta ai passeggeri dove hanno raccolto i souvenir illegali e si dedicano a rimettere «tutto più o meno al suo posto: decine di viaggi con il bagagliaio stracolmo di sabbia e sassi, per la gioia degli ammortizzatori delle nostre macchine».

Dalla pagina Facebook alla petizione

Il 12 luglio 2015, dopo aver agito per anni in via più riservata, questi "angeli" delle spiagge hanno deciso di creare una pagina Facebook «per far conoscere a più persone possibili questo malcostume, purtroppo sottovalutato,» dice un amministratore. «Sottrarre materiale come sabbia, conchiglie e sassi dall'ecosistema crea gravi e irreparabili danni». Oltre che essere un reato secondo l’articolo 1162 del Codice della navigazione: tuttavia è difficile cogliere le persone in flagranza, dunque si tratta di una legge che nella realtà trova scarsa applicazione.

«Gli splendidi arenili che oggi calpestiamo si sono formati in migliaia di anni d’infaticabile lavoro del mare,» prosegue, «in pochi secondi, riempire una bottiglia di sabbia vanifica la meraviglia che la natura ha creato». Per ottenere cosa in cambio? Rivendere la sabbia su eBay dalla Germania, ad esempio, come hanno segnalato qualche giorno fa. Qualcosa si sta muovendo? «Sappiamo che dopo la creazione della pagina anche all'aeroporto di Olbia gli operatori si comportano come noi, non abbiamo ancora ricevuto notizie da Alghero. Nei porti non c'è alcun tipo di controllo se non in rari casi».

Se è il turismo di massa a fare seri danni, «bisogna dire che purtroppo i peggiori nemici della Sardegna sono i suoi stessi abitanti. La celebre spiaggia di Is Arutas, quasi del tutto scomparsa, è stata per decenni saccheggiata dagli abitanti di Cabras: prendevano la sabbia con le ruspe per abbellire giardini e piscine e venderla ai ricchi proprietari delle ville della Costa Smeralda». Dopo la pagina online, Sardegna rubata e depredata ha lanciato una petizione. La domanda è chiara: le istituzioni locali hanno interesse ad applicare alcune semplici iniziative di vigilanza e informazione? Le oltre 8 mila persone che (al 10 settembre) hanno firmato attendono una risposta.