Lifestyle

Romani Design: un brand per valorizzare la comunità Rom

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 11 febbraio 2016

Lo stile rom è di moda in Ungheria grazie al brand Romani Design. In tutto il Paese attrici famose sfilano sul red carpet con abiti floreali e gipsy: vestirsi così è subito associato ad un atteggiamento di apertura e ad una chiara identità. Al di là del loro successo nell'alta moda, le fondatrici di Romani Design tengono fede alla loro missione: valorizzare la comunità rom.

Il brand Romani Design è nato nel 2009 in un piccolo laboratorio di sartoria, ed è stato capace di ritagliarsi rapidamente una posizione di tutto rispetto nel campo della grande moda. Le sue sfilate rappresentano uno dei principali eventi dell'alta società ungherese: da 2 anni Romani Design presenta la sua collezione durante i Marie Claire's Fashion Days.

La piccola casa di moda ha calcato le passerelle di Berlino, Bruxelles, Stoccarda e Parigi, spesso invitata dall'ambasciata ungherese o dalle istituzioni culturali locali: di recente, Romani Design ha partecipato anche ad una sfilata a Nuova Delhi, organizzata proprio dalla delegazione diplomatica ungherese in India. La ultima collezione si chiama IKON e reinterpreta gli abiti di alcune donne-icona, mettendo in luce queste identità straordinarie.

La madrina di Romani Design

La madrina di questa fiaba sensuale e piena di colori si chiama Erika Varga. «La mia missione principale è valorizzare il prestigio della comunità rom, restituendo loro dignità,» spiega la fondatrice di Romani Design. «Sono una di quelle rom orgogliose che crede nella propria identità. Altri fanno di tutto per nasconderla: sfortunatamente riflettono l'atteggiamento della maggioranza. Voglio dimostrare loro che esiste una identità rom nuova e libera».

Erika ha lavorato alla costruzione di questa identità fin da quando si è laureata in etnografia. Ha fondato la Fondazione Amaro Trajo (La nostra vita) per la promozione della cultura rom nel 1999. Dal 2004 tiene seminari di etnografia rivolti ai bambini, visitando le comunità rom di tutto il Paese. L'attività sartoriale è iniziata nel 2009 con la creazione di Romani Design, che considera un potente mezzo per diffondere il suo messaggio. 

«Il marchio mi aiuta a diffondere il mio messaggio in maniera più forte, poiché gli abiti parlano da soli,» dice, «in tutta la società generano un dibattito a proposito della comunità rom. Oggi l’ambasciatore statunitense e attrici famose "vestono rom"; forse i giovani rom, guardandoli in televisione, cominceranno a vedere il lato positivo della loro cultura».

"Non so cucire..."

«Io non so cucire… e neanche i miei colleghi,» spiega Erika, «la sartoria richiede una conoscenza approfondita; stiamo tutti imparando e tutti in fasi diverse». L'attività di Romani Design è iniziata impiegando sei persone, oggi conta su uno staff di 9-12 addetti, in base al numero di stagisti. Oltre alle sorelle Varga, Erika e Heléna, ci sono altre 5 donne (non solo rom) che lavorano in modo permanente presso l'atelier. Ognuno riveste un ruolo in questa fiaba e tutta la famiglia è coinvolta: Erika disegna i vestiti, Heléna è l’addetta agli accessori, la loro madre Margitka crea i pupazzi di Romani Design. 

Alcuni di questi pupazzi sono stati venduti ad un'asta benefica per l'UNICEF. Tuttavia, la beneficenza non è la risorsa a cui si affida Erika quando si tratta di innovazione sociale. Preferirebbe occuparsi dei più bisognosi offrendo loro un lavoro. La Fondazione Amaro Trejo è coinvolta in percorsi formativi di sartoria e nel 2013 ha preso parte a un programma europeo tra Ungheria e Slovacchia: nell'arco di un anno, 15 tirocinanti (sia rom che non-rom) hanno ricevuto una formazione professionale e sono diventati sarti qualificati. La stessa cosa si ripeterà l'anno prossimo (con 4 tirocinanti per un periodo di 6 mesi), ma questa volta il programma sarà autofinanziato.«Il 2015 è stato il primo anno in cui ci siamo veramente concentrate sugli affari, mentre all'inizio eravamo più concentrate sul trasmettere il nostro messaggio sociale: da quando il messaggio è associato in maniera più forte al brand, ci siamo potute permettere di pensare a come diventare indipendenti,» dice Erika, riferendosi all'indipendenza finanziaria come prossima sfida per Romani Design.

«In questi ultimi anni siamo state felici di portare il nostro messaggio ovunque ci abbiano invitato gratuitamente. Oggi siamo sempre pagate. Eppure il 50-60% delle nostre spese sono finanziate ancora dalla ERSTE Foundation Roma Partnership, a cui aderiamo. Il nostro intento è quello di far diventare questa percentuale sempre più piccola, costruendo un business sostenibile e la Fondazione ci sta aiutando ad imparare a realizzarlo».

Il "metodo Romani"

Romani Design è l'unica iniziativa in Europa che usa la moda come un mezzo per lo sviluppo della comunità rom, secondo le ricerche svolte da Erika e le sue collaboratrici. Sono pronte a fare rete ed il loro sistema ha già ispirato delle organizzazioni ungheresi in Slovacchia e Romania a mettere in pratica il "metodo Romani", usando l'attività sartoriale per sensibilizzare la società sulla cultura rom.

L'entusiasmo è forte tanto a livello nazionale quanto all'estero: sempre più organizzazioni stanno contattando Romani Design, sperando di collaborare con loro. «Le richieste arrivano ogni giorno», afferma Erika, «le scolaresche vengono a farci visita. Sia giovani rom che non-rom ci chiedono degli abiti per delle presentazioni pubbliche. Sono felice di fornirglieli, l'unica condizione è che li indossino!».

Erika cita in particolare un giovane scienziato di origine rom, che ha scelto di indossare un gilet di Romani Design per tenere una conferenza presso l'Accademia ungherese a proposito della identità rom contemporanea. Anche i volontari di Bagázs (la più grande associazione ungherese per l'inclusione dei rom che vivono in condizioni di estrema povertà) ha avuto la possibilità di indossare gli abiti Romani.

Il prestigio di Romani

La sede di Romani Design si trova in un antico palazzo alla periferia di Budapest, dove Erika vive con il marito e il loro cane. «Lo studio aveva bisogno di più spazio,» dice, «e poi abbiamo avuto qualche problema con i nostri vicini, in centro. Provavano molta simpatia per noi, ma hanno avuto paura quando 6 allievi zingari hanno salito le scale per visitare lo studio». Accanto ai pezzi di alta moda, il brand prevede di lanciare una collezione più accessibile, a prezzi che vanno dai 70 a 100 euro e rivolta al ceto medio ungherese. «I soldi non devono essere un ostacolo. Se qualcuno vuole indossare Romani e ha solo 50 euro, realizzeremo qualcosa che costi 50 euro,» spiega Erika.

Erika ed Heléna ci mostrano orgogliosamente la loro nuova collezione di borse, interamente disegnata da Heléna. Il loro speciale design è stato realizzato grazie ad una macchina che hanno trovato in una fiera a Berlino. Sugli scaffali sono accatastate le stoffe acquistate in India. In piedi, di fronte all'obbiettivo, ci sono sei grintose donne rom, che sorridono orgogliose dei successi raggiunti e dei grandi progetti per l’avvenire.

_

Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Budapest.