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Razzismo nello sport: l’esempio di Spagna - Inghilterra

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 11 febbraio 2009
L’11 febbraio si gioca l’amichevole tra Spagna e Inghilterra a Siviglia. E a questo proposito le relazioni anglo – spagnole non sono certo esemplari: mutue accuse, iperboli e ripicche. Focus.

Abbiamo cominciato con toni accesi: nel 2004, l’ex selezionatore spagnolo, Luis Aragonés, per motivare José Antonio Reyes durante un allenamento gli gridò: «Fa vedere a quel negro di merda che sei migliore di lui», riferendosi al francese Thierry Henry. Questo fatto ha scatenato uno scandalo nel Regno Unito dove Henry giocava in quel periodo. Alcuni giornali spagnoli, nonostante la gravità dei fatti, ponevano l’accento su come la stampa britannica «decontestualizzava i fatti» e accusava Luis Aragonés d’esse(wikimedia)re razzista. Infatti, il quotidiano El Mundo nella sua edizione on-line titolava: «La stampa inglese attacca Aragonés definendolo razzista». E all’interno dell’articolo faceva riferimento a questo fatto come ad un aneddoto: «La maggior parte delle notizie (parlando dell’approccio dei quotidiani britannici) affronta la questione definendola un incidente e non un aneddoto». “Aneddoti” a parte, anche in Inghilterra accadde qualcosa di simile quando l’allenatore e telecronista Roward Atkinson, pensando di avere il microfono spento, chiamò Marcel Desailly «negro fannullone». La parola che Atkinson pronunciò, “nigger” (negro), contiene già un significato xenofobo. Atkinson rinunciò al suo incarico in televisione e il quotidiano The Guardian lo eliminò dai suoi collaboratori. In Spagna, invece, Luis Aragonés non fu licenziato: ricevette una multa di 3mila euro per una «azione contraria al decoro sportivo» (dopo che la Commissione Antiviolenza aveva fatto pressioni affinché si aprisse un’inchiesta) e la difesa del presidente della Federazione Reale Spagnola di Calcio (Real Federación Española de Fútbol, Rfef), Angel María Villar, il quale non esitò a chiamare «razzisti» tutti quelli che avevano criticato Aragonés.

Razzismo, anche in Formula 1

Anche il caso del pilota di Formula 1 Lewis Hamilton (grida razziste a Mont Meló e tifosi con la faccia dipinta di nero) alimentò le polemiche nei quotidiani sensazionalisti britannici. A partire da questi due fatti la stampa britannica etichetta sempre più facilmente più spesso gli spagnoli come razzisti. Basti pensare alla campagna contro la squadra spagnola di pallacanestro durante gli ultimi Giochi Olimpici di Pechino, nella quale tutti gli atleti apparivano mentre facevano gli occhi a mandorla (aiutandosi) con le dita: cosa che in Spagna passò come un semplice grazioso successo. The Guardian, invece, commentava con queste parole: «Ovviamente non c’è alcuna intenzione di provocare i padroni di casa delle Olimpiadi a Pechino, però l’inopportuna fotografia può essere causa di controversie e potrebbe essere interpretata come razzista». I britannici sembrano non essere gli unici a non capire l’humour iberico. I litigi durante la partita dell’Atletico Madrid contro l’Olympique Marsiglia, che costarono una sanzione della Uefa al club spagnolo per eccessiva carica politica e cori razzisti, ebbero eco differente nella stampa francese e in quella spagnola. Il quotidiano on-line di Marsiglia Le Phocéen parlò di «campagna pro-atletico» nei quotidiani spagnoli. Mentre il quotidiano spagnolo Marca titolava: «Platini ci ha fatto un altro gol», collegando il gol segnato dall’ex giocatore francese alla Spagna nella finale dei Campionati Europei di calcio del 1994, con questa decisione della Uefa, organismo che lo stesso Platini presiede, vista come una presunta offesa nei confronti della Spagna.

Ossessione malintenzionata?

Il desiderio della stampa britannica di voler denunciare il razzismo in Spagna a volte può essere percepita, dalla penisola iberica, come un’ossessione malintenzionata. Diego Jáuregui, portavoce di SOS razzismo Spagna afferma che «a livello internazionale si tende spesso a cadere nella tentazione di dimostrare che il paese vicino è più razzista o che quella squadra di calcio è più razzista della propria. Ci si dovrebbe preoccupare di quanto sta accadendo in Europa in generale e nel contesto europeo in particolare». Tutti questi diverbi sembrano aver stabilito un precedente e hanno comportato cambiamenti nell’amichevole tra la selezione spagnola e quella inglese. La Federazione inglese di calcio affermò ad ottobre che si rifiutava di giocare la partita al Santiago Bernabéu, la “casa” del Real Madrid, per timore che si ripetessero gli scontri razzisti dell’amichevole del 2004, quando alcuni tifosi spagnoli “scimmiottavarono” i giocatori inglesi di colore ogniqualvolta toccavano il pallone. La Federazione spagnola reagì difendendo il pubblico di Madrid. In conclusione, la partita si giocherà allo stadio Sánhez Pizjuán di Siviglia, già segnato dalla polemica xenofoba.