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Playlist della settimana: note ribelli 

Articolo pubblicato il 18 novembre 2014
Articolo pubblicato il 18 novembre 2014

È risaputo, la musica è praticamente nata in strada. Col tempo certi movimenti musicali hanno deciso di rendervi omaggio e sono diventati i portavoce di svariate generazioni contestatrici. Ci voleva una playlist per dare il la delle manifestazioni che hanno scosso l’Europa in questi ultimi anni.  

Il folklore è, tra gli altri, il genere che rispecchia al meglio il suono delle manifestazioni. Il collettivo multietnico Kardeş Türküler ha dunque composto un pezzo che diverrà l'inno dei sollevamenti del 2013 contro l'occupazione del parco Gezi, in Turchia. Il tutto con strumenti di fortuna.  E con dei pinguini.

Kardeş Türküler – « Tencere Tava Havasi » (Sound of Pots and Pans)

Il Portogallo è nato da una rivoluzione. È quindi assai logico che Hands of Approach consacri un brano elettrico a un cambiamento brutale che ha tuttavia cambiato i cuori con dei bouquet di fiori.

Hands On Approach – « Riot’s On The Streets »

Essere stati dei punk negli anni '80 è tanto rivoluzionario quanto fumare una sigaretta elettronica al giorno d'oggi. Ma non in Polonia, dove le creste rosa e i cappotti a pois non svaniscono proprio nel comunismo sovietico. Pertanto, un gruppo vestito in pelle fa scoppiare tutto e compone il più grande inno ribelle polacco degli eighties.

Ayal rl – « Skora »

In 25 anni di carriera, Barricada non si è mai allontanato da movimenti sociali e lotte operaie. Al confine tra lotta politica e musica, il gruppo denuncia gli abusi della polizia e le persecuzioni di cui sono vittime le classi popolari spagnole. Un gruppo eterno nel regno degli Indignati.

Barricada – « Bario Conflictivo »

In Italia come in Francia, ci sono delle canzoni che servono tanto ad accompagnare le manifestazioni quanto a fornire gli slogans. È il caso di Manifesto, il cui ritornello recita: «Oggi  non lavoro, resto nudo e manifesto». Impareggiabile.

Bandabardo’ – « Manifesto »

La maggior parte dei gruppi inglesi hanno consacrato una parte della loro discografia alle svariate contestazioni di cui la politica del Regno è stata oggetto. Poche le hanno predette. Nel 2009, Kaiser Chiefs ha fatto schizzare il termometro sociale del paese con l'uscita di un album intitolato Education, Education, Education & War. Il tutto mantenendo una certa flemma britannica: nel clip, c'è una battaglia di cuscini. E Johnny Rotten vomita.

Kaiser Chiefs – « I Predict A Riot »

Il rap è senza dubbio divenuto la colonna sonora dei sollevamenti popolari degli anni '90. In Francia, forse, più che altrove. Uno fra mille, Passi comporrà nel 1997 uno dei brani più salienti sull'agitazione popolare nelle banlieues. Dove si tratta di soldi facili, di ragazzi che si rimmetono a Dio e «di città dove la polizia non va».

Passi – « Les Flammes du Mal »

Poichè la musica può anche servire da pretesto per la rivoluzione dei costumi, le Pussy Riot hanno deciso di scrivere dei pezzi inaudibili che avevano per solo obbietivo di risvegliare le coscienze. E d'insultare Putin. 

Pussy Riot - « Putin Lights Up The Fires »