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Peggio che in Italia?

Articolo pubblicato il 03 giugno 2008
Articolo pubblicato il 03 giugno 2008
I campionati Europei si avvinano, e il calcio polacco è travolto da uno scandalo che coinvolge ventinove squadre della serie A. Tutto il mondo è Paese?

Dariusz Wdowczyk gioca volentieri a fare l’uomo di mondo in pubblico: in Polonia porta bene. L’allenatore, in elegante abito grigio, parla volentieri in inglese. Ha, infatti, giocato nel Celtic Glasgow. Ora un video dell’Autorità Polacca Anticorruzione (Cba) lo mostra in tuta da ginnastica, seduto in soggiorno, con l’aria distrutta. È in arresto.

Wdowczyk è accusato di aver comprato gli arbitri quando era allenatore della Korona Kielce (allora in terza divisione) e di avere quindi favorito la promozione della sua squadra. La Korona Kielce gioca adesso nella prima divisione, la Orange Ektraklasa, e verrà retrocessa. Wdowczyk ha rilasciato una sola, semplice, dichiarazione: «Peccato che sia successo».

Se l’olandese Leo Beenhakker non fosse andato in Polonia dopo i Mondiali tedeschi del 2006 a guidare la Nazionale, forse sarebbe stato Wdowczik a diventarne allenatore. E invece ora gioca il ruolo principale in uno scandalo che vede coinvolte, per ora, ventinove squadre per un totale di 116 accusati.

Ma che fanno i polacchi?

Nel sistema delle partite “taroccate” c’era un metodo. Nel mirino dei magistrati inquirenti a Breslavia sono finite anche la Lega calcio polacca (Pzpn) e alcune unioni regionali di arbitri. Già durante i mondiali del 2006 lo scandalo polacco aveva iniziato a venire alla luce, ma nel resto d’Europa non se ne interessò nessuno.  Era, infatti, appena emerso quello della serie A italiana, che mise tutto a tacere.

In Polonia la corruzione è diffusa in più fasce sociali. Un esempio? In molti studi medici anche per un trattamento di routine è “d’obbligo” aggiungere una piccola mancia per il dottore o all’assistente. E, in questo clima, la corruzione nello sport non stupisce troppo.

L’anno scorso fu arrestato l’ex ministro per lo Sport, Tomasz Lipiec, proprio con il sospetto di corruzione. Pare che avesse preso tangenti sulle gare d’appalto per la costruzione di palazzetti dello sport. E il processo è ancora in corso.

Dopo il cambio di Governo dell’ottobre 2007 l’ex-presidentessa della Transparency International polacca (un’Ong che si occupa di corruzione, ndr), Julia Pitera, è diventata delegata per la corruzione del Governo.  È stupita dal fatto che in Europa se ne parli solo ora: «La corruzione nel calcio polacco è nota dal 2001, ma per molto tempo non se ne è interessato nessuno».

Secondo la Pitera è in parte anche colpa della Lega Calcio polacca se il problema è diventato così importante, al punto di pregiudicare la posizione del Paese agli Europei del 2012.

Nel frattempo, il responsabile della Lega Calcio, Michal Listkiewicz, travolto dalle critiche, cerca di calmare le acque, forse in modo un po’ naïf: «Scusate! Noi ci scusiamo! Ci scusiamo di non aver preso in mano la situazione in tempo. Le dimensioni di questo problema erano troppo grosse per noi. Ci dispiace!»

Gli Europei, con lo scandalo a lato

L’allenatore della nazionale, Beenhakker, adesso si trova a dover lavorare per tener fuori lo scandalo della corruzione dalla preparazione degli Europei. Dopo aver saputo del caso Wdowczyk, l’olandese si è mostrato preoccupato: «Spero e prego che la gente responsabile in Polonia sia nella posizione di regolare la situazione».

Dalla sua entrata in carica, Beenhakkers si è trovato a dover combattere con le condizioni del calcio polacco: un unico, grande caso di nepotismo. Come prima decisione l’allenatore ha vietato che i funzionari della Lega, così come i giornalisti, stessero nello stesso hotel dei giocatori. Per l’esordio agli Europei della sua squadra, l’8 giugno a Klagenfurt, Beenhakker annuncia: «Se non andrà bene allo stadio, potrò garantire che, perlomeno, la partita l’avremo persa sul campo, non fuori».

L'autore di questo articolo, Olaf Sundermeyer, è membro della rete di corrispondenti n-ost.