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Pedalare in libertà: uno sguardo slavo sull'Olanda

Articolo pubblicato il 03 giugno 2013
Articolo pubblicato il 03 giugno 2013
È un'esperienza straordinaria per uno slavo camminare in una città come Utrecht. Nell'ex blocco sovietico, i Paesi Bassi sono visti come uno staterello contraddistinto da buffi stereotipi: la loro passione per il colore arancio, i mulini, gli zoccoli di legno, i canali, i waffle con il caramello...

Impossibile non riconoscere la supremazia della bicicletta nel traffico olandese. Per uno slavo che arriva dalla Slovenia o dalla Slovacchia, questo è un mondo completamente sconosciuto, in cui le piste ciclabili sono presenti in tutta la città e occupano più spazio dei marciapiedi. Guardare costantemente a destra e sinistra per vedere se c'è qualche ciclista che incrocia la vostra strada a tutta velocità è un compromesso da cui tutti traggono profitto, cittadini e ambiente. Così come le biciclette, anche i tulipani sono un vero simbolo nazionale, ma come mai non se ne vedono nei giardini o sulle strade? Sono davvero olandesi?

Potere alle bici

Secondo un sondaggio dell'Eurobarometro, quasi un terzo degli olandesi reputa la bicicletta il principale mezzo di trasporto, mentre in Slovacchia solo il 10% della popolazione la considera tale, e in Slovenia meno del 5%. Un articolo sulla Federazione Europea di ciclisti parla di 5 milioni di ciclisti al giorno che girano per il paese, e 14 milioni di viaggi su base giornaliera. Il supporto economico delle autorità è notevole: nel 2012 sono stati spesi 410 milioni di euro in infrastrutture ciclistiche.

Si tratta di essere verdi ma anche di essere visti”, dice Maike, un cittadino di Utrech. Essere visti, come dice Maike, significa essere considerati, alla pari di un pedone o di un'auto. La prova di ciò è data da piste ciclabili temporanee disegnate accanto ai cantieri. Avete mai visto una cosa del genere in un'altra città europea? I portabiciclette pubblici sono organizzati su due livelli e sono gratuiti. “Quando i rifugiati o gli emigranti arrivano in Olanda, la prima cosa che imparano sono alcune parole olandesi, e come andare in bicicletta”, dice Friso, uno studente di Ede. Sentirsi come un pesce nell'acqua deve essere come sentirsi un olandese in bicicletta: ho visto un uomo zoppicare sulle stampelle e poi saltare in sella e filare via come se la bicicletta fosse parte del suo corpo.

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Le capitali slave, e stranamente anche Lubiana, sono piccole, quindi quale modo migliore di muoversi se non in bicicletta? Immagina di andare in bici, di immergerti nelle sensazioni positive del pedalare, ma con la coda dell'occhio notare qualcosa di blu, ovvero la polizia. Nei paesi slavi, i ciclisti sono considerati un elemento fuori posto nel panorama del traffico: sono malvisti dagli autisti e dai pedoni e in genere gli spazi in strada riservati alle bici sono rari e distanti tra loro. Tuttavia la situazione sta migliorando, almeno nelle città più grandi. Il pericolo maggiore è la polizia. Ho raccontato al commesso di un negozio per il noleggio bici a Utrecht di quella volta che stavo quasi per essere arrestato sulla mia bici. “Non qui!”, ha riso, sorpreso. Per lui, andare in bici nella direzione sbagliata o ascoltare la musica con gli auricolari è una questione che riguarda solo la tua sicurezza personale. Maike, scioccato, dà consigli su come aumentare la consapevolezza: “Forse se qualche personaggio famoso si facesse vedere in bicicletta, la situazione cambierebbe nel tuo paese!”.

Tulipani turchi

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Al mercato di fiori di Utrecht, una donna olandese ha appena comprato un grosso bouquet. Anche gli sloveni amano i fiori ma non mettono tanta enfasi nel comprarli, forse perché, per arrivare in campagna, in Slovenia, non ci vogliono mai più di dieci minuti dal centro. “Mi piacciono i tulipani soprattutto in primavera. Spero che vengano dall'Olanda!”, afferma un cliente ridendo. A dire il vero, la maggior parte delle persone non conosce la storia di questi fiori. "Un commerciante ha comprato i bulbi in Turchia e li ha portati qui”, spiega Ios, un fiorista. "Era un fiore speciale per via dei suoi colori  e delle righe che lo caratterizzano. È stato un lavoro che ha dato i suoi frutti, come dimostra il mercato che ha conquistato oggi”. 

"Sebbene sia il simbolo nazionale, il tulipano non proviene dall'Olanda. Solo dopo la seconda guerra mondiale è diventato il nostro maggiore prodotto di esportazione"

La storia dei tulipani inizia nel sedicesimo secolo in Turchia, ma i bulbi hanno aumentato il loro valore solo nel secolo successivo. “Erano uno status symbol”, dice Louis, un professore di giornalismo in pensione al mercato dei fiori. “Solo i ricchi potevano permetterseli perché i bulbi erano costosi. Poi è iniziata la mania dei tulipani, e i compratori hanno iniziato a fare la scorta per la stagione della crescita, ma i prezzi erano saliti così tanto che la gente poteva spendere interi patrimoni e i risparmi personali per comprarli. Dopo alcuni mesi c'è stata una prima crisi di vendita di tulipani e i bulbi hanno perso il loro valore. Così, sebbene sia il simbolo nazionale, il tulipano non proviene dall'Olanda. Solo dopo la seconda guerra mondiale è diventato il nostro maggiore prodotto di esportazione”, spiega Louis. Oggi l'Olanda è il più grande produttore al mondo di tulipani e produce  3 miliardi di bulbi all'anno. Jos che allestisce la sua bancarella ogni week end, compra i bulbi in 3 diverse città in Olanda: "I clienti affezionati vengono qui, gli olandesi amano avere fiori in casa".

Tornando a casa in Slovenia, la nostalgia alla dogana di Utrecht lascia il posto alla sensazione di stare facendo qualcosa di sbagliato mentre mi ritrovo a pedalare nelle città dell'Europa dell'est o cammino tra i vivaci cittadini Rom nel principale mercato di fiori, nascosto in uno stretto vicolo accanto alla cattedrale di Lubiana.

Questo articolo fa parte di un'edizione speciale del forum europeo degli studenti di giornalismo (FEJS International)

Immagini: copertina (cc) davesag/ official site; testo © Jasna Rajnar Petrovic / bici con tulipani © saviorjosh/ Josh Chen official tumblr page