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Monarchia degli Asburgo: Un selfie con Sissi

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 21 ottobre 2014

Un centinaio di anni fa, con la fine della prima guerra mondiale, finiva anche la monarchia austriaca. Ma il loro spirito è ancora vivo. Seguiamo le loro tracce a Vienna.

«L'Austria senza gli Asburgo? Perchè? Può esistere?» Quando sono sceso dall'aereo a Vienna mi sono ricordato di questa frase di un mio amico, uno storico del New Jersey. Uno scherzo, ovviamente lo sapeva e anche io. La fine della prima guerra mondiale segnò anche la fine di centinaia di anni di regno degli Asburgo e il successivo collasso della loro monarchia. L'Austria ora è una repubblica e come la Germania ha chiuso con l'aristocrazia. Se oggi ogni redattore di riviste alla moda continua a definire Gloria von Thurn und Taxis una principessa, tutti i titoli di nobiltà sono illegali. Eccomi dunque nella capitale austriaca alla ricerca della monarchia che non esiste più. E non sono l'unico. Solo nel 2012 circa 4 milioni di persone hanno visitato luoghi di interesse come Hofburg, la scuola di equitazione spagnola e soprattutto il castello Schönbrunn, comprando qualsiasi tipo di diavolerie nei negozi di souvenir.

Ma è solo la nostalgia di un viaggiatore con una specie di ossessione per il kitsch come me a mantenere la memoria della monarchia del Danubio ancora viva? Mentre esco dalla metropolitana e mi sento osservato da una statua dell'imperatrice Maria Teresa, mi ricordo di essere arrivato sin qui per dei motivi più seri dei magneti da attaccare al frigorifero con la faccia di Sissi e le marionette di Federico Giuseppe. Voglio sapere se la monarchia giochi ancora un ruolo nella vita di ogni giorno, al di là delle statistiche turistiche.

Le vecchie unghie dei piedi imperiali

La prima fermata è il centro aste Dorotheum. Su internet ho letto che una volta all'anno offrono otto pezzi da collezione della casa imperiale. Dopo tutto potrebbero esservi dei monarchi tra di loro. Doris Krumpl, l'addetta stampa, mi racconta che questa asta annuale è una delle più visitate. Sfogliando uno dei cataloghi dell'ultimo evento, noto che, date le mie finanze, forse dovrei accontentarmi davvero dei magneti per il frigo. I pezzi originali sono davvero troppo per le mie tasche. Uno degli articoli più costosi di quest'anno è il cappello da cavallerizza di Sissi, partito da un prezzo di 4mila euro e venduto per 100mila. Alcuni prodotti sono più economici, quasi bizzarri. Recentemente sono state messe all'asta persino le unghie del piede imperiali, con garanzia di autenticità. L'offerente, afferma la Krumpl, era affascinato dall'impero austro-ungarico e dalla nostalgia dei vecchi tempi. Se sono anche sostenitori politici dell'Impero, questo non lo sa dire.

Non molto lontano dal Dorotheum troviamo la cripta imperiale. Tutti gli Asburgo sono sepolti qui dal 1633, come spiegato in austro-inglese dalla guida turistica di fronte alla cripta. Dal momento che non voglio aspettare entro in chiesa dove si trova il sepolcro. Carlo I, imperatore dal 1916 al 1918 sta sereneamente guardando alla sua sinistra. E proprio lì si trova l'imperatore, appena dietro il portone d'ingresso. Carlo I guarda con reverenza alla sua sinistra, mentre la sua immagine campeggia sulle schede delle dimensioni di una scatola di sigarette. Attaccate alla sua uniforme, sul petto, ci sono medaglie d'argento «già consacrate», spiega il prete mentre svuota l'offertorio. L'ultimo imperatore è stato beatificato nel 2004 e da quel momento si può avere assistenza dalla più grande carica per la modica offerta di un euro. Ma a quel punto riaffiorano i sentimenti di un giovane cattolico e così decido di lasciare un euro nella cassetta delle offerte e abbandonare la chiesa con questa miracolosa immagine. Mi aspettavo molte cose da Vienna, ma gli incontri ravvicinati con l'imperatore beatificato non erano tra queste.

Scendo le scale per visitare la cripta imperiale. Un cartello all'ingresso proibisce espressamente qualsiasi "commento politico". Sono stati i rigidi monarchici o i rancorosi repubblicani a rendere necessario un cartello del genere? Mi immagino che entrambi possano aver contribuito. La cripta, invece, mi fa capire ciò che Georg Kreisler voleva dirci con la sua canzone «Der Tod, das muss ein Wiener sein» (la morte deve venire da Vienna). Le tombe allineate sono piene di scettri, corone e tantissime ossa. Sopra di esse si trovano gli scheletri, mentre lo sguardo dei teschi fissano con uno sguardo assente nella penombra. Vicino a una bara c'è una ghirlanda sulla quale di legge: «Dai monarchici della Moravia», ma dei donatori non c'è traccia. Solo alcune ragazze che si fanno dei selfie davanti alla tomba di Sissi, la principessa, che nell'immaginario comune ha le fattezze di Romy Schneider.

La cripta è qualcosa di più di una semplice attrazione turistica, dato che le antiche casate nobiliari non sono le sole sepolte qui. Quando nel 2011 Otto Habsburg, il figlio di Carlo I è morto non è stato sepolto a Pöcking, la sua casa adottiva in Baviera. Coloro che portavano la bara erano vestiti con uniformi austro-ungariche e lo hanno trasportato nella cripta imperiale della Chiesa dei Cappuccini a Vienna, vicino ai suoi antenati. Durante la messa allo Stephansdom, alla quale hanno partecipato anche il presidente e il cancelliere austriaco, i fedeli hanno cantanto l'inno imperiale «Gott erhalte, Gott beschütze, unsern Kaiser, unser Land» (Dio preserva, Dio protegge, il nostro imperatore, il nostro paese).

L'Aquila Bicipite ha preso il volo

Il giorno seguente mi preparo a visitare il tredicesimo distretto. «Sì, qui dove l'imperatore è a casa», scherza una viennese mentre ne parliamo. Sono ormai lontane le strade sfarzose e l'arco di trionfo, simboli dello spirito imperiale. Al loro posto troviamo piccoli orti e sporadiche bandiere austriache nei cortili. Giro per la Hermesstraße, la quale conduce, secondo la mia mappa, a un fortino di caccia costruito da Francesco Giuseppe per convincere l'imperatrice a passare più tempo a Vienna. Ma non è questo il motivo per cui sono qui. Sono alla ricerca di Nicole Fara. La sua buca delle lettere rende tutto molto più chiar. In un adesivo appariscente si può leggere ciò che pensa: “Monarchia, la coronazione della democrazia". 

Fara mi accoglie all'ingresso: camicia blu polvere e spilla d'oro dell'Aquila bicipite, lo stemma dell'Impero. Come vice presidentessa del partito “The Black-Yellow Alliance Party” ha come obiettivo il ripristino della monarchia costituzionale.

Ma non solo quello: I paesi del Danubio, secondo quanto sostiene la donna, «dovrebbero essere riuniti in un solo impero dell'Europa centrale». Ma non sarebbe causa di conflitto con l'Unione Europea? «L'UE scomparirà», mi spiega. Quando le si chiede perchè dovrebbe essere un solo nobile a governare tutto quanto, risponde che gli Asburgo hanno imparato per generazioni a gestire il potere, mentre le persone comuni come me e lei stessa vengono presi dalla follia quando hanno a che fare con il potere. Così preferisco non raccontarle di quella volta in cui ho deciso di mettere la mia testa in in un'uniforme imperiale austro-ungarica con photoshop. Non è dato sapere quanti membri abbia il suo partito, ma Fara è sicura che per ottenere il successo serva del tempo. Nell'ultima riunione  dei membri servivano solo 300 firme per l'ammissione alle elezioni nazionali. «Se alle persone fosse data la possibilità di scelta alle prossime elezioni i monarchici potrebbero avere dei risultati sorprendenti», afferma con convinzione. E gli austriaci patriottici avrebbero un partito che sarebbe come una famiglia in cui identificarsi. Alla fine le chiedo se Karl Habsburg,  nipote dell'ultimo imperatore, voglia diventare imperatore. Ma non ne sa niente.

Peter Pritz, che indossa un'aquila Bicipite dorata, invece lo sa benissimo. Assistente generale della famiglia Asburgo è uno dei più vicini confidenti di Karl. Lo incontro al Museo delle Armi. Ex soldato è uno dei fondatori del gruppo militare storico che ha ricreato una divisione di artiglieria a cavallo. «Al capo non piace per niente», mi dice, quando inizio a parlare del partito monarchico, mentre solleva quasi impercettibilmente gli angoli della bocca non appena inizio a parlare del partito monarchico. Karl apparentemente non vuole succedere a suo nonno, l'imperatore Carlo II. Noto inoltre che Pritz non sir rivolge ma a questi con un "sua altezza", perciò gli chiedo se sia un monarchico. Lui nega. Ha giurato fedeltà alla Repubblica Austriaca ed è un repubblicano. Secondo l'uomo il saluto è un segno di rispetto che non ha niente a che vedere con la sete di potere. Non condivido tutto questo rispetto, ma non posso fare a meno di ammirare questo comportamento.

Sulla via del ritorno cerco di riassumere quello che ho visto. Ho trovato, tra burattini imperiali, beatificazioni e dedizione, quello che cercavo a Vienna? A questo proposito mi vengono in mente la cripta imperiale e subito penso questa frase:  “A scheene Leich” (un bellissimo funerale, un bellissimo cadavere). Probabilmente è tutto ciò di monarchico che resta a Vienna oggi: un corpo, perfettamente conservato, simbolo di tutto ciò che è effimero. Penso alla signora Fara e non sono sicuro che approverebbe. Il signor Pritz invece potrebbe essere d'accordo.

Que­sto re­por­ta­ge fa parte della serie di ar­ti­co­li dedicati a Vienna nel pro­get­to Eu­to­pia-Time to Vote, fi­nan­zia­to dalla Fon­da­zio­ne Hip­po­crè­ne, la Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea e il mi­ni­ste­ro degli Af­fa­ri Este­ri fran­ce­se. 

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