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Meno stranieri in campo per la Fifa

Articolo pubblicato il 18 luglio 2008
Articolo pubblicato il 18 luglio 2008
In nome della lotta allo strapotere delle squadre più forti la Fifa adotta una misura per nazionalizzare le squadre di calcio: non più di cinque giocatori stranieri (6+5). Proteste in Europa in nome della libera circolazione dei lavoratori.

Sul campo come fuori, il calcio infiamma gli animi europei. Sepp Blatter, presidente della Fifa, riconosce che «solo poche squadre detengono il potere: denaro, giocatori e mezzi». Per combattere questo «calo di competitività», lo scorso 30 maggio il 58° Congresso della Fifa ha adottato una risoluzione che dovrebbe favorire un certo equilibrio sportivo.

Questo voto sembra incoraggiare l’adozione del progetto “6+5”, che obbligherebbe le squadre a scegliere un minimo di sei giocatori provenienti dai vivai nazionali. Questo, innanzitutto, per impedire alle squadre più ricche di comprare tutti i migliori giocatori a livello mondiale: «Oggi, molte squadre non giocano per il titolo ma solo per ottenere un quarto, un quinto o un sesto posto, in modo da evitare la retrocessione», prosegue Blatter. Lo scopo della misura è quello di evitare che il calcio nazionale si inaridisca e, allo stesso tempo, favorire una maggiore identificazione del pubblico con le squadre stesse.

Discriminazione razziale

La proposta del “6+5” suscita qualche dubbio agli occhi dei deputati del Parlamento europeo i quali, guidati dal francese Guy Bono e dal britannico Richard Corbett, l’8 maggio scorso hanno votato un testo che si oppone alla proposta della Fifa, adducendo come motivazione il fatto che tale proposta «creerebbe delle discriminazioni basate sulla nazionalità», cosa contraria al diritto europeo.

Grazie alla Sentenza Bosman del 1995 (giocatore a cui è stato impedito di passare a un’altra squadra e che si è appellato al Trattato di Roma per la mobilità dei lavoratori,ndr) le discriminazioni nazionali nello sport europeo sono cessate creando un’effettiva liberalizzazione del mercato. La sentenza ha reso possibile l’emergere di «un capitalismo di mercato anche nello sport professionale europeo. Questa situazione diverge profondamente dal nostro modello di società e dalle aspirazioni dei nostri concittadini», afferma Guy Bono, deputato socialista che si oppone tenacemente a qualsiasi discriminazione già dall’ingaggio.

Che le squadre ingaggino sempre più stranieri è una realtà: per fare un esempio, si è passati dai trentasei giocatori francesi espatriati nel 1995/96 verso i campionati inglese, tedesco, spagnolo e italiano, ai novantacinque nella stagione 2007/08. L’obiettivo della non discriminazione per nazionalità è stato quindi pienamente raggiunto. Ma questo è andato di pari passo con un meccanismi di mercificazione del calcio per accaparrarsi i giocatori migliori.

La Uefa con il piede in due staffe

Per il momento, l’Unione europea delle Federazioni Calcistiche (Uefa) presieduta da Michel Platini ha preferito la discrezione. Desiderosa da molto tempo di avvicinarsi all’Ue, spera di riuscire ad adeguare la sua proposta del “6+5” al rispetto del diritto comunitario. «Dobbiamo sforzarci di raggiungere qualcosa che si avvicini al “6+5” piuttosto che il “6+5” stesso, dato che non possiamo pensare di agire al di fuori del quadro normativo Ue », ha spiegato Platini.

Da molti anni, gli organismi del calcio europeo lavorano per favorire le formazioni nazionali. Il progetto ufficioso del 4+4 (detto anche homegrow rule o legge di formazione locale) imporrebbe alle squadre di scegliere tra i giocatori almeno quattro formatisi in seno al club stesso, e quattro formatisi nelle lega nazionale. Il deputato europeo Richard Corbett ha già sottolineato l’equilibrio di questa misura: «Credo che la Commissione non porterà queste disposizioni davanti a un tribunale, dato che si intravede un consenso politico crescente in loro favore», ha precisato.

La discussione è continuata anche durante gli Europei. I giocatori migliori del campionato inglese hanno brillato fuori dal campionato inglese, senza che la nazionale sia riuscita a qualificarsi. Sepp Blatter e Michel Platini hanno incontrato il 6 giugno a Bruxelles il Presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Pottering. Il 26 giugno, a Vienna, Guy Bono ha incontrato il Presidente della Uefa,proprio a ridosso della semifinale degli Europei. Se l’idea che il calcio europeo sta attraversando una fase di deriva di mercato prenderà piede si cercheranno altre soluzioni perché, pare, il “6+5”, come presentato dalla Fifa, ha pochissime possibilità di essere approvato e il “4+4” della Uefa sembra insufficiente.

Ma su una cosa si è sicuri, come ricorda l’eurodeputato francese: «Se il calcio europeo ha una sua specificità, ciò non significa che sia al di sopra delle leggi».