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Meet My Hood: Bolognina

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2018
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2018

Lo storico quartiere rosso e operaio accanto alla stazione ferroviaria, nella prima periferia di Bologna, sta cambiando volto. La Bolognina è ora un crocevia di flussi migratori che la rendono il quartiere multietnico più giovane del capoluogo emiliano. Qui i cittadini, tutti insieme, si rimboccano le maniche per creare nuovi luoghi di aggregazione

La Bolognina è una piccola Bologna, per conformazione urbana e per il suo lato di piccolo paese che fa in modo che tutti si conoscano. In posizione nevralgica a ridosso della stazione ferroviaria, il quartiere si trova al centro di rivoluzioni infrastrutturali e demografiche. Se fino a vent’anni fa era sede di tutte le officine operaie e l’età media era molto alta, oggi è il posto della città dove si concentrano più giovani. Coppie che approfittano della comodità logistica, ragazzi che preferiscono la calma rispetto al più festaiolo centro e anche studenti. Proprio come Aleksandra e Rick, 23 anni polacca lei e 21 anni e olandese lui, che hanno scelto di vivere nella Città delle Due Torri per sei mesi nell’ambito del programma Erasmus e che sono diventati amici grazie alla complicità della Bolognina. Rick infatti ha una stanza proprio dietro il Mercato Albani, un mercato ortofrutticolo semicoperto dalle serrande disegnate e dalle botteghe, da dove si sentono parlare mille lingue diverse e ha scelto il quartiere “perché è il giusto mix: ci sono sempre persone per strada con cui fermarti a discutere, puoi conoscere la cultura underground della città, ma allo stesso tempo è molto calmo e rilassante” racconta, molto fiero della sua nuova città. Per andare a lezione, a Scienze Politiche, Rick inforca la bici, attraversa il ponte Matteotti, da dove si vedono tutte le rotaie che si incrociano, ed è subito in centro in 10 minuti.

"A leggere i titoli di alcuni giornali, la Bolognina appare molto pericolosa- continua lo studente olandese-: mi ero quasi spaventato i primi giorni qui. Ma basta vivere a pieno il quartiere per capire che è in realtà il regno dell’accoglienza”. Sulle testate locali sono stati spesso pubblicati problemi di microcriminalità, non citando la via dello scippo o dello spaccio di turno, ma identificando la Bolognina come intera area. “Ho capito che i cittadini non ci stanno a questa immagine e si ribellano: è incredibile” dice Rick.

L' elemento che sembra caratterizzare un po’ tutta la Bolognina è la capacità di inventare sempre qualcosa, laddove nessuno, compresa l'amministrazione, vorrebbe mai investire. Sono diversi cittadini che, oltre ad avere a cuore il quartiere, pensano ancora che la partecipazione non sia un’utopia. Come il collettivo CONCIBò, gruppo informale di 40/50 persone: "Una rete - spiega Andrea Taglio, uno dei responsabili del collettivo- che più di tre anni fa si è incontrata nel momento di massimo attacco dei media main stream al quartiere. La Bologniva veniva spesso descritta con termini senzaionalistici ed immagini drammatiche: un Bronx praticamente. Quindi assieme ad altri genitori abbiamo iniziato a darci appuntamento nei parchi giochi con i nostri figli e nelle scuole.  Ci siamo detti: perché non fare qualcosa e condividere tutto quello che c’è di positivo?".

La parola dei vicini

E’ una domenica pomeriggio e da Piazza Unità parte l’iniziativa "Bolognina in Fucina”, anche Rick segue la passeggiata itinerante che spiega la storia del quartiere. Lui ha scelto Bologna per il nome e l'eco che questa città ha ancora ha nel mondo. Per molti stranieri questa piccolo grande paesone italiano è sinonimo di impegno civico, partecipazione e soprattutto resistenza. "Le persone qui continuano a scendere in piazza a manifestare. Gli abitanti sono i primi a metterci la faccia quando qualcosa non va” precisa l’Erasmus. La Fucina di persone e di idee si sposta davanti alla Fabbrica Minganti, poi sulla pista ciclabile di via Creta per finire alle Scuole Federzoni, dove musica e balli raccontano il carattere resiliente della Bolognina.

L'immagine che emerge, passeggiando per queste strade, è quella di una resistenza culturale, pronta a cambiare volto al quartiere abitato dalle classi sociali con il reddito più basso di Bologna. E’ un po’ l'idea dei tre proprietari del Binario69, un locale alternativo nato lo scorso anno, che vuole promuovere musica live di qualità rendendola accessibile a tutti. Angelo, uno dei tre ragazzi, ama profondamente la Bolognina: "Taifur, un nostro amico e da sempre attivista per il quartiere, ci ha detto uno dei più bei complimenti: qui pensano sempre che la sicurezza si faccia con le ronde e invece voi state portando la cultura, che è la medicina migliore per il disagio". La musica diventa sociale con iniziative come il “biglietto sospeso”: ognuno può comprare due o più ingressi e lasciarne uno all’entrata per chi non può permetterselo, in nome di un concetto, poco applicato, che la cultura deve essere per tutti e non un bene per pochi.  " Si resiste- continua Angelo- perché stanno togliendo piano piano dei posti che già avevano questo compito di aggregazione, come l’ultimo spazio occupato della città, l’Xm24. E’ emblematico e paradossale: il Comune vuole riprenderlo per farci un luogo culturale, quando questo già avviene ora, da più di 15 anni, e lo fa l’Xm24”.

Il Binario69, e altre realtà presenti sul territorio come Baumhous (un collettivo che si occupa soprattutto dell'educazione di giovani e adolescenti), Bolognina Basement (un giornale locale, con un focus sulla Bolognina) o Checkpoint Charly (un atelier d'artisti) fanno tanto live. Inteso come faccia a faccia con delle attività che ti possono dare qualcosa: come le jam, i live, i laboratori, gli incontri dal vivo. "Sono anche una scusa per stare insieme, per creare- racconta Angelo-. Dal Binario passano tutte le categorie e non c'è bisogno di avere una maschera: i nottambuli, i musicisti gli studenti e tanti pazzoidi. I giovani e le persone più adulte che vogliono stare bene e dirsi: che bella gente che c’è qua in Bolognina".

Rigenerare, collaborare, riqualificare, immaginare, innovare è possibile in un quartiere particolare a cui sfrecciano i treni vicini, basta sognare un po’ più forte.

Quanto costa?

La gente

Gli spot del quartiere

-Binario69 (via De'Carracci 69/7d): un circolo di artisti e sognatori, dove bere una birra, fare tardi e ascoltare buona musica dal vivo.

-XM24 (via Fioravanti 24): centro sociale occupato da 15 anni e a rischio sgombero. Durante la settimana si organizzano diverse attività: dai laboratori artistici, alla palestra popolare, al mercatino bio e alle serate in musica.

-Mercato Albani (via Francesco Albani): mercato rionale con tante botteghe gestite da piccoli artigiani del buon cibo a km 0. Consigliato per un aperitivo rustico a basso budget.

-Fermento (via Luigi Sera 11/c): un bar per la sera e la mattina, gestito dai giovani fratelli Cobbe. Dalle birre artigianali, ai taralli, ai cocktail. Orari: 7.30-23.45, a parte il sabato dalle 17.30.

-Pasta Fresca La Bolognina (via Antonio di Vincenzo 33): un luogo autentico per gustare pasta fresca e tortellini. Il sorriso e buonumore vi aspettano. Orari: dalle 8 alle 13 (domenica chiuso).

-Checkpoint Charly (via del Rosaspina 7/a): un laboratorio dentro il quale pensa e opera un gruppo eterogeneo di artisti. Al Charly ci sono colori ad olio e tele, cannelli a gas, legno, chiodi, matite e torchi: gli strumenti di pittori, scultori, illustratori, stampatori e fotografi che da anni cercavano un posto adatto, che desse loro tempi e spazi giusti per poter lavorare.

-Trattoria di via Serra (via Serra 9/b): trattoria bolognese con prodotti tipici e a prezzi economici. Il  mercoledì e il giovedì sono chiusi a pranzo e aperti per cena, mentre venerdì, sabato e domenica sono aperti sia a mezzogiorno che alla sera.

-Museo per la memoria di Ustica (via di Saliceto, 3/22): un museo nato per commemorare le vittime della strage di Ustica. Orari: 15-18, a parte il lunedì che è chiuso, e il weekend dalle 10 alle 18.

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- Questo articolo fa parte del progetto di cafébabel, Meet My Hood, che ha come obiettivo di far scoprire i quartieri delle principali città europee. Se vuoi mostrare il tuo quartiere sotto una buona luce, scrivici!

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La realizzazione di questo articolo è stata sostenuta dalla Fondazione Hippocrène.